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    <title>EcologiaPassioneCivile</title>
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    <updated>2011-06-11T08:53:52Z</updated>
    <subtitle>Ecologia e ambiente - la passione civile e politica, la democrazia - di Pierluigi Adami </subtitle>
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    <title>ULTIMO APPELLO AL VOTO: «Farò il mio dovere da elettore» (G. Napolitano)</title>
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    <published>2011-06-08T18:53:53Z</published>
    <updated>2011-06-11T08:53:52Z</updated>

    <summary>Cara amica, caro amico,comunque la pensi, qualsiasi sia il tuo orientamento politico, domenica 12 e lunedì 13 vota e convinci i tuoi amici dell&apos;importanza dei Referendum! Domani si vota: metti la sveglia, e vai a votare al mattino. Ciascuno di...</summary>
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        <![CDATA[Cara amica, caro amico,<br />comunque la pensi, qualsiasi sia il tuo orientamento politico, domenica 12 e lunedì 13 vota e convinci i tuoi amici dell'importanza dei Referendum! <br />Domani si vota: metti la sveglia, e vai a votare al mattino. Ciascuno di noi ha il diritto di esprimere il proprio parere su questioni fondamentali, come le centrali nucleari, l'acqua pubblica e la legalità, che riguardano non solo il futuro del nostro Paese, ma anche la nostra sfera individuale, come il diritto alla salute e a un ambiente non contaminato, i beni comuni.<br />I Referendum sono uno strumento straordinario di democrazia diretta, che dobbiamo esercitare. Si tratta di un diritto di voto che, per l'importanza dei temi trattati, questa volta diventa "un dovere"! Andiamo tutti a votare, dunque. Segui l'esempio del nostro Presidente Giorgio Napolitano, che sui Referendum ha dichiarato: «Farò il mio dovere da elettore».<br />Non lasciare che altri decidano per te il tuo futuro, vota e convinci gli amici a votare il 12 e 13 giugno!&nbsp;&nbsp; <br />Si vota domenica 12 giugno dalle 8 alle 22, e lunedì dalle 7 alle 15. Io andrò a votare domenica mattina, e spero che tutti noi Italiani daremo già domenica un grande messaggio di partecipazione e impegno civile.<br />Condividi e fai girare questo appello, per il bene del nostro Paese.<br />
 ]]>
        <![CDATA[<br />]]>
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    <title>LE INESATTEZZE DI ANNO ZERO SUL NUCLEARE DEL 2 GIUGNO</title>
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    <published>2011-06-03T08:07:05Z</published>
    <updated>2011-06-04T05:17:01Z</updated>

    <summary>Come spesso accade in TV, i tempi veloci dei programmi non consentono al dibattito di chiarire punti importanti o affermazioni inesatte, che purtroppo restano non contraddette. Pippo Onufrio di Greenpeace ha cercato di fornire dati e informazioni, ma il tempo...</summary>
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        <![CDATA[Come spesso accade in TV, i tempi veloci dei programmi non consentono
 al dibattito di chiarire punti importanti o affermazioni inesatte, che 
purtroppo restano non contraddette. Pippo Onufrio di Greenpeace ha cercato di fornire dati e informazioni, ma il tempo concesso a lui è stato troppo poco.<br />
Ieri in Anno Zero, il responsabile dei Giovani PdL ha sostenuto: "Lo 
tsunami che ha colpito Fukushima è stato un evento eccezionale che in 
Italia non può accadere". Santoro non ha obiettato. In verità, lo 
tsunami dell'11 marzo è stato di 14 metri, contro una barriera 
protettiva della centrale atomica di 5,4 metri, mentre lo tsunami che ha
 distrutto Messina e Reggio nel 1908 è stato di 13 metri. Purtroppo la 
gente va in TV e parla a vanvera.<br />
 ]]>
        <![CDATA[Successivamente è stato presentato un cartello - dichiarato comunque "di parte" - che asserisce la tesi che l'energia nucleare è più economica delle altre fonti. Eppure gli 8 studi internazionali più autorevoli e indipendenti, tra cui quello del MIT e di Moody's, dimostrano il contrario: il chilowattora atomico è più alto del 20-30%, anche dell'eolico. Pippo Onufrio lo ha detto, ma con poco tempo a disposizione.<br />Persino la fonte nuclearista dell'agenzia nucleare dell'OCSE, NEA, non è riuscita a dimostrare la convenienza del nucleare agli attuali costi del capitale. Se poi i furbetti mostrano quanto costa l'energia prodotta oggi da centrali vecchie di 40 anni e già ammortizzate è ovvio che costa relativamente poco. Inoltre, le centrali di 40 anni fa costavano di meno perché non avevano i sistemi di sicurezza obbligatori che invece sono richiesti oggi e che rendono il nucleare l'energia in assoluto più costosa.<br />Franco Battaglia, al suo secondo intervento come "esperto di nucleare" in Anno Zero - in realtà è un Chimico - ha più volte sostenuto la tesi che "importiamo una enorme quantità di energia nucleare dalla Francia", tanto che "abbiamo pagato noi le loro centrali". Falso. Basta leggere i dati ufficiali nazionali dell'Agenzia (governativa) per l'Elettricità e il Gas, tra l'altro arrivati a casa dei romani con la bolletta dello scorso settembre: "Energia elettrica immessa nella rete nazionale anno 2010... Energia nucleare importata dall'estero = 1,2%"<br />Questa è la verità. Basta leggere i dati. Paradossalmente, l'energia elettrica che importiamo è per lo più da fonti rinnovabili, anche per la questione dei "certificati verdi".<br />Franco Battagli ha poi insistito sul "picco invernale dei consumi alle 7 di sera", come se noi in Italia dovessimo fornire 54 GW da fotovoltaico.<br />Ribattere alla sua osservazione era molto semplice, ma nel caos televisivo nessuno ha potuto rispondere. <br />Oggi abbiamo una potenza installata di oltre 75 GW, ben superiore al fabbisogno di picco. <br />L'Italia, dal 2002 (Governo Berlusconi) ha investito sul gas metano così oggi sono quasi ultimate altri 5 GW di centrali e altri 15 GW sono al completamento autorizzativo. Già così c'è un eccesso di disponibilità elettrica.<br />Dopo la scoperta dei giacimenti di metano non convenzionali, un patrimonio immenso diffuso nel pianeta, il metano è oggi la fonte più disponibile e meno inquinante di carbone e petrolio. Negli USA il prezzo del gas è crollato da 13 $ a 5 $ per MBtu.<br />Infine un'osservazione più ampia: in questi dibattiti si parla di roba vecchia, mentre noi siamo già nel futuro.<br />Continuare a parlare di "produzione elettrica nazionale" in una rete elettrica interconnessa che sarà sempre di meno "nazionale", non ha più senso.<br />Che energia è quella prodotta sul "suolo nazionale" da une centrale della tedesca E.On, e venduta attraverso un broker inglese all'Austria? E' forse "energia italiana"? Oramai, e da domani sempre di più, in una rete elettrica multinazionale, dove operano produttori e broker multinazionali, non ha più senso guardare a dove sta fisicamente una centrale, entro quali confini. I confini nazionali non sono e non saranno più i confini elettrici.<br />Si stanno attivando connessioni internazionali verso i Balcani e il Nord Africa. Domani avremo l'eolico dall'Albania e magari il solare termodinamico del Sahara. L'elettricità si compra e vende ovunque, dove conviene, senza più vincoli nazionali.<br />Invece, bisogna operare sui "consumi elettrici nazionali" e operare per ridurli e migliorare l'efficienza energetica nel nostro paese.<br />Le chiacchiere in studio da Santoro sono roba vecchia. &nbsp;<br /><br /><br /><br />]]>
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    <title>IL MIO APPELLO PER I REFERENDUM</title>
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    <published>2011-06-02T13:32:48Z</published>
    <updated>2011-06-02T14:11:27Z</updated>

    <summary>Care amiche, cari amici,la Corte di Cassazione ha restituito ai cittadini il diritto di voto nel Referendum sul nucleare. E&apos; una buona notizia, per tutti gli italiani, qualsiasi sia il loro orientamento politico. Temi come il nucleare, l&apos;acqua pubblica, la...</summary>
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        <![CDATA[Care amiche, cari amici,<br />la Corte di Cassazione ha restituito ai cittadini il diritto di voto nel Referendum sul nucleare. E' una buona notizia, per tutti gli italiani, qualsiasi sia il loro orientamento politico. Temi come il nucleare, l'acqua pubblica, la legalità, riguardano il futuro del nostro Paese, ma anche la nostra sfera individuale, e meritano il libero pronunciamento di tutti noi cittadini.<br />]]>
        <![CDATA[Sul nucleare, dopo Fukushima e dopo che sia la Germania, quarta potenza industriale del mondo, sia la Svizzera, hanno deciso, responsabilmente, di rinunciare all'energia dell'atomo, non c'è molto da aggiungere.<br />Sull'acqua, possiamo osservare che, laddove il servizio idrico è già stato affidato a privati, spesso imprese multinazionali, ciò ha comportato solo un aumento dei costi per gli utenti, a fronte di nessun investimento, e con una qualità dell'acqua per nulla migliorata. &nbsp;<br />Ora però, per raggiungere il fatidico quorum, dobbiamo convincere la maggioranza degli elettori italiani ad andare a votare il 12 e 13 giugno. Occorre&nbsp; una grande mobilitazione, e ognuno di noi può dare un importante contributo.<br />Se vuoi, vai nel sito del Comitato <a href="http://www.fermiamoilnucleare.it/?page_id=470">"Vota Sì per fermare il nucleare"</a>&nbsp; <br />Oppure nel sito del <a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=95&amp;Itemid=93">Comitato Acqua Bene Comune</a><br />Scarica il materiale, copialo e diffondilo.<br />Fai girare questo appello, condividilo. <br />Dai una mano anche tu per vincere questa battaglia di civiltà.<br />Pierluigi Adami<br />Comitato Scientifico "Vota Sì per fermare il nucleare"<br /><a href="http://www.pierluigiadami.it/">www.pierluigiadami.it</a> <br />]]>
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    <title>DIARIO ATOMICO N. 17: NUCLEARE, LE PAROLE CHE NON CI HAN DETTO</title>
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    <published>2011-05-28T17:13:30Z</published>
    <updated>2011-05-28T17:18:03Z</updated>

    <summary> p { margin-bottom: 0.21cm; } Molte cose stanno accadendo a Fukushima e nel mondo dell&apos;energia nucleare, dopo la catastrofe dell&apos;undici marzo, eppure in Italia se ne parla poco, troppo poco. In alcuni Telegiornali, immaginiamo, la parola “nucleare” dev’essere persino...</summary>
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        <![CDATA[


	
	
	
	<style type="text/css">p { margin-bottom: 0.21cm; }</style>

<p style="margin-bottom: 0cm;">Molte cose stanno accadendo a Fukushima
e nel mondo dell'energia nucleare, dopo la catastrofe dell'undici
marzo, eppure in Italia se ne parla poco, troppo poco. In alcuni
Telegiornali, immaginiamo, la parola “nucleare” dev’essere
persino proibita. Non sia mai che ricordi a qualcuno che c’è un
referendum.</p>
 ]]>
        <![CDATA[


	
	
	
	<style type="text/css">p { margin-bottom: 0.21cm; }</style>


<p style="margin-bottom: 0cm;">Eppure in Svizzera, paese nucleare ai
nostri confini è successo qualcosa di molto grosso: giovedì 26
maggio il Governo di destra elvetico ha sancito la progressiva, ma
definitiva, uscita del paese dal nucleare. Entro i prossimi venti
anni, i reattori attualmente in esercizio, verranno spenti, e nessun
altro nuovo sarà più costruito. La scorsa settimana oltre 20.000
persone erano scese in piazza in Svizzera per protestare contro il
nucleare. La più grande manifestazione di piazza nel paese dei
Cantoni da trent'anni a questa parte. Questo succede a due passi dai
nostri confini. Eppure nessuno ce l'ha raccontato. Sarà interessante
vedere cosa accadrà il prossimo 6 giugno, quando la grande Germania
voterà in Parlamento per decidere la definitiva uscita dal nucleare,
con teutonica determinazione, entro dieci anni. Chissà se anche
questa notizia sarà insabbiata. 
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Non parliamo poi del Giappone, dove
continuano a succedere cose molto gravi, che non ci vengono
comunicate.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Ad esempio, che l’area di evacuazione
intorno alla centrale di Fukushima-I è stata allargata, coinvolgendo
altre 7000 persone che si aggiungono alle oltre 80.000 già evacuate
dalle città di Namie, Futaba, Okuma, il giorno stesso della prima
esplosione nei reattori. Da allora, quelle città sono vuote e
spettrali. Gli abitanti furono fatti allontanare in tutta fretta,
senza poter portare nulla con loro, se non gli abiti che avevano
indosso. Solo da ieri, è stato loro concesso di tornare nelle loro
case, ma per due ore al massimo, con una valigia di plastica nera
fornita dal Governo, nel cui interno riporre poche cose essenziali.
Solo per due ore, rivestiti da una tuta protettiva dalla testa ai
piedi. Due ore, due persone adulte per famiglia. Le cronache
riportano che molti hanno acceso candele di incenso, atto di
devozione e purificazione; altri hanno fatto una breve visita al
cimitero per onorare i defunti. Una visita che per molti potrebbe
essere l’ultimo saluto alla loro casa che forse non vedranno mai
più. Solo ora lo hanno saputo. E chissà come dev'essere sembrato
loro beffardo quel cartello, grande e solenne, appeso all'ingresso
dell'abitato di Futaba, che annuncia: “Il nucleare è il futuro
della nostra città”. Vicino alla centrale, ancora oggi il livello
di assorbimento equivalente di radiazioni – lo riporta la stessa
Tepco – è di 114 uSv per ora. Stando lì, in 8 ore si assorbe la
radioattività massima prevista per un anno. Ci sono città prossime
alla zona evacuata come Tamura e Iwaki, dove è stato pescato un
pesce 30 volte più radioattivo del limite di legge, dove gli
abitanti devono convivere con l'ambiente contaminato. Gli Stati Uniti
hanno invitato i loro connazionali, per sicurezza, a lasciare la zona
intorno alla centrale in un raggio di cento chilometri. Insomma, il
quadro è inquietante, ma pochi ne parlano.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Non ci è stato detto poi che tutte le
bugie della compagnia elettrica, tutti i dati rassicuranti forniti
sino a pochi giorni fa, con la sostanziale connivenza dell'Agenzia
per la Sicurezza nucleare, sono ormai stati smentiti da fatti gravi e
non più celabili agli occhi di una allibita opinione pubblica. 
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">È in corso, tra l'altro, un'ispezione
di tecnici della IAEA, l'agenzia atomica internazionale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La Tepco ha dovuto ammettere, ma già
lo sapevamo, che in tutti e tre i reattori attivi nella centrale di
Fukushima-I si è giunti alla fusione del combustibile nucleare. La
notizia è che tale fusione è praticamente integrale, visto che il
livello dell'acqua residua di raffreddamento è disceso sotto il
livello delle barre, che sono rimaste, ancora ribollenti di calore di
decadimento alfa e delle spaventose reazioni chimiche al loro
interno, completamente scoperte. La fusione è avvenuta tra le 60 e
le 100 ore dopo il maremoto. Questo purtroppo conferma l'enorme
quantità di radionuclidi che, da allora, sono stati dispersi
nell'ambiente e nel mare. Inoltre, sarà dunque ben difficile, in
queste condizioni, operare in futuro il decommissioning, ossia lo
smantellamento, dei reattori: il magma altamente radioattivo,
quell'impiastro infernale ancora fumante e liquido, si è riversato
sul fondo del contenitore del reattore, fondendo insieme con le
strutture, i rivestimenti, i tubi. Quella roba contiene radionuclidi
attivi per decenni e altri, come il plutonio, per decine di millenni.
Quando si raffredderà formerà un impiastro solido inavvicinabile,
che emetterà radiazioni e corroderà il contenimento dei reattori.
Anche a Three Mile Island, dove la fusione ha interessato il 30% del
combustibile, il reattore è ancora là dov'era, dal 1979.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Inoltre, e anche questo non ci è stato
detto, è confermata la probabile rottura del contenitore del
reattore 1, con possibile fuoriuscita di parte di quella lava
radioattiva prodotta nella fusione del nocciolo. Altro che “metteremo
in sicurezza la centrale in tre mesi”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Nell'impossibilità di ripristinare un
adeguato circuito di raffreddamento, continuano a “rinfrescare” i
reattori con getti di acqua dall'esterno. Ovviamente, essendo ormai
le sostanze più tossiche e radioattive fuoriuscita dalle barre fuse,
l'acqua ne risulta estremamente contaminata. In parte dovrebbe
defluire in una apposita cisterna di stoccaggio, approntata proprio
per raccogliere quei reflui. In Italia, però, non ci hanno riferito
che anche la cisterna si è bucata, e l'acqua radioattiva finisce
nell'ambiente. La crepa nella cisterna potrebbe essere dovuta proprio
all'elevata radioattività dell'acqua, diventata molto corrosiva. E
alcune fonti di stampa hanno riportato che tra qualche mese la
corrente del Pacifico potrebbe portare l'acqua contaminata del
Giappone sulle coste americane.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Tante, troppe parole sul nucleare non
ci hanno detto. E allora usiamo il web per dirle noi.</p>
]]>
    </content>
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    <title>DIARIO ATOMICO N. 15: TEST NUCLEARI EUROPEI SENZA STRESS, ANZI ALIBI PER COMPAGNIE ELETTRICHE</title>
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    <published>2011-05-09T15:15:31Z</published>
    <updated>2011-05-09T15:26:37Z</updated>

    <summary> Tra pochi giorni, giovedì, il Gruppo europeo per la regolamentazione della sicurezza nucleare (ENSREG) dovrebbe pubblicare le linee-guida degli “stress test” degli impianti nucleari negli stati dell’Unione Europea, richiesti dopo il disastro dei reattori di Fukushima-I....</summary>
    <author>
        <name>Pier Adami</name>
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    </author>
    
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.pierluigiadami.it/blogalexlanger/">
        <![CDATA[

<p class="MsoNormal">Tra pochi giorni, giovedì, il Gruppo europeo per la
regolamentazione della sicurezza nucleare (ENSREG) dovrebbe pubblicare le
linee-guida degli “stress test” degli impianti nucleari negli stati dell’Unione
Europea, richiesti dopo il disastro dei reattori di Fukushima-I.</p>]]>
        <![CDATA[Dalle prime indicazioni, scaturite
dopo l’incontro tra i ministri UE dell’Energia riuniti
lo scorso 3 maggio a Budapest, non ci si aspetta nulla di esaltamte. anzi. Più
che dei test severi, l’impressione è che usciranno fuori test volutamente
incompleti, per nulla “stressanti”, più utili a fornire alibi per le aziende
elettriche che sicurezze per i cittadini.
Dal primo incontro sono già emersi alcuni fattori <span style="">&nbsp;</span>che fanno presumere la scarsa rilevanza tecnica
di ciò che l’Unione sta mettendo in cantiere.

<p class="MsoNormal">Innanzitutto, la
proposta attuale limita i test alla resistenza
a catastrofi naturali: terremoti, alluvioni, incendi ecc. Non risulta nulla
invece per gli errori umani – invece determinanti a Chernobyl, ma gravemente presenti
anche a Three Mile Island – né la resistenza ad attacchi terroristici o
incidenti aerei. Francia e Gran Bretagna si oppongono perché, sostengono, la
pubblicazione dei risultati di test di questo tipo metterebbe a repentaglio la
sicurezza nazionale. Probabilmente temono che le loro centrali non sono abbastanza
sicure da quel punto di vista.</p>

<p class="MsoNormal">Preoccupa inoltre che, sino ad ora, sembra che a supportare
le decisioni politiche non ci siano
esperti indipendenti, bensì membri delle agenzie nazionali di regolamentazione
e tecnici delle stesse lobby energetiche. Insomma, il giudicato sta
influenzando il giudice su come farsi giudicare.</p>

<p class="MsoNormal">Altrettanto inquietante, da quel che emerge, sembra che i
test già effettuati di recente dai gestori degli impianti, nell’ambito dei normali cicli obbligatori di verifica e
manutenzione, saranno considerati validi come “stress test” e non ripetuti. Dunque,
in molti casi, non si effettuerà proprio alcun test, ma verrà solo prodotta
documentazione delle verifiche già svolte.</p>

<p class="MsoNormal">Altro che verifiche serie affidate a esperti internazionali
indipendenti!</p>

<p class="MsoNormal">In sostanza, stiamo andando verso una sorta di
auto-certificazione, nella quale l’<i style="">oste garantirà
che il suo vino è buono</i>. Purtroppo questa è una prassi frequente in molti
settori, anche di monitoraggio
ambientale, ma si sperava che, almeno dopo una tragedia qual è quella avvenuta in
Giappone, si scegliessero strade più serie e rigorose.</p>

<p class="MsoNormal">Così ci si dovrà fidare di chi gestisce impianti nucleari
ancora a tecnologia sovietica VVER, come quelli in Bulgaria o in Slovacchia.
Questo aspetto trova l’Austria particolarmente irritata,
proprio perché circondata da vecchi impianti non ancora dismessi. Tra l’altro,
per ora nel protocollo non sono previsti controlli incrociati tra stati membri,
per cui ogni stato si farà i suoi senza poter verificare le attività degli altri.</p>

<p class="MsoNormal">Purtroppo l’influenza delle lobby energetiche, e gli
interessi industriali di alcuni stati, come la Francia, stanno condizionando
la possibilità di rinforzare ed
estendere gli stress test.</p>

<p class="MsoNormal">Tutto ciò ricorda pericolosamente quanto è già accaduto
proprio in Giappone, dove l’influenza della lobby energetica sulla politica è molto forte, e ha di fatto impedito che i segnali di allarme sulle carenze di
sicurezza degli impianti gestiti
dalla Tepco, tra cui proprio Fukushima-I, già evidenti nel 2002,
pregiudicassero la continuazione del loro funzionamento, sino purtroppo al
disastro ancora in atto. Solo una grave e colpevole carenza normativa e
regolatoria può aver consentito a un
impianto posto sul mare, di avere una barriera così inadeguata ai maremoti, e
persino gli impianti di generazione elettrica di emergenza praticamente al
livello del suolo. Con i tragici risultati che conosciamo. </p>

<p class="MsoNormal">Speriamo che almeno in Europa i principi basilari della
sicurezza di un impianto nucleare contro terremoti e maremoti, sarenno inseriti nei test, ma dubito
che si arriverà a risultati di qualche rilievo. Saranno chiusi solo gli
impianti che già si dovevano chiudere. Per il resto, tutti gli osti
certificheranno che il loro vino è buono, e finirà lì. </p>

]]>
    </content>
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    <title>DIARIO ATOMICO N. 14: SARCOFAGHI, SABOTAGGI E BUONE INTENZIONI</title>
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    <published>2011-05-05T15:13:24Z</published>
    <updated>2011-05-05T15:16:59Z</updated>

    <summary>Ne sono accadute di cose in queste ultime settimane, sul fronte nucleare, eppure se ne parla poco, troppo poco. Fukushima sembra spenta nei nostri notiziari, e invece ribolle ancora con rilasci di acqua contaminata, gettata dall’esterno per raffreddare i reattori....</summary>
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        <name>Pier Adami</name>
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        Ne sono accadute di cose in queste ultime settimane, sul
fronte nucleare, eppure se ne parla poco, troppo poco. Fukushima sembra spenta
nei nostri notiziari, e invece ribolle ancora con rilasci di acqua contaminata,
gettata dall’esterno per raffreddare i reattori.  
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<p class="MsoNormal">La notizia di oggi è che per
la prima volta dal 12 marzo dei tecnici sono entrati nel reattore 1, anche se
il livello di radiazioni (10 – 49 mSv/ora, misurata dai robot americani) è tale
da far loro assorbire la dose massima annua in mezz’ora di lavoro in quegli
ambienti contaminati. L’idea è di far operare una squadra di tanti tecnici,
ciascuno operante per pochi minuti, per ripristinare un corretto sistema di
refrigerazione. Non sarà facile né nel reattore 1, visto che il livello di
fusione del nocciolo è giunto al 55% di danneggiamento, né nel 2, danneggiato
al 35%, ma dove si sospetta una crepa nell’edificio interno di contenimento.
Staremo a vedere. </p>

<p class="MsoNormal">Fuori dalla centrale, la situazione
resta critica: giorni fa, a Iwaki, 45 Km dall’impianto nucleare,
è stato pescato un pesce del fondale che emetteva 12.500 Bq (becquerel) al
chilo, contro un massimo di 500; e dai campi lì intorno sono stati raccolti
degli spinaci che emettevano 70.000 Bq al chilo, in pratica da stoccare come
una scoria radioattiva.</p>

<p class="MsoNormal">Se ne parla poco, da quel 20 aprile, quando il Senato ha
approvato l’emendamento per sabotare il referendum sul nucleare, come se la
questione fosse già archiviata. Invece non è detto che il governo la spunterà, dopo
che le dichiarazioni del presidente del Consiglio, pronunciate con discutibile
tempismo nel giorno della ricorrenza di Cernobyl, hanno smascherato le reali
intenzioni del governo. Attendiamo dunque fiduciosi le valutazioni della
Cassazione.</p>

<p class="MsoNormal">Se ne parla poco, e male. Speriamo che, dopo l’approvazione
di ieri del regolamento che disciplina la <i style="">par
condicio</i> si garantisca ai cittadini
una corretta informazione.</p>

<p class="MsoNormal">Intanto, a Fukushima la Tepco cerca di portare avanti il piano annunciato
a Pasqua: “<i style="">forse</i> tre mesi” ci
vorranno per bloccare le continue fuoriscite
di radiazioni e ripristinare un circuito
stabile di raffreddamento; “forse nove mesi” per la messa in sicurezza definitiva della centrale. Chi vede il bicchiere mezzo
pieno, trovando in queste buone intenzioni anche buone notizie, dovrebbe notare
che persino Cernobyl fu messa in (relativa) sicurezza entro pochi mesi, con la
costruzione del celebre “sarcofago” protettivo, che fu completato a novembre
del 1986. Da anni, quel gigantesco contenitore
costruito anche al prezzo di tante vite di operai e militari,
sta cedendo sotto il bombardamento corrosivo della belva radioattiva che si agita lì dentro. Il governo ucraino sta cercando fondi
internazionali per pagare il miliardo di dollari che servono per costruire il
nuovo sarcofago, denominato NSC (“Nuovo Confino Sicuro”) e da poco (18 aprile) l’UE
ha garantito ulteriori fondi per 100
milioni di euro. Ormai si parla di <i style="">confinement,
</i>confino, e non più di <i style="">contenimento</i>,
termine adatto quando c’era da contenere il rilascio radioattivo dei prodotti
di fissione più volatili, come il cesio, lo iodio e i gas nobili. Quel veleno,
oltre a contaminare mezza Europa, ha reso inaccessibile un territorio di 110 per 45 Km, denominato CEZ,
Cernobyl Exclusion Zone. Zona morta, che resterà morta.</p>

<p class="MsoNormal">Oggi più che “contenere” bisogna “confinare” quel che resta
nel reattore, ossia le orride, gigantesche stalattiti
di composti altamente radioattivi, colate giù dal reattore e per anni
ribollenti, ormai solidificate. Quella roba resterà pericolosa per centinaia di
migliaia di anni. Praticamente per sempre.</p>

<p class="MsoNormal">Il nuovo sarcofago è un progetto innovativo e complesso, a
blocchi modulari “scorrevoli”, formato da gigantesche arcate tubolari di
acciaio e policarbonato, che saranno assemblate a 200 metri dal reattore,
per limitare i danni ai lavoratori,
e poi fatte scorrere sino alla posizione definitiva.
La società responsabile del progetto, la Bechtel, garantisce la sua tenuta per 100 anni.
Poi ci penseranno i posteri.</p>

<p class="MsoNormal">Al momento non sappiamo se anche il destino di Fukushima
Dai-ichi sarà di essere ricoperta da sarcofaghi. Trattandosi di tre reattori
fusi e danneggiati, bisognerà vedere la situazione
in ognuno di essi, se riusciranno a ripristinare circuiti
idrici in grado di refrigerare i reattori nel tempo in cui il decadimento alfa
continuerà a generare calore, se vi è stata fuoriuscita
di attinidi altamente radioattivi, come il plutonio, e così via.</p>

<p class="MsoNormal">Comunque vada, i tempi indicati dalla Tokyo Energy per la
messa in sicurezza della centrale, sono analoghi a quelli sperimentati a
Cernobyl, e solo il paragone con la centrale ucraina mette i brividi.</p>

<p class="MsoNormal">D’altra parte, quando il governo giapponese ha portato il
livello del disastro di Fukushima alla categoria 7 della scala Ines, il
massimo, ha evidentemente riconosciuto la severità
del danno arrecato all’ambiente e alla salute dei cittadini
giapponesi.</p>

<p class="MsoNormal">Sino ad ora, il rilascio complessivo di radiazioni
nell’incidente di Fukushima-I è circa il 10% rispetto a quello di Cernobyl: 500.000
TBq (tera-becquerel) contro i 5 milioni del disastro ucraino.</p>

<p class="MsoNormal">Ma, nonostante i piccoli spiragli, le emissioni di
radiazioni nell’ambiente, a Fukushima continuano: per <i style="">alcuni mesi</i> (fonte Tepco) la centrale continuerà a produrre i suoi
danni, a contaminare il territorio.
Chi conosce quel che accade in un reattore in presenza di gravissima fusione,
sa che la <i style="">via crucis</i> è un percorso
purtroppo inevitabile. Per ora, dunque,
le dichiarazioni della Tepco appaiono più delle buone intenzioni, o, meglio, dei
messaggi per rassicurare gli investitori,
più che reali certezze di un percorso già chiaro e consolidato.</p>

<p class="MsoNormal"><span style="">&nbsp;</span></p>

]]>
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    <title>NELLA TANA DEI LUPI FILO-ATOMICI</title>
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    <published>2011-05-03T04:53:21Z</published>
    <updated>2011-05-04T15:16:37Z</updated>

    <summary>Il 2 maggio nella Facoltà di Ingegneria alla &quot;Sapienza&quot; (la mia facoltà, dove mi sono laureato nel 1986), si è tenuto un dibattito sul nucleare. Io ero il relatore &quot;contro&quot;, e ho confrontato le mie opinioni con quelle di due...</summary>
    <author>
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        <![CDATA[Il 2 maggio nella Facoltà di Ingegneria alla "Sapienza" (la mia facoltà,
 dove mi sono laureato nel 1986), si è tenuto un dibattito sul nucleare. Io ero il relatore "contro", e ho confrontato le mie opinioni con quelle di due illustri accademici, i professori Carlo 
Schaerf di Fisica Nucleare a Roma 2 e Romolo Remetti di Energetica alla 
Sapienza. Con loro la discussione è stata pacata e nel complesso 
equilibrata. Remetti ha a lungo dissertato su tutte le fonti possibili 
di radiazioni naturali, inclusa l'acqua minerale, e artificiali, nell'intento neppure 
troppo subliminale di "assolvere" l'energia nucleare, infilandola nel 
gran calderone di tutti gli inquinanti del mondo. Schaerf si è lanciato 
in una discussione molto generale sui fabbisogni energetici del pianeta,
 prospettando una futura crisi mondiale, quando anche Cina e India 
porteranno al benessere qualche miliardo di persone. (<i>Nella foto da sin.: il prof. Schaerf, Pierluigi Adami e il prof. Remetti)</i>]]>
        <![CDATA[<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><img alt="Conferenza UniSapienza_20110502 008_rev.jpg" src="http://www.pierluigiadami.it/blogalexlanger/images/Conferenza%20UniSapienza_20110502%20008_rev.jpg" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0pt 20px 20px 0pt;" width="346" height="259" /></span>Non sono così pessimista, visto che proprio la Cina è oggi leader mondiale delle tecnologie rinnovabili.<br />Comunque il dibattito si è soffermato su una scala più accessibile, ragionando se la scelta nucleare è opportuna oppure no nel nostro Paese.<br />Quando la parola è passata alla platea di studenti, ho avuto quasi l'impressione di essere finito nella "tana dei lupi nucleari". Una platea a schiacciante maggioranza filoatomica. Per lo più studenti di Ingegneria Energetica che sciorinavano le loro dottrine talvolta un po' acerbe sull'inevitabile necessità dell'energia nucleare. Una decina gli intervenuti, tutti di provata fede atomica, che ripetevano i loro mantra, fatti di molti luoghi comuni, asserzioni apodittiche e dati non sempre precisi. Solo uno studente è intervenuto sostenendo posizioni dubbiose sul nucleare, ed è stato osteggiato dai colleghi. Mi domando quanto bene farebbero al nostro Paese se, anziché sprecare i loro giovani talenti su una roba vecchia come il nucleare, puntassero la ricerca scientifica e tecnologica invece sull'innovazione nelle fonti rinnovabili. Così non lasceremmo ai laboratori del Fraunhofer Institute dell'Università di Friburgo, o a quelli di Shangai, il monopolio della ricerca sul fotovoltaico e sull'eolico. Così, un domani, non saremmo più costretti a comprare tecnologia tedesca o cinese.<br />Invece quei ragazzi si applaudivano tra loro, soddisfatti di ripetere confortanti speranze sul futuro atomico del nostro Paese. <br />I giovani aspiranti ingegneri, che si applaudivano tra loro ad ogni inno al nucleare, però, hanno trovato, a ribattere le loro tesi - scusate la vanagloria - un osso duro.<br />Se n'è accorto quello studente che ha afferrato il microfono e con poca modestia ha infiammato i compagni: "<i>Io, </i>che ho letto e studiato a fondo il rapporto NEA dell'OCSE, posso dire che da lì è evidente la bugia di chi sostiene che il nucleare è costoso. Anzi, da quel rapporto, è evidente che, a 54 dollari al megawattora, il nucleare è ancora la fonte più conveniente". Poverino, pensava forse di essere l'unico ad aver letto il rapporto NEA? Non sapeva che di fronte c'era uno che lo aveva letto forse più attentamente di lui. "Cerchiamo di non prendere in giro la gente" gli ho risposto. "Il rapporto in realtà cita un range, un intervallo di costo del nucleare che va da 58 a 99 dollari al megawattora, che dipende dal costo medio pesato del capitale, il cosiddetto wacc. Ebbene, la cifra che tu riporti vale solo per un costo del capitale al 5%, che è assolutamente improponibile nell'investimento nucleare oggi. Persino l'azienda dove lavoro, che si occupa di telecomunicazioni - attività. se mi consenti, un po' meno rischiosa dell'investimento atomico - utilizza un costo medio del capitale al 10%. Allora diciamolo con chiarezza: il vero costo del megawattora nucleare è oltre i 90 dollari, ossia circa 75 euro. Oggi, l'energia viene venduta alla borsa elettrica a 60 euro, dunque il nucleare è più alto del 25% di tutte le altre fonti energetiche". <br />E' solo un esempio del tipo di risposte che ho dovuto dare. Dopo, ho anche spiegato agli studenti, immerso in un silenzio attonito, che senza finanziamenti pubblici il nucleare non sta in piedi. In America, ho riferito, nonostante gli incentivi di Bush e i proclami di Obama, per gli unici due nuovi reattori che sono riusciti a cantierare dopo 32 anni, il Governo USA ha dovuto emettere una garanzia pubblica di finanziamento per 8,3 miliardi di dollari. E allora finiamola di dire stupidaggini, per favore. Silenzio. Nessun applauso.<br />Qualcuno tirava fuori dati obsoleti, o mezze verità usate in modo strumentale e improprio... A ciascuno ho risposto, duramente, fornendo dati precisi e non opinioni. Spero di aver contraddetto almeno le imprecisioni e qualche luogo comune di troppo. Solo che alla fine ero stremato. Non penso che nella platea ci fossero solo dei convinti nuclearisti ma si aveva l'impressione di un dibattito "uno (io) contro tutti". Chissà se tanto sforzo è servito a qualcosa. Non è che dopo due ore di dibattito un lupo si converte e diviene agnello. Fatica sprecata, allora? Non so. Forse, almeno, ho instillato qualche dubbio. Alla fine, il professor Schaerf ha ammesso: "Il nucleare in Italia non si farà. Perché mancano i soldi. E non ci sono le condizioni di sicurezza di un sistema di garanzia e tutela efficiente". Verissimo. Se penso al presidente dell'Aganzia per la Sicurezza Nucleare, il prof. Veronesi, che in una celebre intervista ha sostenuto che "le centrali nucleari producono come scorie sono uranio impoverito" mi vengono i brividi. Lui, che dovrebbe garantire la sicurezza. Per fortuna, senza soldi pubblici le centrali nucleari non si faranno. E i soldi non ci sono.<br />]]>
    </content>
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    <title>DIARIO ATOMICO N.13: E ORA EVACUATELI!</title>
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    <published>2011-04-08T12:23:19Z</published>
    <updated>2011-04-08T12:49:17Z</updated>

    <summary>Ieri nuovo terremoto, nuova paura. Ora a destare preoccupazione è la centrale nucleare di Onagawa, già spenta dopo il terremoto e lo tsunami dell’11 marzo. Perdite di acqua di raffreddamento sono segnalate dalle vasche di deposito delle scorie in prossimità...</summary>
    <author>
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    </author>
    
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    <category term="onagawa" label="onagawa" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.pierluigiadami.it/blogalexlanger/">
        <![CDATA[<p class="MsoNormal">Ieri nuovo terremoto, nuova paura. Ora a destare preoccupazione
è la centrale nucleare di Onagawa, già spenta dopo il terremoto e lo tsunami
dell’11 marzo. Perdite di acqua di
raffreddamento sono segnalate dalle vasche di deposito
delle scorie in prossimità dei tre
reattori.</p>]]>
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<![endif]-->Visti i precedenti, le parole tranquillizzanti del gestore
elettrico non alleviano la preoccupazione. La IAEA, l’Agenzia Atomica dell’ONU, riferisce che,
a causa della mancanza di energia elettrica, in diverse centrali nucleari sono
stati costretti ad attivare i generatori di emergenza (<i style="">Reuters,<a style="" href="#_ftn1" name="_ftnref1" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style=""><span class="MsoFootnoteReference"><b style=""><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[1]</span></b></span></span></span></a>
)</i>. Incrociamo le dita: sappiamo
bene quanto è delicata e critica la
disponibilità di elettricità per garantire il raffreddamento di reattori e
scorie. 

<p class="MsoNormal">A Fukushima, il nuovo terremoto ha condotto all’ennesima
evacuazione dell’impianto.</p>

<p class="MsoNormal">Solo da poco, sembra, erano riusciti
a tamponare la falla dalla quale sono fuoriusciti
milioni di metri cubi di acqua contaminata, finita
nell’Oceano. Nel frattempo, la disastrata centrale di Fukushima ha restituito i
corpi dei due tecnici morti nella prima fase dell’incidente, quando tentarono
invano di riattivare i circuiti di
refrigerazione dei reattori. Probabilmente sono morti a seguito della prima esplosione che l’11 marzo sconquassò
il primo reattore. Degli altri due tecnici ustionati dall’acqua radioattiva,
portati via – l’abbiamo visto in drammatiche immagini – dentro sacchi ermetici per
proteggere gli altri, i soccorritori,
dalla loro stessa contaminazione, non si hanno notizie. Purtroppo sono stati
esposti ad un’elevata concentrazione radioattiva e probabilmente hanno assorbito radioisotopi nell’organismo. Vi sono poi un
certo numero di altri tecnici che si stanno avvicendando nella centrale per evitare ulteriori disastri. L’ambiente contaminato in
certe aree della centrale, giunto ad un livello di assorbimento equivalente pari a 1000 mSv/h
(millisievert/ora) non consente la presenza in loco: in un minuto si assorbono
le radiazioni massime previste in un intero anno per un operatore di un
impianto nucleare. In altri ambienti della centrale la radioattività è minore, ma comunque
tossica.</p>

<p class="MsoNormal">Più passano i giorni e più le stesse persone sono costrette
ad operare nei locali contaminati, più amenta per loro il rischio di contrarre,
a breve termine o nel giro di qualche mese, gravi malattie, anche letali.</p>

<p class="MsoNormal">Questi sono i cosiddetti danni immediati, o <i style="">deterministici,</i> inevitabili quando si viene irraggiati sopra una certa
soglia di contaminazione. Potrebbe essere il caso dei lavoratori più esposti
della centrale: tecnici, pompieri, militari
impegnati ancora oggi nella gestione della fase critica
dell’emergenza nucleare. </p>

<p class="MsoNormal">A Cernobyl, furono sessantacinque i morti accertati tra chi operò
nella centrale dopo l’incidente.</p>

<p class="MsoNormal">Tuttavia, il danno complessivo che le radiazioni
provocheranno alla popolazione giapponese, purtroppo, è ben diverso. Infatti,
oltre agli effetti immediati, deterministici, l’esposizione a radiazioni
ionizzanti produce comunque, a medio-lungo termine, un aumento dell’incidenza
di casi di tumore e leucemia. In questo caso, non c’è più la <i style="">certezza </i>che un singolo individuo si
ammali, bensì un aumento <i style="">statistico </i>dei
casi di cancro all’interno di una popolazione esposta alle radiazioni. La
malattia si può manifestare anche anni dopo l’esposizione alle radiazioni, per
cui va fatta una stima degli effetti all’interno di un congruo periodo di tempo
(decenni). </p>

<p class="MsoNormal">Trattandosi di probabilità,
i risultati possono essere variabili a seconda delle ipotesi e delle condizioni
al contorno (ad esempio l’esclusione di aree esposte a un livello minimo di
contaminazione ritenuto, da alcuni,
ininfluente) imposte al modello di stima. Lo studio ufficiale della IAEA e di
altri uffici dell’ONU, che attribuisce “solo” 4000 morti presumibilmente
imputabili al disastro di Cernobyl, è stato contestato per le ipotesi che molti
ritengono troppo riduttive della
portata reale degli effetti della contaminazione. Più recenti e molto
autorevoli sono gli studi condotti dalle Accademie delle Scienze della
Bielorussia, che stima in 270.000 i nuovi casi di cancro causati da Cernobyl,
di cui 93000 mortali, negli stati più contaminati; l’Ufficio per la Valutazione ambientale
dell’Accademia delle Scienze della Russia, invece addebita
alla spaventosa esplosione della centrale russa oltre 200.000 morti entro il
2080 (<a style="" href="#_ftn2" name="_ftnref2" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[2]</span></span></span></span></a>).</p>

<p class="MsoNormal">Le indagini epidemiologiche condotte su popolazioni
sottoposte a irraggiamento (da incidente nucleare o bomba atomica), hanno
consentito di stimare il valore
massimo di assorbimento equivalente di radiazioni, da non superare al fine di
salvaguardare la salute pubblica; tale livello è stato stabilito pari a 1 millisievert all’annno per individuo
(1mSv/anno) che si aggiunge al livello
radioattivo del fondo naturale medio (2,4 mSv in Italia). Anche per le
popolazioni che vivono in prossimità
di una centrale nucleare non si deve superare la dose aggiuntiva di 1 mSv/anno.
Tuttavia, il ben noto studio epidemiologico tedesco “KiKK” del 2008 (<a style="" href="#_ftn3" name="_ftnref3" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[3]</span></span></span></span></a>) ha
fatto emergere che i limiti di
salvaguardia citati non tutelano comunque
i bambini, avendo riscontrato un aumento del 116% di casi di leucemia e del 60%
di tumori infantili tra i bimbi sino a 5 anni che vivono nei pressi di impianti
nucleari. Si ritiene che anche
modesti incrementi di assorbimento radioattivo abbiano effetti teratogeni, di
alterazione e malformazione dei feti, mettendo a rischio molte gravidanze.</p>

<p class="MsoNormal">In queste condizioni, le precauzioni non sono mai
abbastanza; eppure, il Governo giapponese non sta operando al massimo per
tutelare i propri cittadini. Purtroppo
gli indici di borsa e gli interessi privati delle compagnie elettriche contano di
più della salute pubblica. Ma in un caso come questo, minimizzare è un atto molto
grave e irresponsabile. </p>

<p class="MsoNormal">Intorno a Fukushima, entro un raggio di 30 Km, una popolazione di
oltre centomila persone è stata evacuata, ma non è sufficiente: i tecnici di
radioprotezione di Greenpeace hanno misurato nel paese di <strong>Iitate </strong>7 – 10 µS/h (micro-sievert / ora) a 40 Km di distanza dalla
centrale (<a style="" href="#_ftn4" name="_ftnref4" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[4]</span></span></span></span></a>). È un
livello 80 volte superiore al massimo ammissibile, tale che, dopo cinque giorni
di esposizione, si supera la dose ammessa per un intero anno. Anche la IAEA ha confermato la
contaminazione e <i style="">suggerito</i> l’evacuazione entro i 50 Km, ma il governo
giapponese sino ad ora ha solo “consigliato” a chi può di andare via. In
particolare per i bambini e le donne incinta è pericoloso restare lì.</p>

<p class="MsoNormal">A complicare le cose, c’è la cosiddetta contaminazione <i style="">interna</i>, ossia causata non
dall’esposizione dall’esterno ad una fonte radioattiva, bensì al suo
assorbimento all’interno dell’organismo, per ingestione di radionuclidi,
inalazione o attraverso ferite a
contatto con elementi radioattivi. L’ingestione avviene tipicamente mangiando
verdura, latte, carne o pesce contaminati. L’effetto dura sino all’espulsione
attraverso le urine o le feci, ma i radionuclidi assorbiti
per inalazione o attraverso ferite
possono legarsi ai tessuti, alle ossa, e produrre danni permanenti.</p>

<p class="MsoNormal">Un aspetto grave di questo tipo di contaminazione è che si
può estendere su territori anche
lontani dal luogo dell’incidente, attraverso la vendita
dei prodotti alimentari nei mercati.</p>

<p class="MsoNormal">Dunque è assolutamente prematuro fare oggi stime attendibili
dei danni causati alla salute dei giapponesi dall’incidente di Fukushima. Ma è
assolutamente certo che nei paesi non ancora evacuati entro i 50 Km i danni ci saranno, e
pertanto speriamo in un rapido intervento delle autorità
giapponesi, se non è già troppo tardi.</p>

<p class="MsoNormal">&nbsp;</p>

<div style=""><br clear="all" />

<hr align="left" width="33%" size="1">



<div style="" id="ftn1">

<p class="MsoFootnoteText"><a style="" href="#_ftnref1" name="_ftn1" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[1]</span></span></span></span></a>
<a href="http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE73700820110408">http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE73700820110408</a>
</p>

</div>

<div style="" id="ftn2">

<p class="MsoFootnoteText"><a style="" href="#_ftnref2" name="_ftn2" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[2]</span></span></span></span></a>
<a href="http://environment.about.com/od/chernobyl/p/chernobyl.htm">http://environment.about.com/od/chernobyl/p/chernobyl.htm</a>
</p>

</div>

<div style="" id="ftn3">

<p class="MsoFootnoteText"><a style="" href="#_ftnref3" name="_ftn3" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[3]</span></span></span></span></a>
<a href="http://www.bfs.de/de/kerntechnik/kinderkrebs/stellungnahme_kikk.pdf">http://www.bfs.de/de/kerntechnik/kinderkrebs/stellungnahme_kikk.pdf</a>
</p>

</div>

<div style="" id="ftn4">

<p class="MsoFootnoteText"><a style="" href="#_ftnref4" name="_ftn4" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[4]</span></span></span></span></a>
<a href="http://www.greenpeace.it/">www.greenpeace.it</a> </p>

</div>

</div>

]]>
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    <title>DIARIO ATOMICO N.12: MAYAK, QUANDO LE FERITE DEL NUCLEARE NON SI RIMARGINANO</title>
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    <published>2011-04-04T12:17:24Z</published>
    <updated>2011-04-04T12:21:20Z</updated>

    <summary><![CDATA[Ieri è stata confermata dalle autorità giapponesi la notizia che da una crepa di 20 cm dei circuiti di refrigerazione del reattore 2 fuoriesce liquido altamente radioattivo che poi si riversa in mare. Altra conferma: dal DOE - Dipartimento Energia&nbsp;...]]></summary>
    <author>
        <name>Pier Adami</name>
        <uri>http://www.pierluigiadami.it</uri>
    </author>
    
        <category term="nucleare" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.pierluigiadami.it/blogalexlanger/">
        <![CDATA[Ieri è stata confermata dalle autorità
giapponesi la notizia che da una crepa di 20 cm dei circuiti
di refrigerazione del reattore 2 fuoriesce liquido altamente radioattivo che
poi si riversa in mare. Altra conferma: dal DOE - Dipartimento Energia<span style="">&nbsp; </span>USA – il responsabile, premio Nobel, Steven
Chu, ha riferito che il reattore n. 1 ha subito
una fusione del 70 % del nocciolo, e il reattore 2 del 33 %. È probabile che
anche il n. 3 abbia subito dei
danni.  ]]>
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<p class="MsoNormal">Non era mai successo nella storia dell'energia atomica che più di un
reattore giungessero alla fusione del nocciolo contemporaneamente. Sarà dura da
gestire, nei prossimi anni. In queste condizioni, con un disastro di queste
dimensioni, anche l’ipotesi di una copertura di cemento diviene poco praticabile.
</p>

<p class="MsoNormal">Eppure, nonostante l'emozione mondiale suscitata dalla catastrofe nella centrale giapponese,
tornano i <i>minimalisti. </i>Quelli che dicono che, in fondo, il nucleare è
una tecnologia come un'altra, e neppure tra le più pericolose. Una raffineria
può esplodere, il gas può esplodere, nelle miniere di carbone muoiono ogni anno
migliaia di persone, dicono. Premesso che anche questi sono buoni motivi per
sostenere le energie rinnovabili, le uniche davvero sicure e accessibili,
patrimonio comune dell'umanità, va
detto che sul nucleare pesa l'aver toccato l'intima essenza della materia, scatenando
un’energia difficile da contenere.</p>

<p class="MsoNormal">Quando quell'energia si sprigiona da un incidente, a
differenza delle altre tecnologie, arreca un danno grave e duraturo – anche per
decenni - in un ampia area. Contamina la terra e l’acqua, altra componente
sacra della vita, e le rende terra
morta e acqua avvelenata. L'energia nucleare, dunque, a differenza di altre
attività umane, causa danni
irreparabili anche a lungo termine. Solo certi spaventosi disastri causati
dall'industria chimica, come quello avvenuto a Bhopal, in India, nel 1984,
quando dall'industria della Union Carbide fuoriuscirono tonnellate di gas
letale, possono provocare effetti in qualche misura comparabili; in Italia,
ricordiamo il gravissimo <i>disastro di Seveso, </i>avvenuto a luglio del 1976 quando
dall'ICMESA di Meda fuoriuscì una nube contenente una diossina estremamente
tossica, che contaminò migliaia di persone, soprattutto nel paese di Seveso. Lì
si è potuto procedere a una progressiva decontaminazione dell'area, con sostituzione della terra e rimboschimento, e nella zona
inquinata oggi sorge il Parco delle Querce. Se a causare il disastro fosse
stata una centrale atomica, come, a titolo
di puro esempio, quella di Caorso – che utilizzava la stessa tecnologia BWR di
Fukushima – oggi probabilmente non vi sarebbe alcun parco pubblico da quelle
parti.</p>

<p class="MsoNormal">Per immaginare gli effetti a lungo termine del disastro di
Fukushima, possiamo fare riferimento al più grave incidente nucleare prima di
Cernobyl, avvenuto nell'ex Unione Sovietica il 29 settembre 1957. L'impianto, denominato
“Mayak” (o Majak), non è una centrale elettronucleare, bensì un reattore per la
produzione del plutonio per fini militari,
costruito da Stalin nel 1949 intorno
alla “città segreta” di Sorokovka.
Non era lontano, a 40
 chilometri, da alcuni tipici e popolosi villaggi tatari,
in una fertile terra negli Urali meridionali. I contadini piantavano patate
quel pomeriggio d'autunno del 1957 quando all'improvviso la terra tremò per
l'esplosione del contenitore del
materiale radioattivo a Mayak, per un difetto nel sistema di raffreddamento. Nell'area
si riversarono da 170 a
666 PBq (milioni di miliardi di becquerel) di radiazioni – dato variabile a seconda
delle fonti (<a style="" href="#_ftn1" name="_ftnref1" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[1]</span></span></span></span></a>
e <a style="" href="#_ftn2" name="_ftnref2" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[2]</span></span></span></span></a>). Solo Cernobyl, anni dopo,
fece peggio, con 5700 PBq. Poco dopo, una gigantesca nube di fumo denso e
radioattivo, si diffuse e propagò per chilometri intorno all'impianto. La
terra, l'acqua, i raccolti – le patate – si contaminarono.</p>

<p class="MsoNormal"><span style="">&nbsp;</span>Ancora oggi, dopo 54
anni, chi entra in quell'area viene avvisato che sta per entrare in un territorio contaminato. Lungo 300 chilometri e
largo 80. Lì nelle province intorno a Celyabinsk, si riversarono 3,7 kBq al m²
di stronzio-90. Vi abitavano 273000
persone, che ricevettero in media una dose di 10 millisievert per persona. Dose
media. Molto peggio andò ai villaggi più vicini all'impianto, nel raggio di 50 chilometri, che
ricevettero più di 74 kBq al m² di stronzio-90 e altri prodotti di fissione. Una
intossicazione da radiazioni molto grave.</p>

<p class="MsoNormal">Diecimila persone furono evacuate, per lo più russi, mentre
i tatari furono lasciati nella loro terra contaminata, aggravando così il
bilancio successivo delle vittime. Nel
suo bell’articolo del 2008 (<sup><span style="">1</span></sup>),
la studiosa Renata Kossenko, che si è recata nell’area contaminata, descrive
quel che accadde dopo l’incidente: molte famiglie a Karabolka (o a Musljumovo o
negli altri paesi del circondario), sono state sterminate dal cancro, e
comunque in ogni famiglia c'è sempre almeno un caso di cancro o di leucemia: ancora
oggi, secondo la Kossenko,
7000 persone, in un paese di 20000 abitanti,
ne soffrono, e ogni anno ne muoiono. </p>

<p class="MsoNormal">Nonostante gli anni trascorsi, e il dimezzamento della
radioattività dello stronzio-90 (ha
un'emivita di 28 anni) la
contaminazione, secondo i dati di Greenpeace, è ancora attiva, prodotta da
radioisotopi come il plutonio 239 e 240 e vari prodotti di fissione che emettono
ancora 25.9 giga-becquerel di radioattività.
</p>

<p class="MsoNormal">Purtroppo, a causa dell’oscurità
che circonda un impianto miliare, della copertura <i style="">top secret </i>del disastro imposta dalle autorità
russe sino agli anni ’90, non si dispone di serie indagini epidemiologiche che
diano certezze sul numero di vittime
causate dall’impianto Mayak.</p>

<p class="MsoNormal">Incredibile a dirsi, Mayak è un impianto ancora attivo, che
continua a fare danni e a contaminare. Oggi serve a processare le scorie radioattive
per produrre Mox, la mistura di uranio e plutonio usata come combustibile per
le centrali nucleari. Proprio il Mox, come quello usato in Giappone nel
reattore numero 3 di Fukushima. Nel 1999 la Duma (il Parlamento russo) ha approvato la
possibilità che il sito di Mayak possa diventare un sito di stoccaggio internazionale delle scorie radioattive
(<a style="" href="#_ftn3" name="_ftnref3" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[3]</span></span></span></span></a>). <span style="">&nbsp;</span></p>

<p class="MsoNormal">Ad Agosto 2010 la
 Russia ha dovuto dichiarare lo stato di emergenza
nell'impianto di Mayak a causa del gigantesco incendio che lo minacciava,
direttamente e indirettamente, per la sospensione dell'energia elettrica che
poteva compromettere il funzionamento dei circuiti
di refrigerazione.</p>

<span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Ho ricordato
la storia di Mayak, perché l'incidente nucleare del 1957 è stato classificato
dalla IAEA di livello 6 (su 7) della scala INES proprio come Fukushima. Chissà
se, alla fine, anche il destino di Fukushima sarà di diventare la pattumiera
nucleare del Giappone. Per ora, però, ad incidente ancora nel pieno del suo dramma,
con i continui e inarrestabili rilasci radioattivi, bisogna pensare a contenere
i danni, per il futuro si vedrà.</span>

<div style=""><br clear="all" />

<hr align="left" width="33%" size="1">



<div style="" id="ftn1">

<p class="MsoFootnoteText"><a style="" href="#_ftnref1" name="_ftn1" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[1]</span></span></span></span></a>
<a href="http://www.eurotopics.net/en/archiv/magazin/wirtschaft-verteilerseite-neu/atomenergie-2008-07/explosion-majak-kossenko-reportage/"><span style="">http://www.eurotopics.net/en/archiv/magazin/wirtschaft-verteilerseite-neu/atomenergie-2008-07/explosion-majak-kossenko-reportage/</span></a>
</p>

</div>

<div style="" id="ftn2">

<p class="MsoFootnoteText"><a style="" href="#_ftnref2" name="_ftn2" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[2]</span></span></span></span></a>
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Majak"><span style="">http://it.wikipedia.org/wiki/Majak</span></a>
</p>

</div>

<div style="" id="ftn3">

<p class="MsoFootnoteText"><a style="" href="#_ftnref3" name="_ftn3" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[3]</span></span></span></span></a>
<a href="http://www.zonanucleare.com/dossier_mondo/scorie_nucleari_russia.htm"><span style="">http://www.zonanucleare.com/dossier_mondo/scorie_nucleari_russia.htm</span></a>
</p>

</div>

</div>

]]>
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    <title>DIARIO ATOMICO N. 11: LE DECISIONI TARDIVE DEL GOVERNO GIAPPONESE </title>
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    <published>2011-04-01T11:55:17Z</published>
    <updated>2011-04-01T11:58:32Z</updated>

    <summary>Il primo ministro giapponese ha dichiarato: “Smantelleremo la centrale di Fukushima”. In bocca al lupo, sarà una bella impresa. Cernobyl, ad esempio, resterà per sempre un mausoleo contaminato innalzato alla stupidità dell’uomo; a Three Mile Island, dove 32 anni fa...</summary>
    <author>
        <name>Pier Adami</name>
        <uri>http://www.pierluigiadami.it</uri>
    </author>
    
    <category term="fukushima" label="fukushima" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.pierluigiadami.it/blogalexlanger/">
        Il primo ministro giapponese ha dichiarato: “Smantelleremo
la centrale di Fukushima”. In bocca al lupo, sarà una bella impresa. Cernobyl, ad
esempio, resterà per sempre un mausoleo contaminato innalzato alla stupidità dell’uomo; a Three Mile Island, dove 32 anni fa
si è verificata una fusione parziale del nocciolo, con effetti
incommensurabilmente meno gravi rispetto a quanto accade a Fukushima, il
reattore 2 è ancora lì.  
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<p class="MsoNormal">Sino ad ora, gli USA hanno già speso oltre 1 miliardo
di dollari per la mitigazione della
contaminazione del sito, rimuovendo
le componenti più accessibili e alcune tonnellate di combustibile lì stoccate.
Poi, dagli anni ’90 non hanno fatto più nulla. L’acqua radioattiva fuoriuscita è penetrata nel cemento, contaminando la
struttura interna che resta così inaccessibile. Alla fine, hanno deciso di
attendere alcuni decenni, quando il grosso della radioattività si sarà attenuata, e verificheranno se, nel
2040, saranno possibili interventi ulteriori. Sessanta anni dopo l’incidente. Per
tutto questo tempo la centrale danneggiata continuerà a costare cara ai
contribuenti americani, visto che deve essere continuamente raffreddata e
presidiata 24 ore su 24. E a Three Mile Island non è uscito
il plutonio, fuoriuscito invece a
Fukushima, che ha un’emivita di
decine di migliaia di anni. Aspetta e spera.</p>

<p class="MsoNormal">A Fukushima, con l’incidente ancora in corso e danni già
estremamente più gravi di Three Mile Island, qualsiasi ipotesi sul futuro dei
reattori appare oggi prematura. Forse qualche reattore dei sei, dopo una
decontaminazione, magari con l’uso di robot, potrà essere smantellato; forse
altri risulteranno così danneggiati e pericolosi per cui si giungerà alla soluzione-Cernobyl,
di coprire con una cupola di cemento. Una sola cosa è certa: sarà un’impresa
lunga anni, pericolosa e che costerà miliardi di dollari ai cittadini giapponesi. Lasciando comunque un ampio
territorio morto per decenni.</p>

<p class="MsoNormal">Appare invece tardiva, ma necessaria e persino scontata, la
dichiarazione del Governo giapponese di modificare il suo piano di sviluppo
nucleare, per puntare sulle rinnovabili.</p>

<p class="MsoNormal">Quando il Giappone è entrato nel nucleare negli anni ’60 lo
fece sospinto dalle sue ambizioni di potenza e dagli interessi dell’industria
atomica USA. Il fatto di essere un arcipelago con poche risorse naturali,
vicino a grandi produttori energetici, ma politicamente
nemici, come la Russia
e la Cina,
contribuì alla scelta nucleare. Tuttavia, già negli anni ’90 il Giappone
avrebbe potuto dirottare il suo piano energetico verso le fonti rinnovabili,
tecnologie a quel punto mature. Non è colpa del partito
da poco al governo in Giappone, ma di quello che lo ha ininterrottamente
governato per sessant’anni, se certe scelte non sono state fatte. Oggi è però
grave il ritardo da parte delle
autorità nel dare l’ordine di
evacuazione anche nelle aree oltre i 30 Km dalla centrale, evidentemente
contaminate. </p>

<p class="MsoNormal">Se avessero investito
sulle fonti rinnovabili a suo tempo, conoscendo la grande solerzia, la
determinazione dell’industria giapponese, oggi sarebbero stati i veri leader
mondiali nelle rinnovabili. E avrebbero potuto spegnere molte delle loro
centrali nucleari e seguire la strada che dal 2002 sta seguendo un’altra grande
potenza, la Germania.</p>

<span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Così
purtroppo non è stato, e il Giappone paga le conseguenze dell’essersi adagiato
sui pericolosi chilowattora nucleari prodotti sopra una faglia sismica.<span style="">&nbsp;&nbsp; </span><span style=""><br /></span></span>]]>
    </content>
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<entry>
    <title>DIARIO ATOMICO N. 10: IL CUORE DI PLUTONIO SCHIZZATO VIA</title>
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    <published>2011-03-30T14:42:46Z</published>
    <updated>2011-03-30T14:46:59Z</updated>

    <summary> Se c&apos;è una cosa al mondo che davvero non dovrebbe mai accadere, è la rottura del vaso di contenimento di un reattore nucleare soggetto a fusione, anche parziale, del combustibile. Se questo accade, e purtroppo è accaduto a Cernobyl...</summary>
    <author>
        <name>Pier Adami</name>
        <uri>http://www.pierluigiadami.it</uri>
    </author>
    
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.pierluigiadami.it/blogalexlanger/">
        <![CDATA[

<p class="MsoNormal">Se c'è una cosa al mondo che davvero non dovrebbe mai
accadere, è la rottura del vaso di contenimento di un reattore nucleare
soggetto a fusione, anche parziale, del combustibile. Se questo accade, e
purtroppo è accaduto a Cernobyl e, nonostante le oscure omissioni, di certo
anche a Fukushima, la fuoriuscita
dei composti altamente radioattivi ha effetti gravi e duraturi. </p> ]]>
        <![CDATA[Il fatto che
addirittura all'esterno della
centrale giapponese sia stata rinvenuta la presenza di plutonio, conferma le
peggiori previsioni.

<p class="MsoNormal">Per giorni le autorità
nucleari giapponesi e la Tepco
non confermavano neppure l'ormai evidente fusione, almeno parziale, del
nocciolo di un reattore, e più probabilmente di due o persino di tre. </p>

<p class="MsoNormal">Nella storia dell'energia nucleare, si contano almeno una
dozzina di incidenti – tra quelli noti – con fusione parziale del combustibile
atomico, a iniziare proprio dal primo reattore sperimentale di Enrico Fermi, e qualche
incidente analogo in sottomarini a propulsione nucleare. Anche in Europa
abbiamo dovuto sopportare questo temibile evento, a Sellafield, in Inghilterra,
nel 1957, a
Jalovskè, nell'allora Cecoslovacchia, nel 1977, e a Lucerna, in Svizzera, nel
1969.<span style="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></p>

<p class="MsoNormal">Di per sé la fusione parziale del nocciolo del reattore è
già un incidente molto grave, che comporta quasi sempre il rilascio di
radiazioni all'esterno dell’impianto, e rende estremamente complessa la
possibilità di interventi successivi
nel reattore, sino a pregiudicare, nei casi più gravi, il suo successivo
smantellamento. Infatti, intervenire e smontare un oggetto le cui componenti si
sono fuse in un ammasso fortemente radioattivo - un miscuglio di radioisotopi,
metalli, silicati ribollenti - è estremamente pericoloso e talvolta persino
impossibile, rendendo così il reattore una sorta di pericoloso mausoleo
contaminato da lasciare ai posteri.</p>

<p class="MsoNormal">Tuttavia, se il vaso di contenimento del reattore tiene, e
riesce a trattenere al suo interno l'enorme energia sprigionata nell'incidente,
gli effetti all'esterno – sempre e comunque gravi – possono almeno essere
reversibili, con il tempo e i processi di decontaminazione.</p>

<p class="MsoNormal">Viceversa, quando “un reattore si rompe” e fuoriesce il suo
contenuto infernale, il danno diventa immenso, perché a lungo irreversibile. </p>

<p class="MsoNormal">Vediamo allora che cosa ribolle nel cuore nucleare di un
reattore in cui è avvenuta, anche solo parzialmente, la fusione del nucleo.</p>

<p class="MsoNormal">L'altissima temperatura (si raggiungono i 2000 – 2600°C) conduce presto alla
fusione dei metalli che contengono le barre (zirconio, acciaio ecc.) e poi del
combustibile stesso. Si forma così una sorta di lava incandescente e
radioattiva che cola verso il basso, reagendo con l'acqua. Nei casi peggiori di
rottura del vaso di contenimento del reattore, la terribile lava incandescente
può fuoriuscire con comprensibili effetti disastrosi. Quella roba è anche
estremamente corrosiva.</p>

<p class="MsoNormal">A Cernobyl furono costretti a iniettare sabbia in tunnel
scavati sotto la centrale per evitare
che il magma radioattivo potesse filtrare nel sottosuolo. Di Fukushima sappiamo
della fuoriuscita di plutonio, ed è
questo l'aspetto più spaventoso e simbolico della catastrofe. Simbolico, perché
il plutonio è un metallo particolarmente rappresentativo dell’energia atomica.
Ha una emivita (ossia il tempo di
dimezzamento radioattivo) di oltre ventimila anni. È l’elemento esplodente
delle moderne bombe atomiche. La sua grande capacità
fissile, lo rende così instabile che, se concentrato in una sfera di pochi
centimetri di diametro, genera una reazione a catena spontanea che può giungere
all’esplosione atomica. In concentrazioni più basse, comunque, il decadimento <i style="">alfa</i> è così attivo al suo interno da
renderlo naturalmente bollente. Il plutonio è il simbolo più rappresentativo </p>

<p class="MsoNormal">dell'immane energia che l'uomo ha scatenato con la fissione
nucleare. </p>

<p class="MsoNormal">A Fukushima il plutonio si trova sia nella parte esausta del
combustibile, uranio arricchito, già
“bruciato”, dove è avvenuta la transizione da <sup><span style="">238</span></sup>U (uranio) a <sup><span style="">239</span></sup>Pu
(plutonio), come “effetto collaterale” della fissione atomica; nel reattore
numero 3, invece è direttamente usato come elemento fissile nel combustibile, denominato
<i style="">Mox</i>. La presenza di plutonio
direttamente nel combustibile del reattore 3 complica ulteriormente le cose.</p>

<p class="MsoNormal">Per motivi bellici, al tempo della guerra fredda, Stati Uniti e l’ex Unione Sovietica ne hanno prodotto
centinaia di tonnellate, da inserire nelle testate atomiche dei missili; alcuni
reattori, come il RBMK usato a Cernobyl, avevano il doppio scopo di produrre
elettricità e plutonio.</p>

<p class="MsoNormal">Il Giappone possiede il plutonio estratto dal
riprocessamento delle scorie delle sue 55 centrali: non avendo un sito adeguato di stoccaggio, essendo come purtroppo è
noto, un territorio violentemente
sismico, il Giappone ha puntato al <i style="">riprocessamento
</i>delle scorie dal 1977, che consiste proprio nel separare il plutonio
dall’uranio impoverito e dagli altri
prodotti spuri della fissione, per riutilizzarlo nella miscela combustibile
denominata Mox. E ora si trovano a dover fare i conti con il plutonio disperso
nell’ambiente dalla centrale impazzita.</p>

<p class="MsoNormal">Il riprocessamento delle scorie è, comprensibilmente,
un’operazione pericolosa ed estremamente costosa. In pratica, viene eseguito solo negli stati dotati di bomba atomica,
incluso Pakistan e India. Negli Stati Uniti
non ci sono più siti per il
riprocessamento proprio perché ritenuto
un procedimento rischioso e non economico.</p>

<p class="MsoNormal">Ma torniamo al reattore e al suo cuore ormai riboleente.
Possiamo immaginare ciò che si vede nel vaso di contenimento del reattore, sempre
sperando che il contenuto non coli fuori, come una lava incandescente e
fortemente radioattiva. Quella lava contiene elementi altamente attivi e una
certa percentuale di plutonio che, a contatto con l’acqua produce <i style="">idruro di plutonio </i>che s’infiamma spontaneamente;
anche i processi ossidativi degli altri componenti del magma, generano un
enorme quantità di calore. Per
questo, il magma radioattivo può rimanere incandescente per lungo tempo, la cui
durata dipende da fattori ambientali e dalla composizione della mistura. </p>

<p class="MsoNormal">Dopo un centinaio di anni, gran parte della radioattività prodotta dai radioisotopi a emivita breve, come lo iodio e il cesio, si sarà
dissolta. Ma il cuore di plutonio sarà ancora lì e batterà, disperdendo il suo
venefico effetto per migliaia di anni.<span style="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></p>

]]>
    </content>
</entry>

<entry>
    <title>Diario atomico n.9: il brodo primordiale che avvelena Fukushima</title>
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    <published>2011-03-28T13:55:45Z</published>
    <updated>2011-03-29T05:16:12Z</updated>

    <summary>Ieri è stata la giornata forse più drammatica per la centrale di Fukushima dal giorno del terremoto. La sua evacuazione è un segno dell&apos;irreversibilità della situazione. D&apos;altra parte, un livello di radiazioni equivalenti assorbite pari a 1 sievert/ora, riscontrato negli...</summary>
    <author>
        <name>Pier Adami</name>
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    </author>
    
        <category term="nucleare" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
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        Ieri è stata la giornata forse più drammatica per la centrale di Fukushima dal giorno del terremoto. La
sua evacuazione è un segno dell&apos;irreversibilità della situazione.
D&apos;altra parte, un livello di radiazioni equivalenti assorbite pari a
1 sievert/ora, riscontrato negli ambienti del reattore 2, è in grado
di uccidere qualsiasi persona dopo poche ore di esposizione. Possiamo
immaginare gli effetti di una centrale nucleare, in preda alla
fusione del nocciolo, abbandonata a se stessa.  
        <![CDATA[


	
	
	
	<style type="text/css">p { margin-bottom: 0.21cm; }</style>

<p style="margin-bottom: 0cm;">Qualcosa diremo più
avanti. Ieri è stata anche la giornata delle confuse - e un po' patetiche - confessioni dei dirigenti della Tepco, e dell'invio alla stampa di
informazioni inattendibili e caotiche. Si è dapprima parlato di “un
livello di radiazioni superiore di 10 milioni di volte al limite”
riscontrato nell'acqua di raffreddamento fuoriuscita, poi la Tepco ha
precisato, “no, solo centomila volte”. Che non è affatto
tranquillizzante, anzi conferma le peggiori previsioni: chi studia
cosa avviene in un reattore fuori controllo, sa che è proprio
“centomila volte” di più il livello di radioisotopi che segnala
l'avvenuta e ormai irrecuperabile fusione del nocciolo. Infatti, se
prendiamo ad esempio il cesio (<sup>131</sup>Ce), nell'acqua
“normalmente contaminata” di un reattore BWR come quello di
Fukushima, la sua concentrazione è pari a 0,3 MBq/l
(megabequerel/litro), mentre nel caso di fusione del nocciolo arriva
a 30.000. Esattamente centomila volte di più.</p>

<p style="margin-bottom: 0cm;">È in quella sorta di brodo primordiale
ad altissima radioattività che due tecnici, senza alcuna protezione,
hanno bagnato i loro piedi, risultandone ustionati. Visti i livelli di radioattività, possiamo immaginare il dramma
infausto a cui andranno certamente incontro quei tecnici sventurati.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Tuttavia non è solo l'ormai accertata
fusione del nocciolo di più di un reattore a preoccupare di più per le sue conseguenze (nel mondo vi sono state una dozzina di fusioni più o meno parziali del nocciolo, sempre irrecuperabili, ma non tutte devastanti): la presenza massiccia di acqua
altamente contaminata nell'ambiente del reattore e nel mare, conferma ormai che
la struttura di contenimento non tiene più. Sappiamo che
nell'esplosione era saltata la parte esterna dell'edificio di
contenimento, ma si sperava che “il secondo schermo” fosse ancora
in piedi. Trattandosi di acqua, potrebbe essere stata rilasciata
dalla rottura dei tubi o delle valvole, ma il danno al sistema di
contenimento è ormai evidente. L'evacuazione della centrale, ormai
necessaria, non potrà che aggravare la situazione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Quel brodo primordiale radioattivo che
bagna i locali del reattore impedirà per centinaia di anni l'accesso
alla centrale a qualsiasi essere vivente, pena la sua morte. E quel
cuore radioattivo e ribollente che ancora giace nel reattore,
contenente plutonio e materiali fissili, continuerà a battere i suoi
colpi avvelenati continuando a fare danni, a corrodere, a distruggere
i metalli, a sgretolare pareti di cemento e ciò che l'uomo tenterà
di installare – a un prezzo altissimo in termini economici ma
soprattutto di vite umane - per contenere il rilascio di ulteriori
radiazioni. Per centinaia di anni. Forse per sempre. 
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Vediamo allora che cosa accade e
accadrà, nel cuore avvelenato di Fukushima.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Abbiamo già visto come, nel
surriscaldamento che precede la fusione del nocciolo, la rottura e
fusione del rivestimento di zirconio delle barre di combustibile,
lasciando scoperte le barre, libera i prodotti radioattivi di
fissione più volatili. Molti di questi a contatto con l'aria hanno
reazione esplosiva, e lo stesso processo ossidativo dello zirconio
fuso a contatto con l'acqua, contribuisce all'aumento della pressione
e al rischio di esplosioni. Per questo è necessario che dalle
valvole del reattore i tecnici facciano uscire grandi quantità di
vapore (contaminato) per prevenire ulteriori danni. Ma ora i tecnici
non ci sono più e aumentano così i rischi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Si rilasciano quantità di prodotti
radioattivi di fissione, come isotopi dello iodio (<sup>131</sup>I e
<sup>129</sup>I) e dello xenon (<sup>133</sup>Xe e <sup>137</sup>Xe) 
kripton (<sup>85</sup>Kr), del rutenio  (<sup>106</sup>Ru) e del
Cesio (<sup>13</sup><sup>4</sup>Cs e <sup>137</sup>Cs) che
contaminano il territorio per centinaia di anni. Queste sostanze,
essendo più volatili, contaminano più facilmente ampie aree; in
realtà, sono almeno una trentina i prodotti di fissione che si
rilasciano in un incidente del tipo di Fukushima, ma molti restano
confinati nel reattore. Molto grave è l'effetto dello iodio <sup>131</sup>I,
altamente tossico, anche se la sua radioattività decade in pochi
giorni.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Nel frattempo, altre reazioni chimiche
peggiorano la situazione nel nocciolo: il rilascio di iodio e la
radiolisi dell'acqua (la decomposizione di sostanze per effetto delle
radiazioni), che forma perossido di idrogeno e ossigeno, hanno
effetti ulteriormente corrosivi sul rivestimento di zirconio, sui
tubi di raffreddamento e sulle componenti metalliche, tra cui
l'acciaio, che s'irrigidisce e diventa più fragile, causando rotture
e collassi di parti delle strutture di contenimento. 
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Purtroppo questo processo ormai
incontrollabile ha già prodotto i suoi effetti di contaminazione,
letale nell'area della centrale, gravissima in una vasta area intorno
e nelle acque marine, come hanno dimostrato le analisi pubblicate
ieri. Livelli di radioattività così elevati come quelli riscontrati
nell'oceano, persino in presenza dell'effetto della diluizione,
comportano danni all'ecosistema marino e rischi severi per la catena
alimentare, soprattutto in un paese come il Giappone, grande
consumatore e produttore di prodotti a base di pesce. A parte
l'enorme danno economico, preoccupa che le abitudini alimentari,
possano aggravare gli effetti del veleno radioattivo, subdolo e
invisibile, pertanto ancor più pericoloso, mettendo a rischio la
salute di migliaia di persone. 
</p>
]]>
    </content>
</entry>

<entry>
    <title>Diario atomico n.7: la scusa dei test per l&apos;inganno della moratoria nucleare</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pierluigiadami.it/blogalexlanger/2011/03/diario-atomico-n7-la-scusa-dei.html" />
    <id>tag:www.pierluigiadami.it,2011:/blogalexlanger//2.68</id>

    <published>2011-03-23T22:51:29Z</published>
    <updated>2011-03-24T06:07:23Z</updated>

    <summary> p { margin-bottom: 0.21cm; } Oggi il Consiglio dei ministri ha deliberato la moratoria di un anno per l’applicazione delle norme che prevedono il ritorno dell’energia nucleare in Italia. Non commento qui una decisione che appare evidentemente strumentale, fatta...</summary>
    <author>
        <name>Pier Adami</name>
        <uri>http://www.pierluigiadami.it</uri>
    </author>
    
    <category term="fukushima" label="fukushima" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
    <category term="nuclearegiappone" label="nucleare. giappone" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.pierluigiadami.it/blogalexlanger/">
        <![CDATA[


	
	
	
	<style type="text/css">p { margin-bottom: 0.21cm; }</style>

<p style="margin-bottom: 0cm;">Oggi il Consiglio dei ministri ha
deliberato la moratoria di un anno per l’applicazione delle norme
che prevedono il ritorno dell’energia nucleare in Italia. Non
commento qui una decisione che appare evidentemente strumentale,
fatta per tentare di disinnescare il referendum che metterebbe la
parola fine al “rinascimento atomico italiano”, e mi soffermo
invece su alcune implicazioni tecniche. 
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"></p>]]>
        <![CDATA[Ieri il ministro Romani aveva sostenuto
la necessità della moratoria in attesa dei risultati degli “stress
test” che lui auspica “rapidi, da concludere entro il 2011”.
<p style="margin-bottom: 0cm;">Non so se il ministro Romani ha idea di
che cosa sia uno “stress test” né è ancora noto che cosa i
paesi europei intendano testare. Possiamo fare alcune ragionevoli
ipotesi tecniche, ma una cosa è sicura: la pretesa di Romani di
ricevere dagli stress-test sui reattori delle risposte in generale
sulla “sicurezza dell’energia nucleare” è con tutta evidenza
un inganno verso i cittadini.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Infatti i test, ammesso che siano
stringenti e ben condotti, potranno certificare la conformità dei
singoli reattori a dei requisiti, anche di sicurezza, ma certo non
potranno fornire indicazioni strategiche sulle scelte energetiche del
nostro paese. 
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Tutt'al più, per certi reattori più
vecchi e obsoleti, potranno suggerire il loro immediato adeguamento o
decidere della loro dismissione se ritenuti irrimediabilmente non
conformi. 
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Si tratta di test non dissimili da
quelli che i paesi nucleari operano per valutare la possibilità di
estendere la licenza di esercizio degli impianti oltre la loro “vita
naturale”, tipicamente 40 anni. Nel 2005 in Francia ben 34 (su 58)
reattori da 900 MW sono stati ritenuti non conformi per un grave
difetto nel sistema di emergenza che interviene a seguito di un
guasto nel circuito primario di refrigerazione. Le procedure
autorizzative, a suo tempo, non avevano individuato questa grave
anomalia. EdF è dovuta intervenire per correggere il problema in
tutti i suoi reattori.  
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="LEFT">È dunque evidente il primo
problema: la complessità e la diversità tecnologica dei 143
reattori in esercizio in Europa renderà molto complessa la
definizione di un set comune di requisiti di sicurezza. Ad esempio, i
reattori BWR (come quello di Fukushima) soffrono ai bassi regimi di
potenza di problemi di oscillazione e instabilità che invece i
reattori ad acqua pressurizzata non hanno; viceversa, i PWR, data la
loro maggiore complessità e la criticità introdotta dalla
pressurizzazione, introducono elementi di rischio non presenti in
quelli ad acqua bollente; quelli moderati a grafite, come purtroppo
ci insegna Cernobyl, sono più soggetti a incendi, e così via.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Ci vorrà dunque molto tempo per venire
a capo dei potenziali problemi di tutti i possibili reattori europei
e solo questa fase di analisi e definizione dei requisiti di test si
protrarrà probabilmente oltre il 2011, con buona pace del nostro
ministro che avrebbe voluto che finissero entro l'anno. 
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Per semplicità, ho identificato
quattro categorie di stress test che si possono praticare su un
reattore:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><br />
</p>
<ol><li><p style="margin-bottom: 0cm;">Revisione di tutte le procedure
	operative</p>
	</li><li><p style="margin-bottom: 0cm;">Test sulle strutture e sistemi di
	contenimento</p>
	</li><li><p style="margin-bottom: 0cm;">Test di funzionalità, dei cicli
	di fatica, delle saldature (con radiografie)</p>
	</li><li><p style="margin-bottom: 0cm;">Stress di tipo termico e meccanico
	(dopo spegnimento dell’impianto)</p>
</li></ol>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><br />
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Gran parte del lavoro di test si
fermerà al punto (1), puramente cartaceo. D'altra parte, l'incidente
di Three Mile Island del 1979, inizialmente scaturito dal blocco di
una valvola, fu poi aggravato da errori nelle procedure operative.
Bisognerà verificare la disponibilità di adeguati sistemi di
allarme, di ridondanza dei componenti critici, la funzionalità in
caso di improvviso blocco dell'alimentazione elettrica ecc. Al punto
(2) si verificherà, sulla carta e con visite ispettive, la
robustezza delle componenti di sistema, la loro dislocazione (fattore
critico in caso di incidente ed esplosione), la resistenza delle
strutture di contenimento. A Cernobyl il reattore, di tipo RBMK, si
mostrò del tutto strutturalmente inadeguato, ma anche Fukushima non
brilla per robustezza, ed è critica la posizione delle piscine di
stoccaggio delle scorie, che infatti sono rimaste scoperte dall'acqua
di refrigerazione. Inoltre dovrà essere verificata la presenza di
sistemi di ricombinazione dell’idrogeno per prevenire esplosioni:
dopo l'incidente di Three Mile Island, dove una bolla d'idrogeno
minacciò di far saltare tutto (ma poi si riassorbì) si annunciò
che tutte le centrali sarebbero state adeguate per non rischiare più
quel problema; ma le due esplosioni di Fukushima fanno sospettare
carenze in tal senso. I test (3) e (4) richiedono, in alcuni casi, lo
spegnimento degli impianti, e allora le compagnie elettriche
cercheranno di eseguirli solo quando i reattori si dovranno comunque
spegnere per l'estrazione delle barre esauste e l'inserimento del
nuovo combustibile. E potrebbe passare più di un anno. Non è detto
che questi test, da effettuare fisicamente sugli impianti, si faranno
in questo contesto. Ma come si può definire “stress test” un
test che non verifichi lo stato di corrosione dei tubi, di consumo
delle parti mobili, di integrità del cemento e delle strutture in
acciaio, la robustezza delle saldature? Un vero test dovrebbe
pretendere la radiografia di ciascuna delle migliaia di saldature di
un reattore. Per alcune componenti si può operare un vero test di
sollecitazione termica e meccanica, ma nutro dubbi che sarà eseguito
per la difficoltà di operare nell'ambiente di un reattore in
esercizio.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Da quel che ho scritto è evidente che
un simile piano di test, per essere correttamente condotto su tutti i
143 reattori europei, comporterà molto tempo e dei costi rilevanti.
Probabilmente, per tranquillizzare l'opinione pubblica, si opererà
soprattutto sulla carta (punti 1 e 2) e forse si chiuderanno i
reattori più vecchi. Speriamo che, con questa scusa, non si giunga
poi a sollecitare, come per le automobili, la “rottamazione” dei
vecchi impianti per la realizzazione di nuovi reattori, magari con
sostanziosi incentivi. E magari di tipo EPR, tecnologia francese di
nuova generazione, ma dalla dubbia affidabilità, e mai testata
operativamente, dunque intrinsecamente più a rischio di altre più
consolidate. La vera soluzione è puntare sulle energie rinnovabili e
sull'efficienza energetica, affrancandosi definitivamente da una
tecnologia, quella nucleare, troppo complessa e critica, costosa e
inquinante.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><br />
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><br />
</p>
<style type="text/css">p { margin-bottom: 0.21cm; }</style>]]>
    </content>
</entry>

<entry>
    <title>Il quesito e il Comitato per il sì al referendum sul nucleare</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.pierluigiadami.it/blogalexlanger/2011/03/il-quesito-e-il-comitato-per-i.html" />
    <id>tag:www.pierluigiadami.it,2011:/blogalexlanger//2.67</id>

    <published>2011-03-22T22:17:47Z</published>
    <updated>2011-03-22T22:21:04Z</updated>

    <summary></summary>
    <author>
        <name>Pier Adami</name>
        <uri>http://www.pierluigiadami.it</uri>
    </author>
    
    <category term="nucleare" label="nucleare" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
    <category term="referendum" label="referendum" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.pierluigiadami.it/blogalexlanger/">
         
        <![CDATA[


	
	
	
	<style type="text/css">p { margin-bottom: 0.21cm; }</style>

<p><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">SCHEDA
SUL REFERENDUM SUL NUCLEARE</font></p>
<p><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">di
Pierluigi Adami, com. scientifico “Vota Sì per fermare il
nucleare”</font></p>
<p>1. <font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">Il
quesito referendario</font></p>
<p><br /><br />
</p>
<p><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">Il
quesito sul nucleare che sarà proposto ai cittadini con il
referendum, è molto articolato e complesso, e riguarda la richiesta
di abrogazione di una serie molteplice di norme, introdotte dal
Governo per consentire e promuovere il ritorno dell'energia atomica
in Italia, con particolare riferimento al Dl 112/2008, alla legge
99/2009, e ai decreti legislativi 104/2010 e 31/2010 in tema di
nucleare.</font></p>
<p><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">Nel
quesito,  nella parte inerente il decreto-legge 112/2008, del 25
giugno 2008, recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo
economico (...)”  si chiede ai cittadini: "Volete voi che sia
abrogato (...), limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1,
lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di
produzione di energia nucleare".</font></p>
<p><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">Proprio
l'art. 7 ha reintrodotto per la prima volta dopo il 1987 gli impianti
nucleari nella legislazione italiana. <br />La legge più interessata
dal referendum è la 99/2009, in particolare l'art. 25 che recita
proprio “Delega al governo in materia di nucleare”. Questo
articolo già al comma 1 impegna il governo a promulgare decreti e
criteri sul nucleare. Il referendum lascia le parti relative alla
gestione delle scorie radioattive e chiede l'abrogazione delle pari
inerenti la “localizzazione nel territorio nazionale di impianti di
produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di
fabbricazione del combustibile nucleare”.</font></p>
<p><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">Analogamente,
si chiede l’abrogazione, al comma 2, in varie lettere, di ogni
riferimento a impianti di produzione elettrica da energia nucleare; e
poi l’eliminazione dell'intera, inquietante, lettera (i) che
estende al territorio italiano la “validità di autorizzazioni
relative ai requisiti e alle specifiche tecniche degli impianti
nucleari, rilasciate da Paesi esteri”, con la sola condizione che
esistano accordi bilaterali o di collaborazione tecnologica e
industriale.</font></p>
<p><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">Alla
lettera q, viene richiesta l'abrogazione della ”opportuna campagna
di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare,
con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua
economicità”.</font></p>
<p><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">Viene poi
richiesta l'abrogazione del comma 3, sempre dell'art. 25, e
dell'intero articolo 26 (“Energia nucleare”), e parti
dell'articolo 29, che istituisce l'”Agenzia per la sicurezza
nucleare”: a tale Agenzia viene lasciata la gestione e la
sistemazione dei rifiuti radioattivi e dei materiali nucleari
provenienti da attività mediche ed industriali, mentre viene
richiesta l'abrogazione di quella da impianti nucleari di produzione
di elettricità, come si evince anche dalle richieste di abrogazione
di parti del comma 5) che specifica le responsabilità dell'Agenzia.</font></p>
<p><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">Analogamente
è significativo l'intervento sul decreto legislativo 15 febbraio
2010, n. 31, relativo alla localizzazione dei siti, nel cui testo
viene chiesta l'abrogazione dei riferimenti a “impianti di
produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di
fabbricazione del combustibile nucleare” mentre restano i
riferimenti ai siti di stoccaggio delle scorie.</font></p>

<p><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">Infine,
viene richiesta l'abrogazione del riferimento a “energia da fonte
di produzione nucleare” dal Dlgs 2 luglio 2010, n. 104.</font><br /><br />
</p>
<p><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">2. I
Comitati per il Sì</font></p>
<p><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">Il
referendum sul nucleare è stato promosso dall’Italia dei Valori,
pertanto il Comitato Promotore del referendum, che gestirà anche la
fase di campagna elettorale, e riceverà gli eventuali rimborsi
elettorali, sarà gestito “in esclusiva” dall’IdV.</font></p>
<p><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">A
febbraio, il resto del mondo associativo nazionale e delle forze
sociali contrarie al nucleare, in accordo con l’IdV, ha costituito
un secondo comitato, chiamato “Vota Sì per fermare il nucleare”,
che affianca e coadiuva il comitato promotore nella difficile fase
della campagna per raggiungere il quorum e far prevalere il Sì.</font></p>
<p><strong>“<font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif"><i><span style="font-weight: normal;">Inutile,
rischioso e controproducente”: sono questi i principi alla base </span></i></font></strong><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif"><i>del
Comitato “Vota si per fermare il nucleare” che opera per
promuovere capillarmente sul territorio il diritto di partecipazione
democratica a questa scelta del Paese. </i></font><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">
</font>
</p>
<p><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">Tra i
firmatari, che hanno da subito aderito alla fondazione </font><strong><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif"><span style="font-weight: normal;">del
Comitato, oltre 100 soggetti del mondo dell’associazionismo, tra
cui: </span></font></strong><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">ACLI
- dipartimento Pace e Stili di vita, AIAB, Alternativa, Amici della
Terra, ARCI, Arci&nbsp; Servizio Civile, A Sud, AUSER, Comitato Si
alle rinnovabili no al Nucleare, Costituente Ecologista, Ecologisti
democratici, Eurosolar Italia, Fare Verde, Focsiv-Volontari nel
mondo, Forum Ambientalista, FIOM, Greenpeace, L’altro Quotidiano,
Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino, Pro Natura, Rete della
Conoscenza (Uds-Link), Rigas, Rivista Confronti, Slow Food,</font><strong><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif"><span style="font-weight: normal;">
Terra! Onlus, VAS, </span></font></strong><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">WWF.</font><strong><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif"><span style="font-weight: normal;">
</span></font></strong>
</p>
<p><font face="Nimbus Roman No9 L, Arial Unicode MS, serif">È in
corso la formazione di Comitati a livello regionale, che hanno il
compito di sostenere a livello territoriale, capillarmente, con il
diretto contatto con i cittadini, la campagna per il Sì al
referendum.</font></p>
]]>
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    <title>Diario atomico n. 6: i test impossibili del ministro Romani</title>
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    <published>2011-03-22T15:14:12Z</published>
    <updated>2011-03-23T07:04:23Z</updated>

    <summary> Ieri, è stata la “giornata europea degli stress test” degli impianti nucleari. Richiesti un po’ da tutti i ministri UE ma invocati soprattutto dal ministro Romani, che chiede “criteri stringenti di sicurezza” ma anche “compatibilità economica” e “tempi veloci...</summary>
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        <name>Pier Adami</name>
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.pierluigiadami.it/blogalexlanger/">
        <![CDATA[

<p class="MsoNormal">Ieri, è stata la “giornata europea degli stress test” degli
impianti nucleari. Richiesti un po’ da tutti i ministri UE ma invocati
soprattutto dal ministro Romani, che chiede “criteri stringenti di sicurezza”
ma anche “compatibilità economica” e “tempi veloci di esecuzione, da chiudere
entro il 2011”,
fattori per la verità poco conciliabili tra loro; </p> ]]>
        <![CDATA[il nostro ministro Romani
pretende a gran voce anche che i test garantiscano la sicurezza anche dagli
“attacchi degli hacker informatici” e da minacce terroristiche, probabilmente
ignorando che nessuna centrale, anche di seconda generazione, può rispondere a
un tale requisito. Si tratta di impianti più o meno solidi, ma nessuno è certificato per reggere l'impatto con un gigantesco aeroplano lanciato alla massima velocità.<br />Uno dei fattori più importanti del colossale aumento di costo
del reattore EPR in costruzione in Finlandia, infatti, è stato proprio l’aver
dovuto adeguare il progetto, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, per resistere
ad attacchi aerei kamikaze. Con questo requisito nel testl, le centrale progettata prima del 2001, ossia
praticamente tutte, andrebbero spente.

<p class="MsoNormal">Sulla pratica fattibilità degli stress test su scala globale
ci sono seri dubbi, in quanto nel nucleare civile non ci sono obblighi
internazionali in tal senso, e ci si dovrà dunque accontentare della buona
volontà dei vari stati a procedere a test volontari. Vedremo. Purtroppo, per il
nucleare civile non valgono le stesse norme del nucleare militare, dove
l’Agenzia atomica dell’ONU (IAEA) è titolata a inviare suoi tecnici per
verifiche ispettive e controlli, come ad esempio è avvenuto in Iran. Dunque
ogni agenzia atomica nazionale testerà i propri impianti, ma è ben noto che in
molti stati le agenzie sono niente affatto trasparenti e fortemente soggette al
potere politico. L’attendibilità dei risultati, ammesso che i test si facciano
ovunque, sarà tutta da verificare.</p>

<p class="MsoNormal">Tornerò in seguito sugli stress test, perché mi sembra che
sul tema regni parecchia confusione.</p>

<p class="MsoNormal">Sul fronte Fukushima, purtroppo, nuove nubi, probabilmente
radioattive, s’addensano sul cielo sopra la centrale, a testimoniare che la
situazione è ancora critica. I venti spirano verso la terra, e questo aggrava
la contaminazione di ampie aree anche agricole, compromettendole per decenni.
Non a caso persino a Tokyo sono state riscontrate tracce radioattive negli alimenti
e nel latte. Inoltre, misure effettuate nell’acqua marina hanno evidenziato
valori di iodio e cesio radioattivi superiori di decine di volte il limite
ammissibile. I reali effetti di questa contaminazione si protrarranno per anni,
con effetti significativi sulla salute della popolazione.</p>

<p class="MsoNormal">&nbsp;</p>

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