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Per la prima volta, Gabriela e io abbiamo deciso di partecipare attivamente alla vita di un partito, il PD. Insieme a tanti ecologisti abbiamo aderito alla mozione di Dario Franceschini, e domenica saremo candidati della lista regionale “Democratici con Franceschini e Morassut” nelle primarie.
L’occasione di queste primarie ci ha consentito di parlare con tante persone. È un momento fondamentale per capire cosa pensa la gente. Le primarie aperte a tutti ci hanno permesso soprattutto di ascoltare i cittadini.
In questi giorni sono uscite le prime indiscrezioni sui possibili siti delle nuove centrali nucleari italiane, fortemente volute dal governo Berlusconi, ma che trovano già l’opposizione delle popolazioni locali. Oggi parliamo di nucleare con l’ingegner Pierluigi Adami, coordinatore del circolo “Alex Langer” degli Ecologisti Democratici. Qualche mese fa è stato pubblicato su Internet il suo saggio “I conti in tasca al nucleare” (www.circoloalexlanger.it), e lo abbiamo intervistato.
Scrivo dalla nave che mi sta portando via dall'isola d'elicriso. Quando vi giunsi, all'inizio di agosto, proprio l'elicriso e il mirto m'avevano accolto, con i loro aromi intensi di macchia, di terra mediterranea. Ero arrivato in Sardegna, e ora la sto lasciando, ma solo per poco. Quest'isola che s'allontana è anche la mia casa, e nella mia casa ci tornerò, appena possibile. Ad Alghero, infatti, mi sento a casa come a Roma, dove però non sento profumo di elicriso, ma di smog. Ad Alghero gusto nelle narici il frizzore della salsedine, a Roma l'aspra grevità dell'asfalto surriscaldato. Ma a Roma è la mia terra.
E' una grande donna, forte e determinata come sanno essere certe donne sarde - ne so qualcosa io che ne ho sposata una quasi ventì anni fa. Francesca ha scombinato i piani di certi vecchi marpioni della politica sarda, che hanno tentato di fargliela pagare, mandandola al rogo come s'istrias - le streghe - colpevoli solo d'essere belle e dotate di una testa che ragiona. Le hanno fatto passare i sorci verdi, direbbero a Roma, ma Francesca non s'è lasciata intimidire.
Testo intervento di Vincenzo
Cerami, premio Oscar per la sceneggiatura del film "La v
Malgrado la sua
prestigiosa tradizione, le sue bellezze, il suo glorioso passato e le
indiscutibili virtù creative, all’Italia manca la “cultura della Cultura”.
Abbiamo avuto una borghesia che è stata pura categoria economica e null’altro…
abbiamo una classe dirigente mediocre, arruffona e ignorante, quando non è
ladra.
Nel momento più cupo della crisi, quando oltre cinquecentomila lavoratori
vengono sospinti nel tunnel oscuro della disoccupazione, ha senso proporre una
visione pos
Invece, sento talvolta nel centrosinistra riaffiorare il rimpianto per il
mondo di prima, quando c'erano ancora comunisti e democristiani, e tutto
sembrava più solido e chiaro.
Personalmente, non provo alcuna nostalgia per l'Italia del passato, se non
per la tenerezza che susc
Pol
Neanche l'inquietante ascesa di Berlusconi al potere riesce a farmi
rimpiangere il passato.
L’Italia prima del Cavaliere non era l’Eldorado, così come quella di oggi
non è l’inferno.
Dobbiamo superare il vezzo di una visione nostalgica, cupa, che non sa
guardare avanti e infondere fiducia nei c
A livello globale, il mondo che mi circonda è migliore di quello in cui
coltivavo le mie speranze di adolescente. Molte di quelle speranze si sono
persino avverate, come la fine dell’apartheid in Sudafrica, la caduta di tanti
regimi fascisti, come quello cileno, la fine della guerra fredda. Cresce la
democrazia nel mondo, e ogni anno milioni di persone escono dal dramma della
fame: troppo lentamente, è vero, comunque un percorso pos
Non ho alcun rimpianto per quel mondo di prima, chiuso da muri,
avvelenato da contrapposizioni ideologiche, sempre a rischio di catastrofe
nucleare.
Oggi stiamo smantellando gli arsenali atomici che la pol
Qualcuno, con il cappello e gli occhiali neri indosso, obietterà che è solo
cambiata la dislocazione del Male, ma non i suoi effetti, perché le cause che
lo scatenano, le disuguaglianze, la povertà, fisica e culturale,
l’intolleranza, sono ancora tutte qui, e alimentano nuovi focolai di guerra e
di tensione sociale. Tuttavia, cambiando ottica, s’intravedono segnali di una
più ampia volontà dei grandi del mondo di affrontare i problemi del pianeta, a
iniziare dal riscaldamento globale. Tra i grandi, vi sono oggi paesi prima
relegati nel sottosviluppo e anche questo è un buon segno.
In Italia abbiamo consegnato il monopolio dell’ottimismo al ghigno ipocr
Nell’era del Cavaliere, molti nel centrosinistra si sono lasciati andare a
un pessimismo cosmico che porta a vedere nero; sempre con lo sguardo torvo a
predicare che in Italia non si può più vivere, che abbiamo toccato il fondo.
Tuttavia la “pol
Noi democratici dobbiamo allora riappropriarci della speranza e tornare a
infonderla, con parole chiare, agli
I problemi ci sono, è inutile nasconderli. Mafie e camorre si sono
infiltrate nel tessuto produttivo, inquinandolo, al Sud come al Nord, a Palermo
come a Roma o a Milano. Il deb
Molte delle questioni c
Nonostante tutto, l'Italia è andata avanti, come se fosse assuefatta, da
secoli, a dover convivere con una pol
L’Italia di prima era l’Italia delle permanenti crisi pol
L’Italia di prima, post-rurale, raccontata da Pasolini, ruspante, era
lacerata dalle contraddizioni dello sviluppo rapido del dopoguerra; poi, quella
rampante e cinica, smascherata dai film di Sordi, è stata un'Italia ipocr
Non era un'Italia diversa, sana e sobria, come qualcuno la ricorda con
rimpianto. È in quell'Italia che nasce l'edonismo di massa, la smania del
consumo, della ricchezza facile. Il Cattivo Maestro ha colto il segno dei tempi
e s'è posto a capo di un nuovo impero fatto di immagini, pubblic
L'Italia di oggi, dopo trent'anni di sbornia, ha di certo bisogno di una
maggiore sobrietà e di consumi più ragionati. Senza moralismi o censure.
Bisogna guardare avanti, accettando però la sfida che il progresso si può
guidare, con una pol
Un'Italia che deve avere fiducia che un'alternativa è possibile.
Togliamo il cappello e gli occhiali scuri, e guardiamo al nostro paese con
sguardo nuovo.
Guardiamolo con gli occhi verdi brillanti che rispecchiano la bellezza dei
nostri paesaggi, che s’emozionano davanti alla nostra storia, e si stupiscono
sia del fervore tecnologico di certe aree industriali all’avanguardia, sia dei
maestosi silenzi dei nostri monti.
Occhi verdi che guardano al futuro, ma che non sottovalutano le ricchezze
del presente: gli
Purtroppo la pol
Tuttavia ce la faremo.
Vent'anni fa siamo risorti dallo scandalo del vino al metanolo e ora
produciamo vino di qual
Siamo un paese straordinario.
Se l'Italia fosse anche governata con saggezza, sarebbe il luogo più bello
dove vivere, in grado di garantire benessere e qual
Trovate i file audio in:CONFERENZA DI P. ADAMI
Se intendete approfondire i temi dell'energia, in particolare nucleare, vi suggerisco di leggere i documenti - ai quali ho collaborato come autore - che trovate qui: DOCUMENTI SU ENERGIA E AMBIENTE
Buon ascolto e buona lettura!
Ricevo, e volemtieri pubblico, l'invito della Fondazione Univers
Prima edizione della Scuola
Estiva residenziale in
Scr
Imparare l’arte del narrare dalla voce di scr
quotidianamente alla prova grazie
ad una didattica fortemente interattiva che fa dei laboratori di scr
Per chi aspira a diventare uno scr
Proprio in questi giorni mi è accaduto di imbattermi in un problema simile mentre scrivevo il mio nuovo romanzo "Canto della Terra". Per questo ne parlo qui nel blog.
Questo problema di scrittura accade perché l'immaginazione e la creatività - nella migliore delle ipotesi - o lo scarso controllo di ciò che scriviamo (nella peggiore), portano chi scrive a sfuggire da troppe costrizioni. E' normale che accada, ed è anche giusto lasciare che la fantasia sviluppi nuovi contenuti nella nostra opera. Così accade che un personaggio considerato minore, con poco risalto nella trama, scrivendo diventi invece sempre più importante, sino ad assumere un ruolo fondamentale nella trama. Può accadere che questo personaggio acquisisca una sua motivazione, un obiettivo all'inizio non previato, e che dunque la sua vicenda personale acquisisca il livello di "storia autonoma", anche se all'interno della "storia principale" affidata al protagonista. Non è raro nella storia della scrittura che un personaggio di secondo piano "rubi la scena" al protagonista, e magari diventi egli stesso protagonista, costringendo lo scr4tore a rivedere il suo progetto iniziale dell'opera.
L'importante è che l'autore se ne accorga in tempo, e intervenga prima che l'opera cominci a traballare, a diventare squilibrata nelle sue componenti, nelle relazioni tra i personaggi, nelle motivazioni principali.
Scrivendo il mio nuovo romanzo mi sono reso conto che la "storia di Giò", fidanzato di Eva, la ragazza "bruja" un po' strega un po' sacerdotessa di remoti culti della Madre terra e dell'acqua, stava superando per intensità e dimensione quella della stessa protagonista. Nell'idea originale Giò era un musicista in grado di "far danzare i demoni della terra" - come asseriva Eva da bambina, quando raccontava che poteva davvero sentirli e vederli. La musica di Giò era dunque evocativa, funzionale alla storia di Eva. Invece con il "passar delle pagine" l'estro musicale di Giò è cresciuto, portando una motivazione forte al personaggio non più legata direttamente con la storia di Eva. Mi sono dunque trovato con un romanzo che si stava squilibrando, con due storie interne sempre più scollegate - a parte la relazione tra i due protagonisti.
Se è vero che in un romanzo possono coesistere più storie, varie digressioni (basta pensare ai Promessi Sposi), è però vero che è meglio <i><g>focalizzare l'opera su di un tema portante</i></g>, per non confondere le idee al lettore.
Dovevo fare qualcosa per salvare il mio romanzo dal perdersi lungo la faticosa strada della scritttura.
Allora sono intervenuto e ho "stralciato" la storia di Giò rifocalizzando la storia sul tema principale della mia protagonista. Ho sacrificato un po' dell'arte di Giò in nome dell'unità narrativa.
Non è stato facile: dispiace sempre ridimensionare o eliminare personaggi (e magari ci siamo anche "affezionati" a loro), ma ogni scrittore ha il dovere di pensare soprattutto alla propria opera, anche a costo di sacrificare parti già scritte.
Comunque, la "storia di Giò" continuerà a vivere, perché è diventato materiale per un nuovo racconto.
Pier
