I CONTI IN TASCA AL NUCLEARE - Intervista a Pierluigi Adami

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In questi giorni sono uscite le prime indiscrezioni sui possibili siti delle nuove centrali nucleari italiane, fortemente volute dal governo Berlusconi, ma che trovano già l’opposizione delle popolazioni locali. Oggi parliamo di nucleare con l’ingegner Pierluigi Adami, coordinatore del circolo “Alex Langer” degli Ecologisti Democratici. Qualche mese fa è stato pubblicato su Internet il suo saggio “I conti in tasca al nucleare” (www.circoloalexlanger.it), e lo abbiamo intervistato.

Allora ingegnere, fanno bene i cittadini dei siti interessati a preoccuparsi?


È comprensibile la preoccupazione delle popolazioni che vivono in prossimità delle aree indicate dalle fonti di stampa; ma il problema del nucleare va ben oltre l'individuazione dei siti. il ritorno dell'atomo è una scelta sbagliata per tutti i cittadini, non solo per quelli esposti al rischio di una centrale vicino a casa. È una scelta pericolosa, e insostenibile economicamente. I paesi sviluppati stanno progressivamente uscendo dal nucleare mentre il governo italiano intende rientrarci adesso? È una decisione che va contro l’interesse di tutti per soddisfare gli interessi di poche lobby industriali.


Eppure il ministro Scajola sostiene che le nuove centrali nucleari italiane “abbasseranno il costo della bolletta elettrica degli italiani”. Questa è un’affermazione importante, ma lei non la condivide, vero?


Ovviamente no. Questa affermazione del ministro sul nucleare è priva di fondamento. Chiunque affronti con obiettività la questione dei costi del nucleare, senza nascondere le spese reali dell’intero ciclo di vita del reattore, sa benissimo che il kilowattora nucleare costa oltre il doppio rispetto a quello che si ottiene da fonti come il gas.


Il ministro Scajola però afferma il contrario. Quali dati avete utilizzato per le vostre valutazioni?


Abbiamo utilizzato gli strumenti più moderni di valutazione finanziaria di un progetto di investimento industriale e abbiamo inserito nel calcolo i dati reali, non presunti da studi teorici, che fanno riferimento al caso concreto del reattore in costruzione in Finlandia. È un caso esemplare, anche perché il reattore finlandese, a tecnologia francese EPR è identico a quello proposto per le future quattro centrali atomiche italiane.


E che cosa emerge dal reattore finlandese?


Emerge che ci sono gravi problemi tecnici, che riguardano anche la sicurezza dell'impianto, e che il costo è insostenibile: il reattore è stato venduto, nel 2002, dai francesi di Areva a 3,2 miliardi di euro, ma i costi reali si sono già quasi raddoppiati e oggi hanno superato i 5,5 miliardi di euro. È un dato provvisorio perché il reattore è ancora a metà della costruzione. Se mai riusciranno a finirlo, entrerà in esercizio con anni e anni di ritardo. Consideri che parliamo di un reattore costruito in un sito già atomico che ospita da anni altri due reattori. In Italia ovviamente sarebbe tutto più lungo, complesso e costoso perché partiamo da zero.


Anni di ritardo nella costruzione: un bel danno per la compagnia elettrica finlandese…


Infatti, la TVO, il consorzio elettrico finlandese, ha chiesto 2,4 miliardi di euro di danni ai francesi di Areva per i mancati introiti e l’esposizione rispetto al debito già contratto con le banche. A questo punto è a rischio il proseguimento della costruzione dell'impianto. Siamo di fronte a un vero disastro, tecnico e finanziario, ed è questo che il Governo Berlusconi intende riproporre in Italia? Il bello è che le centrali italiane saranno identiche a quella finlandese, e la ditta incaricata in Italia sarebbe sempre la Areva. Grazie ai soldi degli italiani copriremo il buco che Areva ha accumulato in Finlandia, questa è la verità.


Mi scusi, ma allora chi glielo fa fare all’Enel a imbarcarsi in una simile avventura?

Ci sono interessi enormi in gioco. Sia Areva sia EdF sono società in mano allo stato francese, e Berlusconi ha stretto un accordo strategico con Sarkozy. Sulle scelte di ENEL pesa molto la volontà del governo italiano. È la politica a decidere sul nucleare, e purtroppo non lo fa pensando all'interesse dei cittadini.


Forse esisterà qualche altra ragione che giustifichi il ritorno del nucleare? Ridurre il consumo di petrolio, o la dipendenza da fonti estere.


Da qualsiasi angolazione lo si guardi, il nucleare non serve all'Italia. Quando la speculazione ha fatto schizzare in alto il prezzo del petrolio, Berlusconi ne ha approfittato per fare propaganda a favore del nucleare: ne parlavano con enfasi stampa e TV ma nessuno ha spiegato agli italiani una cosa molto semplice: che il nucleare serve solo per produrre energia elettrica, mentre il petrolio serve soprattutto ad altro. Per questo, con il nucleare non si risparmia petrolio! Ne è prova il fatto che la Francia, il paese più nucleare d'Europa, consuma più petrolio di noi... È il gas il combustibile più diffuso per produrre elettricità, e l'Europa si sta muovendo per diversificare le fonti, attraverso nuovi gasdotti che partono dal Caspio e dal Nord Africa, così da superare l'”effetto Putin”. Ma sono le energie rinnovabili che garantiranno all'Italia, paese ricco di sole e di vento, il futuro energetico.


Ingegnere, mi sta dicendo che con i pannelli solari evitiamo una centrale nucleare?


È l'insieme delle fonti rinnovabili – idroelettrico, eolico, solare fotovoltaico, biomasse e geotermico – che, unito a processi di efficienza e contenimento energetico garantiranno all'Italia tutta l'elettricità che serve per i prossimi decenni. Abbiamo iniziato in ritardo rispetto agli altri paesi, ma ora anche l'Italia sta vivendo uno straordinario sviluppo delle energie rinnovabili: pensi che solo nel 2008 abbiamo aumentato la produzione elettrica da fonti rinnovabili di una quantità pari a 10 terawattora. Per darle un'idea, è la quantità di energia prodotta in un anno da una gigantesca centrale nucleare. Che però richiede vent'anni per essere costruita e produce scorie pericolosissime, radioattive per migliaia di anni, mentre noi la stessa energia l'abbiamo prodotta in modo pulito, grazie al sole, all'acqua e al vento, e in un solo anno. Quest'anno, per la prima volta, gli investimenti sulle rinnovabili hanno superato quelli di tutte le altre fonti energetiche: è un segno che il mercato vuole le rinnovabili e non sa che farsene del nucleare.


Ma come, proprio il ministro afferma che è il mercato che vuole le centrali…


È stato proprio il mercato a sancire la fine del nucleare nei paesi occidentali, mica il “furore ideologico” degli ambientalisti, come dice il presidente del Consiglio. In tutti i paesi occidentali, a parte il caso finlandese-francese, non si ordinano più nuove centrali nucleari dal 1978, proprio perché l’atomo non conviene agli investitori privati.


Può dettagliare meglio questa affermazione?


Certamente. Il vero problema dell’energia atomica, dopo quello irrisolto dello smaltimento delle scorie, è l'enorme costo di costruzione, che richiede un indebitamento di miliardi di euro, esponendo l’investitore – la compagnia elettrica - ad un rischio ovviamente altrettanto grande. Inoltre i tempi di costruzione non vengano mai rispettati nel nucleare, e il costo finale risulta sempre almeno il doppio rispetto alle previsioni. Insomma, per costruire una centrale atomica bisogna indebitarsi parecchio, i soldi escono subito, mentre i primi ricavi dalle bollette arriveranno dopo anni e anni, se arriveranno, perché a causa di problemi ed esaurimento dei fondi, la costruzione di molte centrali viene interrotta a metà. Chi investe non sa se e quando arriverà al punto di pareggio. Può un imprenditore privato rischiare così tanto? A meno che non ci siano i cittadini a coprire il rischio, pagandolo sulla bolletta...


Il governo potrebbe però mettere nel piatto sostanziosi incentivi…


Questo è sicuro: la costruzione di centrali nucleari richiede un grande esborso di denaro pubblico a favore dei gruppi industriali coinvolti, almeno come erogazione di crediti agevolati e anticipazione sul kilowattora prodotto. Qualcosa del genere lo ha fatto Bush nel 2006, per promuovere il rilancio dell’energia nucleare negli USA. Invece, nonostante il sostanzioso incentivo del governo, l’industria nucleare negli USA è ancora ferma. E sa perché?


Me lo dica lei…


Perché nonostante gli incentivi, il nucleare continua a non convenire.

Ad un costo totale di 6 miliardi di euro per reattore (ipotesi minima), il costo del kilowattora nucleare è già di gran lunga superiore a quello che si ottiene dal gas; si figuri al livello di 9 miliardi a reattore! Questo è il prezzo raggiunto dal reattore EPR, quello che vorrebbe Berlusconi, nell'offerta presentata dai francesi di Areva lo scorso luglio al Canada. Stiamo parlando di un costo dell'energia prodotta ben oltre il doppio di quello del gas, e non c'è incentivo che possa coprire la differenza.

Il Canada, ovviamente, ha rigettato l’offerta francese e ha bloccato il progetto di rinnovo di una vecchia centrale esistente. Troppo costoso per loro. E per l'Italia?


Insomma lei non ritiene plausibile il cosiddetta “rinascita atomica italiana”?


Se fossimo in un paese dove conta l'interesse pubblico, direi proprio di no. Ma siamo in Italia e da questo governo mi aspetto di tutto. Tuttavia sarà difficile persino per Enel trovare i fondi che servono: ad esempio, nella vicenda Alitalia, i grandi imprenditori italiani messi insieme hanno raccolto all’incirca un miliardo di euro per salvare la compagnia aerea, scaricando i debiti sui cittadini. Ebbene, come abbiamo visto, per costruire quattro reattori in Italia di miliardi ne serviranno 36 e vorrei proprio sapere da dove usciranno tutti quei soldi. Se penso al disastro finanziario attuale, alla crisi di liquidità delle banche, dubito che nessuno possa garantire le somme che servono, nonostante i proclami di governo ed Enel.


Secondo lei, allora, questa del nucleare italiano è solo propaganda?


No, non si tratti solo di propaganda. La strada scelta dal governo è pericolosa e senza ritorno, per questo va fermata in tempo. Già l'annuncio del ritorno al nucleare ha comportato un colossale riassetto degli enti preposti e la creazione di nuovi, con dirigenti funzionali all’attuale maggioranza di governo. Inoltre si mette in piedi un sostanzioso giro di denaro pubblico, per finanziare studi di fattibilità, analisi dei siti, consulenze di esperti, progetti preliminari. Così si finanziano i soliti gruppi amici, senza aver neanche posto il primo mattone di una centrale atomica.


E se nonostante tutto, i rischi, i costi, il governo andrà avanti e porrà il primo mattone?


... allora si inizierà una disastrosa via crucis che costerà un'enormità e probabilmente non porterà da nessuna parte. Ma ammettiamo anche che riescano a finire almeno una centrale nucleare, che cosa avranno ottenuto? Che a un prezzo esorbitante pagato dai cittadini, tra venti anni – forse - avremo un impianto che produrrà un inutile 3% del fabbisogno nazionale, inutile e in eccesso, per giunta, perché già coperto dalle energie pulite. E in più avremo causato al nostro paese il grave onere di dover ricevere ogni anno dall'estero 40 tonnellate di uranio arricchito, per alimentare la centrale, e di gestire scorie di plutonio pericolosissime e radioattive per migliaia di anni, che non sapremo dove mettere. Davvero un bel risultato!


Gli ecologisti si stanno mobilitando per fermare il nucleare, come ai tempi di Cernobyl?


Oggi la battaglia contro il nucleare si fa con idee e temi nuovi. Cambiano i tempi, anche rispetto a Chernobyl. Un incidente analogo a quello, oggi è molto improbabile, ma si è aggiunto il rischio terrorismo, ad esempio. Oggi la parola chiave è: il nucleare non serve all'Italia. I dati parlano chiaro: il nucleare non conviene per produrre energia, è costosissimo e inquinante. Se lo faranno, sarà per privilegiare gli interessi di potenti lobby industriali, non certo per fare l’interesse degli italiani. Se si va verso il nucleare si finanzia un'energia sporca, che costa parecchio agli utenti, e si tolgono spazio e risorse alle fonti rinnovabili, che invece producono energia pulita. Noi ecologisti ci stiamo mobilitando, ma è tutta la società civile che deve esprimere il suo dissenso, e impedire che la follia nucleare vada avanti. Primo appuntamento a ottobre con il segretario PD Franceschini a Montalto di Castro, dove noi ecologisti e tutti i democratici grideremo un chiaro NO! al progetto nucleare del governo.


© Liberascrittura – www.pierluigiadami.it

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