Libera Scrittura

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p3: Sviluppare i personaggi

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Se l’idea è buona, se ha superato l’analisi della “strizzatura” e della motivazione, se conflitto e posta in gioco sono stati identificati, allora è giunto il tempo di ragionare sui personaggi. Non è ancora tempo di pensare alla trama, dunque a come gli eventi si susseguono nella storia. Per ora, è sufficiente focalizzare tre punti:

  1. Trasferire il tema e il conflitto nella motivazione del (della) protagonista;
  2. Fornire spessore extra-testuale alla vita dei personaggi.
  3. Pianificare la loro evoluzione nel corso della storia.

Il primo punto dovrebbe essere già stato in parte analizzato con l'identificazione del conflitto; in questa fase dobbiamo approfondire lo studio dell'effetto del conflitto sui personaggi della storia, in particolare sui protagonisti.

Il conflitto da un bisogno del protagonista

nasce da una sua insoddisfazione, da una lacuna nella sua vita, dall'insofferenza verso qualcosa o qualcuno o verso se stesso; il conflitto nasce da un vuoto che il protagonista vuole colmare e la storia svilupperà questa sua ricerca.

il conflitto è esterno al protagonista, che lo subisce

sono le circostanze esterne a catapultarlo dentro la storia e a metterlo in gioco; il protagonista era felice e sereno, ma un evento negativo o un antagonista lo privano del "bene prezioso" (amore, salute, benessere, la casa...) e la storia svilupperà questa sua ricerca.

Il risultato dei due tipi di conflitto non cambia. In entrambi i casi il protagonista inizia un viaggio alla ricerca del suo obiettivo. Bisogna individure l'effetto che l'insorgere del conflitto ha sulla sua vita.

Il secondo punto (fornire spessore ai personaggi) può richiedere un certo tempo di maturazione. Un personaggio, specie se protagonista, deve convivere con lo scrittore, insinuarsi nei suoi pensieri, diventare suo amico o acerrimo nemico, ma comunque essere una presenza viva, forte. Un protagonista non può essere una figura confusa, scialba, indistinta. Può essere un debole, o persino essere noioso, se la storia lo richiede (tenendo però in mente la sana avvertenza: narrare la noia, di solito annoia…). Può essere una figura misteriosa per il lettore, e questo di solito affascina, però non può avere misteri per lo scrittore. Lo scrittore deve sapere tutto di lui. Anche se chi scrive ha deciso di raccontare una storia che si svolge nell'arco di un solo giorno, dunque una piccola frazione della vita di un personaggio, di lui deve conoscere ogni aspetto della vita, anche passata. Lo scrittore seguirà la sua creatura sin dai banchi di scuola, e persino prima, osservandolo nei suoi rapporti con i genitori; sarà psicologo e infame guardone, spiandolo nei suoi primi rapporti amorosi. S'incollerà a lui, scrutandone i gesti, mimandone il modo di camminare, la postura; ne sfotterà i vizi, le manie, i tic nervosi, le ossessioni. Lo guarderà mentre si specchia, curiosando tra le rughe, o ammirandone la pelle fresca e chiara.

È crudele il ruolo dello scrittore, in un certo senso. Il suo rapporto con i personaggi, in questa fase ancora preliminare, è scorretto e invasivo. Può decidere di loro, della loro vita o morte, delle loro sembianze, farli splendidi o miserabili senza che loro possano opporsi.

Quando s'inizia a scrivere davvero, però, i personaggi si prenderanno una rivincita. Tanto più sono stati ben delineati, tanto più chiara e forte è la loro personalità, tante più libertà si prenderanno nel corso della scrittura.

- Acquisteranno una voce propria, e sarà la loro voce a parlare, non più quella dello scrittore.

"Quello è il momento magico e sublime che adoro nella scrittura: quando il mio io di scrittore viene soverchiato dalla forza dei miei stessi personaggi, quando sento che loro hanno preso le redini della storia, loro decidono il da farsi e non chiedono più a me consiglio, Sono vivi, autonomi, e camminano tra le pagine - e persino nella mia casa - con le loro gambe." Pierluigi Adami

L'ultimo punto della lista pianificare l'evoluzione dei personaggi" richiede di identificare il loro processo di crescita. Ogni storia, in fondo, racconta un viaggio, un percorso che, sempre, conduce verso qualcosa di nuovo. Persino nelle storie in cui la fine si ricongiunge con l'inizio - stesso ambiente, analoghe situazioni - il protagonista non sarà più lo stesso. È cambiato, ha subito esperienze forti, ha affrontato battaglie spinto dal conflitto e dal bisogno interiore. Dunque, è cresciuto.

Se non cresce, non susciterà alcun interesse.

Non c'è nulla di più mortalmente noioso di un personaggio statico lungo l'arco della narrazione, uno stoccafisso che si muove a fatica, rigido, tra le pagine e che alla fine della storia, è esattamente come lo avevamo trovato all'inizio.

Nel gergo degli sceneggiatori, personaggi del genere si chiamano tinche.

In alcuni storie d'azione il protagonista è così, sempre uguale a se stesso. Pensiamo all'agente 007, per esempio. In quelle storie, però è proprio l'azione a tenere in piedi la storia, con il ritmo. La rigidità del personaggio è voluta. Tuttavia, anche in molti film d'azione si introducono elementi di crescita dei personaggi che arricchiscono lo spessore della trama, e sono apprezzati dal pubblico. Un esempio di questo genere è il ciclo di film dedicati a Spiderman.

Per concludere: proviamo a tracciare il percorso interiore del protagonista, vediamo come è cambiato dall'inizio alla fine della nostra narrazione, come è cresciuto, che cosa ha acquisito e che cosa ha perduto. Solo quando tutto questo sarà chiaro, allora potremo cominciare a scrivere.

 


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