Libera Scrittura

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Il Film-TV, la Fiction televisiva, i serial

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Quanto detto per i film, vale a più forte ragione in TV, dove esistono tre formati standard:

• film TV, una puntata, 100 minuti (come i film per il Cinema);

• miniserie, a 2, 4 od 8 puntate;

• serial, che si protraggono nel tempo (anche per anni - una volta era diffusa la dizione telenovelas vista la diffusione nei paesi latino-americani, o soap-operas, dato che negli USA erano soprattutto finanziate da aziende produttrici di detersivi).

Il film TV, anche se è strutturalmente simile al film per il Cinema, accentua ancora di più i caratteri e le situazioni, e tende, in media, a semplificare. Visto che l'audience è il valore primario, soprattutto per i canali di punta e in prima serata, la scrittura televisiva tende a privilegiare l'aspetto più popolare, emotivo, sentimantale, della narrazione. Di norma, gli investimenti pubblicitari nel prime time, soprattutto nella stagione autunno-inverno, quando c'è il picco degli ascolti, condiziona un po' la creatività alla necessaria ricerca del successo. In periodi "meno pregiati", in primavera-estate e in seconda serata, si subisce meno il peso dell'audience e la libertà creativa è maggiore. Ciò non toglie che anche nel prime time, siano andati in onda in questi anni diversi pregevoli esempi di buona scrittura televisiva. In genere, però, i personaggi dei film-TV tendono a essere meno complessi, ad adeguarsi a stereotipi con poco spessore, la separazione manichea tra buoni e cattivi s'accentua, le storie tendono ad aderire a canoni più convenzionali, con pochi strappi (storie d'amore sentimentali, gialli con investigatori perspicaci, preti buoni prossimi alla santità, poliziotti coraggiosi senza macchia, e così via). Non è però impossibile trovare buona scrittura anche in TV, o fiction coraggiose e spregiudicate, che riscuotono grande successo: «Sex and the City», dove si parla apertamente di sesso, e «Angels in New York», crudo e del tutto anti-retorico ritratto del mondo dell’omosessualità, ne sono due esempi evidenti. In Italia, dove certi temi sono ancora difficili da trattare in modo così diretto ed esplicito, si possono comunque evidenziare numerose fiction ben scritte e ben realizzate. Ne cito alcune: Perlasca (RAI 2002, con Luca Zingaretti, basato sulla storia vera di un eroico personaggio che ha salvato centinaia di ebrei dalla deportazione nazista); la serie del «Commissario Montalbano» (RAI): la popolare serie di «Un medico in famiglia» (RAI), scritta con grazia da Paola Pascolini e ben recitata.

La scrittura di un film-TV o di una miniserie breve non differisce molto dalla normale scrittura di un copione per il cinema. Si parte dall'idea, si scrive il soggetto, la scaletta, e poi il trattamento (non sempre richiesto) e la sceneggiatura (vedi il manuale di sceneggiatura) per ogni puntata. E' prassi, per le miniserie in più puntate, far coincidere la fine di ogni puntata con un "plot point", un punto di svolta importante della storia, in modo da suscitare la curiosità nel telespettatore e spingerlo a vedere la puntata seguente.

Viceversa, la scrittura dei serial è differente. Nei serial si punta molto sui personaggi e sulle loro relazioni, sulle situazioni, sui rapporti. Si identificano dei "blocchi narrativi" affidati, di volta in volta, a un certo gruppo di personaggi, per formare un intreccio di più storie spesso temporalmente in sovrapposizione, con frequenti stacchi dall'una all'altra, creando così una struttura definita multivariata. Ogni sotto-storia ha un suo corpo narrativo, il suo obiettivo, i protagonisti della vicenda e i loro antagonisti-oppositori. Più che le storie in sé, l'ambientazione e l'azione, nei serial contano soprattutto le relazioni - sentimentali, sociali - tra i personaggi, che diventano così il perno intorno a cui ruota tutta la struttura. Nel corso delle tante puntate di un serial, ciascun personaggio può assumere diverse funzioni narrative, alternandosi nel ruolo di protagonista in una certa storia, di Mentore-saggio in un'altra, e magari da antagonista in un'altra ancora. Proprio per l'importanza centrale del ruolo dei personaggi in un serial, tra i documenti fondamentali di lavoro c'è la definizione della cosiddetta "bibbia" dei personaggi, dove si descrive il loro ruolo, le diverse funzioni narrative ricoperte, la loro evoluzione nel corso delle puntate. Soprattutto, si indicano le relazioni tra di loro e come si sviluppano.

In questo modo, partendo dalla "bibbia", e magari da un "format" che descrive essenzialmente di che cosa si tratta, è possibile iniziare la produzione anche con il materiale sceneggiato per poche puntate. Se le prime hanno successo, sulla base delle linee guida già impostate, si preparano i successivi copioni e si procede via via con le riprese delle puntate.

Dovendo "riempire" molte puntate, la scrittura dei serial tende a essere meno concisa e più ridondante rispetto a quella dei film; i dialoghi sono più prolissi e meno centrati sull'azione. Attenzione però: scrivere un serial non vuol dire scrivere male. Certi dialoghi francamente ridicoli delle soap-operas degli anni '80 sono da evitare.

Anche l'ambientazione, nei serial, conta poco se non nell'effetto che ha sulle relazioni tra i personaggi. In molti casi, i serial tendono a focalizzarsi addirittura su di un unico ambiente (una scuola, un ufficio, un ospedale, un appartamento ecc.) spesso con punti fissi di ripresa, per sviluppare proprio le situazioni che si sviluppano in quel determinato ambiente: sono queste le situation-comedy - più note ormai come sit-com, molto diffuse anche nella TV italiana (caso estremo: Camera Cafè - Italia 1, 2003 su format francese - con un unico punto di ripresa davanti alla macchina del caffè di un ufficio).

 

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