Libera Scrittura

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Progettare la storia

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Progettare una storia vuol dire concepirla in modo ragionato, riflettendo sugli eventi e sui personaggi, sulla struttura e sullo stile, evidenziando i punti di forza, debolezza e i momenti drammatici della trama.

L'idea del romanziere che scrive in perenne estasi, trascinato solo dalla sua ispirazione, libero da vincoli e costrizioni è molto poetica, ma per nulla verosimile. Accade talvolta lo scrittore si conceda all'Arte e dipinga magnifici affreschi letterari. Gran parte del "mestiere" di scrittore è però basato su un concreto lavoro artigiano: taglia, cuci, aggiusta. Più del pennello, sono le forbici e la colla (oggi spesso in versione elettronica) gli strumenti di chi scrive.

Come il muratore non inizia a costruire senza un progetto, anche il romanziere ha bisogno di una traccia, un piano da seguire. Cento o duecento pagine sono una distesa bianca in cui si perde la direzione, se non si ha una bussola; sono un mare infinito in cui si affoga, se non si ha una barca con il timone. Il progetto della storia è la bussola dello scrittore, il suo timone, la guida che gli consente di non navigare a vista, di non finire in un vicolo cieco o in un inatteso "buco" non recuperabile della trama.

Il progetto della storia consente di non perdere tempo inutile: già l'analisi fatta a priori può evidenziare se l'idea che si ha in testa è giusta, se è abbastanza forte da meritare il colossale investimento (in termini di tempo di vita speso) per scrivere un romanzo, o se è meglio lasciar perdere.

Nel caso di scrittura di un romanzo o di un film, il progetto della storia è indispensabile.

Se si vuole scrivere un racconto, la fase del progetto è utile, ma non indispensabile. Il grande Raymond Carver disse di non conoscere mai il finale di un suo racconto prima di scriverlo. Scriveva partendo da un'idea, da una frase che risuonava da giorni nella sua testa. Come lui, molti altri scrittori di narrativa breve. Flannery O’Connor, ad esempio, quando iniziava a scrivere un racconto, non ne conosceva il finale e lasciava che fosse il fluire stesso della narrazione a suggerirglielo. Persino Scott Fitzgerald, preciso programmatore dei suoi romanzi, studioso e progettista delle loro architetture sin nei minimi dettagli, espresse il parere che i racconti vanno scritti in "una o tre botte", più un'altra "botta" per la revisione. Una botta al giorno. Massimo in quattro giorni il racconto dev'essere finito.

Un'altra scrittice (Natalie Goldberg "Scrivere Zen", Astrolabio 1987) parla del raccontare come di un'esperienza Zen, figlia d'illuminazione e non della ragione, libero fluire d'idee. Bello, vero? Funziona, anche, per testi brevi. Provate a scrivere un romanzo così, e alla decima pagina sarete costretti a fermarvi. Intendiamoci: anche mentre si è alle prese con un'opera lunga e complessa ci si può lasciare andare, abbandonandosi alla scrittura senza remore. Ad ogni scrittore capitano momenti di pura estasi letteraria. Però le pagine prtodotte vanno poi corrette e inquadrate dove la trama le richiede. Capita anche che il fluire delle idee nella scrittura abbia "deviato" la storia dal suo corso programmato. È normale che accada. Si progetta, s'inizia la costruzione, e poi, in corso d'opera, accade qualcosa che fa cambiare il piano. Nulla di male. Bisogna assecondare queste variazioni impreviste.

Talvolta sono gli stessi personaggi, ormai vivi di una vita propria nell'anima dello scrittore, a decidere e a mutare il corso degli eventi. In fondo, chi scrive parla di loro, con la loro voce; non può non seguirli nel descrivere gli eventi che li riguardano. Questa variante suggerita all'orecchio interno dello scrittore da una vocina misteriosa non andrà repressa, solo perché scombina i piani. Bisogna invece seguirla per un po', vedere dove vuole arrivare. Se la nuova strada è feconda, magari apre nuovi orizzonti narrativi: allora basta cambiare il progetto, rivederlo, adattarlo al nuovo percorso della storia. Se, invece, la nuova strada finisce contro il muro di ostacoli insormontabili, è meglio fare marcia indietro e ritornare al percorso programmato. Se la nuova idea merita di essere seguita, cambiamo il progetto della storia. Un nuovo progetto deve sostituire il precedente. È l'unico modo per garantire la coerenza della trama proprio in presenza di frequenti cambiamenti. Alcuni personaggi, nelle varie revisioni, possono essere soppressi, cambiare età o persino sesso. Basta poco per scombinare tutto. Bisogna aggiornare i rapporti tra i personaggi nella trama, anche in presenza di una piccola modifica, altrimenti si rischiano situazioni d'involontaria comicità, come il morto di pagina 40 che a pagina 70 resuscita inspiegabilmente, o quando il protagonista va a letto con la dolce e bella Giovanna, che però cinquanta pagine prima era sua suocera, e non era né dolce né bella.

 


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