Libera Scrittura

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Introduzione alla narrazione

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"Questa è la storia che prego la divina Musa di svelarci. Iniziala, o Dea, dove preferisci" Omero, L'Odissea

Da allora, ogni scrittore si rivolge alla Musa, per ricevere ispirazione. Peccato che la Dea degli artisti sia una menzognera, una che la verità non la dice con chiarezza, ma la nasconde.

Indice

INTRODUZIONE

Proprio gli antichi Greci fondarono l'”arte della narrazione”, che poi condusse alla perfezione classica della Tragedia, dedicandola al più gaglioffo, ubriacone e spregiudicato degli dei, Diòniso; e l'attore protagonista, che dà voce al testo dello scrittore, era chiamato hypokrités, “colui che recita”, ma anche “colui che finge, simula”. L'Ipocrita, insomma. E gli anglosassoni chiamano finzione proprio la narrativa: fiction. Non c'è malizia in ciò, perché il lettore è d'accordo e sta al gioco, disposto persino a cedere temporaneamente la propria razionalità, abbandonandosi al gusto della narrazione, in quel fenomeno che il poeta Samuel Taylor Coleridge (autore della Ballata del Marinaio) chiamò “a temporary suspension of disbelief” (sospensione temporanea dell'incredulità). La narrativa, dunque, si basa su una sorta di “inganno concordato”, sin dai tempi remoti, marchiata come bugiarda dagli stessi dei che la ispirarono. E' il destino di ogni scrittore, seguire quel marchio che viene dall'Olimpo: raccontare implicherà sempre una bugia, e proprio nella bugia, nella favola, sta il fascino eterno di ogni racconto.

La Scrittura Creativa

Scrivere, sino a pochi anni fa, era considerato un atto creativo frutto di pura arte, per pochi “illuminati” dal misterioso fenomeno dell’ispirazione. Si poteva insegnare la grammatica, tutt’al più, ma non certo a scrivere. Nell'antichità, era spesso uno sciamano che possedeva l'arte della scrittura, perché era considerata un dono magico, che conferiva potere politico e religioso. Ancora a metà del Novecento, in molte zone d'Europa persino leggere era un privilegio, figuriamoci quale interesse poteva esserci a dischiudere alle masse i segreti della scrittura. I romanzieri erano dei veri Artisti, chiusi nei loro eremi o nei loro circoli, cenacoli, caffè, salotti, luoghi invero dove si è costruita la storia del pensiero occidentale negli ultimi due secoli, ma ristretti, riservati a pochi.

Nel Novecento, però, alcuni studiosi hanno iniziato ad analizzare il processo creativo della narrazione, e i linguisti la struttura del linguaggio e dell'espressione. Si iniziarono a studiare i codici e gli standard, i miti e gli archetipi, radiografando segni e simboli del linguaggio, e le forme dei racconti e dei romanzi. Qualcuno, come il grande studioso russo Vladimir Propp, è andato a frugare tra le leggende e le fiabe, per capire perché funzionano così bene, e attirano da sempre i lettori. Ha scoperto, addirittura, che la «fiaba magica» ha una morfologia uguale in ogni parte del mondo e in ogni era, che rispecchia gli antichissimi riti di iniziazione dei nostri antenati tribali; lo psicologo analista Jung ha scoperto che il nostro inconscio nasce con già impressi dei simboli e immagini primordiali, che sono alla base dei nostri processi narrativi. Non si tratta dunque di un'analisi letteraria, bensì di una ricerca scientifica sui meccanismi della scrittura, consolidatisi nella nostra cultura dalla preistoria ai giorni nostri.

Paradossalmente, la fine del racconto davanti al caminetto, ucciso dalla TV e dai tempi moderni, insieme con la diffusione dell'alfabetizzazione, ha fatto nascere in molti la voglia di scrivere. Scrivere narrativa, però, richiede di conoscerne la tecnica, come qualsiasi altra disciplina; l’ispirazione non basta. Bisogna saper raccontare, e ciò richiede un forte processo cosciente, critico, di studio su come sviluppare e costruire una storia.

Per sviluppare le potenzialità narrative che ognuno di noi possiede è nata la scuola di scrittura creativa, che ha insegnato a tante persone a scrivere "meglio". Magari anche a leggere con un occhio attento e critico.

Carver, Gardner, Scott Fitzgerald, Calvino, Kundera, tra gli altri, oltre che grandi scrittori, sono anche dei grandi maestri, e il loro insegnamento è tuttora valido.

Ci hanno insegnato i "trucchi del mestiere". L’attività di uno scrittore, come quella di un qualsiasi artista, è in gran parte fatta da strumenti “del mestiere”, semplici, concreti, e a questi strumenti faremo riferimento in questo Manuale.

Anche lo scrittore deve saper usare strumenti di base, che fanno parte della sua "valigetta professionale", proprio come la cazzuola per il muratore, la sega per il falegname, il martello per il fabbro. Da questo punto di vista, la scrittura non è diversa da altre attività artigiane. Se poi si è dei veri artisti o dei grandi geni, allora quegli strumenti serviranno alla creazione di un’opera d’arte. Tuttavia non tutti i romanzi sono “opere d’arte”, ma per noi è sufficiente essere riusciti a fare un buon lavoro, che ci soddisfa come autori e lascia un buon giudizio nel lettore o nello spettatore.

 

Motti celebri e utili sulla scrittura

Sulla precisione

"Non posso licenziare il mio romanzo - il Grande Gatsby - finché non racchiuderà il meglio del meglio di cui sono capace... ciascuno ha le sue virtù, e una delle mie è la grande precisione nel lavoro" (Scott Fitzgerald)

"(La buona scrittura è)...un modo di vedere le cose originale e preciso e l’abilità di trovare il contesto giusto per esprimerlo" "Si possono descrivere delle cose, degli oggetti comuni, usando un linguaggio comune, ma preciso, - una sedia, una forchetta - e dotare questi oggetti di un potere immenso, addirittura sbalorditivo" (Raymond Carver)

"In letteratura non descrivere la noia e la stanchezza come sono, perché, fondamentalmente, la noia annoia e la stanchezza stanca" (Scott Fitzgerald)

<<Prec. Succ.>>

 


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