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Home Letteratura Latina Latino: età repubblicana

Latino: età repubblicana

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Nell'età repubblicana, segnaliamo due autori di rilievo come Lucilio e Marco Porzio Catone.

1.            Lucilio - La Satira

La satira, che Giovenale chiamava farrago, cioe’ miscuglio, era costituita da dialogo e racconto comprensivi di aggressivitá e moralitá, di immagini poetiche e oscene, di linguaggio popolare e dotto, che in Lucilio e in Giovanale ebbe i suoi massimi rappresentanti. L’impronta data da loro rimase sempre a caratterizzare questa forma letteraria, che Quintiliano giudicó “tota nostra”, cioe’ latina. Vi era, infatti, in essa lo spirito mordace, comico, licenzioso dei versi fescennini, e insieme la moralitá, che si ricava anche dalla diffamazione fatta a fine di bene. Con Giovenale, Lucilio fu il massimo rappresentante di questo genere poetico.


Lucilio nacque a Sessa Aurunca, da famiglia equestre, in territorio osco campano, in cui la popolazione era quasi per natura portata alla facezia giocosa e alla beffa. Visse lontano dalle cariche pubbliche, perche’ non civis, ma socius Romanus, in una sontuosa casa fatta a spese pubbliche per ospitare, come ostaggio, il figlio del re di Siria , Antioco III. Militó nella guerra numantina e, in quella circostanza, conobbe uomini notevoli, fra cui Polibio, Caio Gracco, Mario, Giugurta e Lelio e Scipione, suoi carissimi amici. Cominció a scrivere le sue satire a quarantacinque anni di etá e continuó per oltre venticinque anni. Morí a Napoli nel 102 o 101 a. Ch. ed ebbe l’onore del funus publicus per i 30 libri di satire che coinvolgevano tutte le umane categorie di uomini e donne, potenti e umili, inseriti nella quotidianita’ della vita a Roma. Della sua vasta opera restano solo 1300 versi e, come lo stesso afferma, “quem ex precordiis ecfero versum.” il verso che faccio nascere dal cuore.

Frammento di una satira:
Cui neque iumentum est nec servus nec comes ullus: bulgam et quidquid habet nummorum secum habet ipse. Cum bulga cenat, dormit, lavit; omnis in una isti animus bulga. Bulga haec devincta lacerto est.

Traduzione:
Chi non possiede ne' un giumento, ne' un servo, ne' alcun compagno di viaggio. ha con se' una borsa con tutto il suo denaro, Cena, dorme, fa il bagno con la borsa; tutto il suo animo e'racchiuso in una sola borsa. La borsa e' legata con un laccio al braccio.

2.            Marco Porzio Catone

M. Porcius Cato nacque a Tuscolo nel 234 a. C. Prestó servizio militare a diciassette anni, proprio quando i Romani subirono nel 217 la sconfitta al Trasimeno. Fu condotto a Roma da un patrizio, Valerio Flacco, suo confinante a Tuscolo, perche’ ne ammirava le insite capacita’ che lo avrebbero portato a svolgere notevoli ruoli politici. Fu, infatti, tribuno militare e si distinse nella battaglia del Metauro, questore in Africa, dove nel 2o2 avveniva la battaglia di Zama che doveva dare ai Romani la signoria del mare. Passando dalla Sardegna per tornare a Roma, conobbe il poeta Ennio, che militava nell’esercito romano e lo condusse con se’ a Roma. Fu, in seguito, edile e pretore in Sardegna, ammirato per la sua gestione della cosa pubblica. Console con Valerio Flacco, domó una rivolta in Spagna e in seguito si distinse nella guerra contro Antioco il grande. In difesa della morigiratezza degli antichi costumi, si scaglió contro il lusso sfrenato , la corruzione dei costumi e, da censore, nel 184, contro il ceto aristocratico e plutocratico della città’, incorruttibile a qualsiasi allettamento. “Cum essem in provincia legatus quamplures ad praetores et consules vinum honorarium dabant, numquam accepi, ne privatus quidem.” Quando ero legato in provincia, moltissimi offrivano ai pretori e ai consoli del vino per rendere loro onore, io non l’accettai, neppure da privato cittadino. Catone fu soldato, uomo di stato e di cultura, ma in particolare fustigatore di tutte le novita’ provenienti dall’oriente che avrebbero potuto corrompere i sani costumi del popolo di Roma con l’imitazione. Nel “De viris illustribus” Cornelio Nepote ne descrive con concisione, ma insieme con efficacia, la biografia, di cui si riportano alcuni punti:

“M. Cato, ortus municipio Tuscolo, adulescentulus, priusquam honoribus operam daret versatus est in Sabinis, quod ibi heredium a patre relictum habebat. Inde hortatu L. Valerii Flacco, quem in consulato censuraque collegam habuit Romam demigravit.......In omnibus rebus singulari fuit industria: nam et agricola sollers et peritus iuris consultus et magnus imperator et probabilis orator et cupidissimus litterarum fuit. Quarum studium etsi senior arripuerat, tamen tantum progressum fecit, ut non facile reperiri possit neque de Graecis neque de Italicis rebus, quod ei fuerit incognitum....”

M. Catone, nato nel municipio di Tuscolo, da giovanetto, prima di dedicarsi alla vita pubblica, visse nella Sabina, poiché aveva un podere ereditato dal padre. In seguito, per esortazione di Lucio Valerio Flacco, che ebbe come colleghi nel consolato e nelle censura, passó a Roma.....In ogni cosa fu di singolare attivitá: infatti fu un solerte agricoltore, un esperto giureconsulto, un grande comandante, un apprezzabile oratore e appassionatissimo della letteratura. Benché avesse intrapreso tale studio, alquanto vecchio, progredí tanto da non potersi trovare, né sulle vicende greche, né su quelle italiche, qualcosa che a lui fosse ignoto.

 

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