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Home Libero Manuale di Scrittura Creativa La struttura della Fiaba Le Belve fantastiche del mito e della fiaba

Cavalli alati, uccelli fantastici, le belve del mito e della fiaba

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Miti e fiabe sono pieni di animali fantastici, alcuni belli e benevoli, come il cavallo alato Pegaso, altri orridi mostri feroci, talvolta rappresentati da bizzarri incroci tra specie animali, talvolta creature per metà uomini e metà bestie.

L’origine simbolica di questi animali fantastici risale alle epoche remote quando gli uomini vivevano in stretto contatto con la natura e con gli animali che la popolavano. È probabile che già nel Paleolitico (tra 2,5 milioni di anni a circa 10.000 anni fa) l’uomo abbia sviluppato forme primordiali di racconto mitico, e quelle forme simboliche antichissime – e di certo terribili - ancora sopravvivono in noi. A quel tempo gli animali erano ancora fonte di sopravvivenza alimentare per quei popoli cacciatori, ma rappresentavano anche pericolosi predatori in grado di uccidere. È però solo con la fine delle glaciazioni (15.000 anni fa c.ca), con la rinascita della foresta, l’inizio della pratica della coltivazione e la nascita delle prime comunità stanziali, che il racconto mitico-religioso acquisisce forme e contenuti.

 

In quei tempi ancestrali, la divinità aveva ancora forme primordiali legate al cosmo e agli eventi naturali più spaventosi: il dio sole, la Madre terra generatrice e la luna – espressione femminile e di culti dell’acqua – il dio fuoco e così via. Gli animali vennero associati a tali divinità, in quanto essi stessi manifestazione della natura. Abbiamo già visto il legame tra il Serpente, il Drago e la Madre terra (vedi articolo). Anche gli uccelli rivestirono ben presto nella simbologia mitica primordiale, ruoli divini. Molti demoni di quelle ere lontane avevano forma di uccello, e ciò è dimostrato anche dalla simbologia usata dagli sciamani di tribù primitive, che spesso indossavano abiti o copricapi a forma o a testa di uccello per designare la loro provenienza divina.

Ancora nell’età egizia, e in molte altre culture, l’uccello era una raffigurazione del dio-sole. Molte culture antiche assegnavano agli uccelli il ruolo di psicopompo, ossia di condurre le anime nell’aldilà.

Il rapporto delle bestie con il regno dei morti, d’altronde, è ampiamente rappresentato in tutte le mitologie antiche: i Romani ritenevano che fosse un Orco, figura orribile e bestiale, re dell’Ade, che a sua volta era vigilata da un cane mostruoso, Cerbero (vedi articolo). In Sardegna, la leggenda popolare assegna a un orribile bue gigantesco, l’Erchitu, dalle grandi corna d’acciaio, il ruolo di annunciare l’arrivo della morte, con un tremendo muggito innanzi alla porta del predestinato. Altro animale ricorrente nelle leggende dei popoli contadini è il lupo, spesso raffigurato come divoratore di uomini anche nella forma di metamorfosi umana del lupo mannaro (licantropo); come l’Erchitu, anche il lupo mannaro è in realtà un uomo costretto a diventare mostro crudele nelle notti di luna piena per una maledizione o per le colpe commesse. Alla categoria dei divoratori di uomini appartengono varie figure mitologiche e fiabesche, come l’Orco, già re degli inferi, poi trasfigurato in gigantesco essere dalle fattezze umane e ferine (è peloso), affamato mangiatore soprattutto di bambini.

Alcuni segnali, come il ricorrente richiamo alla luna (licantropo), all’ambientazione (casa nella selva per l’Orco) o acquatiche (Balena, Leviatano) legano questi animali antropofagi fantastici all’archetipo della Grande Madre, dal cui ventre proveniamo, e nel cui ventre queste belve tentano di riportarci come loro pasto.

Con i secoli, il racconto mitico, e poi le tradizioni popolari e le fiabe, hanno arricchito i simboli primordiali generando un ricco insieme di esseri fantastici, a cui legare storie e leggende tramandate sino ai giorni nostri; dagli uccelli si sono poi generati esseri alati come il leone o il cavallo alato e belve ostili come le chimere, che popolavano l’immaginario mitologico dei nostri progenitori. La letteratura e il cinema hanno attinto a piene mani da questo pantheon di creature, presenti nei racconti del genere Fantasy, ma anche in centinaia di poemi e romanzi, dall’Ariosto a Umberto Eco.

Qui di seguito riporto alcune di queste belve immaginarie: Grifone, Chimera, Manticora, Fenice, Pegaso, Unicorno, Ippocampo, Centauro.

- Grifoni, dal corpo di leone e testa e ali di aquila, padroni della Terra (leone) e dell’aria (aquila) sono simboli divini solari, potenti, custodi e protettori del divino e sorveglianti del mondo. Il grifone, per queste sue caratteristiche positive, è anche un simbolo frequente in araldica, in molti stemmi. L’origine del simbolo è molto antica, e se ne hanno riscontri nelle culture assiro-babilonesi.

In Oriente, nemico dei Naga è l’uccello magico Garuda – non a caso, nome della compagnia aerea indonesiana.

- Chimera, mostro a testa di leone, corpo di capra e coda di drago (talvolta raffigurata con più teste, di capra, leone e drago) in grado di gettare fuoco dalle fauci. Secondo il mito riportato dall’Iliade, abitava in Licia e provocava gravi danni, finché l’eroe Bellerofonte non l’uccise, aiutato dal cavallo alato Pegaso.

- Manticora, ferocissima belva dal volto quasi umano ma con tre file di denti aguzzi, abitante dell’India (o, secondo Plinio, l’Etiopia), corpo scarlatto e zampe e unghie di leone, coda con pungiglione e aculei avvelenati. Il primo a parlarne è il persiano Ctesia, che riporta che il nome significa in persiano “divoratrice di uomini”. È probabile che la sua raffigurazione sia ispirata a quella di un demone della mitologia persiana. È una delle belve più presenti nel racconto di tutti i tempi, citata anche in anni recenti da Umberto Eco nel suo romanzo Baudolino.

- La Fenice, uccello fantastico, praticamente eterna, in grado di risorgere dopo la propria morte. Si tratta di un mito universale, praticamente onnipresente in tutte le culture antiche, da quella sumera a quella egizia, greca e russa (l’uccello di fuoco), da quella dei nativi americani a quella cinese, giapponese, indù e buddista (l’uccello Garuda).

L’esempio più celebre è nell’antico Egitto, con il Bennu, che nel corso dei secoli assunse le fattezze di un airone; si riportano sue immagini con in capo un disco solare, a rappresentare il dio-Sole Ra di cui era diretta emanazione, ma anche simbolo di Osiride, dio della morte, risurrezione e fertilità, dio della terra coltivata irrorata dal Nilo, che la feconda ciclicamente. Proprio nel Nilo, la Fenice trovava infatti il luogo della sua rinascita. Ciò richiama il simbolismo materno, nel ciclo eterno di morte e rinascita tipico della madre terra. Nel mito greco la Fenice assume le fattezze fantastiche di un’aquila reale dal piumaggio sublime, d’oro, rosso e azzurro. Ogni cinquecento anni, giunto il momento di morire, costruisce il suo nido e attende che il sole lo incendi e brucerà sino a trasformarsi in cenere. Dalle sue ceneri, rinascerà una nuova Fenice, che in tre giorni, irrorata dal Sole, riprenderà il volo.

- Pegaso, è certamente il cavallo alato più celebre della mitologia greca. La leggenda (in varie versioni) lo fa nascere dal collo mozzato del mostro Medusa, uccisa da Perseo. Pegaso è un animale divino, abitante dell’Olimpo; animale dapprima selvaggio, fu poi addomesticato dall’eroe Bellerofonte, e con lui partecipò all’uccisione di Chimera. Dopo le sue galoppate, tornava sempre in cielo, trasformandosi in costellazione di stelle. Dal suo colpo di zoccolo scaturivano sorgenti ove abbeverare lo spirito, tra cui la fonte Ippocrene (sorgente del Cavallo), in Beozia, consacrata alle Muse e ad Apollo, in grado di fornire l’ispirazione ai poeti. Simbolo di libertà, di aspirazione al volo in alto del pensiero, Pegaso rappresenta anche l’indomabile creazione poetica, la vocazione del pensiero a librarsi dalle cose terrene.

- Unicorno (o Liocorno, Leocorno), specie di cavallo dotata di un lungo corno, dalla forma a torciglione, che spuntava al centro della testa. Per secoli è stato ritenuto un animale reale (fu inserito nei primi manuali di zoologia sistematica) forse vissuto nelle terre orientali (Ctesia parla del liocorno indiano), ma a partire dal ‘900 la scienza ufficiale lo ha definitivamente posto tra le creature dell’immaginazione. Curiosamente, a dicembre del 2012, è giunta la notizia “ufficiale” del ritrovamento della tana del liocorno in Nord Corea, diffusa ufficialmente dal direttore del locale Istituto universitario di Storia. In Occidente nessuno ha dato credito a questa notizia ritenuta inattendibile (per l’inattendibilità politica della Nord Corea) e frutto di propaganda, essendo volta a dimostrare la veridicità della potenza del re feudale Tongmyon, dominatore di tutta la Corea, e proprietario del liocorno, che cavalcava[1]. È comunque un fatto storico che per secoli, in particolare nel Medioevo, siano state commercializzate “corna di unicorno” (probabilmente di altri animali), usate come coppa, dotate oltretutto del magico potere di antidoto a ogni veleno; con questa funzione, un corno di unicorno risulta tra le suppellettili a disposizione del papa Bonifacio VIII. L’immagine dell’unicorno è antichissima, e vi sono incisioni con la sua immagine risalenti al Paleolitico; l’immagine è diffusa in molte culture e soprattutto in oriente. Nel mito è dotato di poteri taumaturgici e protettivi; dal suo corno si riteneva si estraessero sostanze benefiche, e sempre il corno ha ispirato la cornucopia dell’abbondanza, in grado di dare ricchezza.

- L’ippocampo, animale marino immaginario (come i tritoni e le sirene), specie di cavalli che conducevano la carrozza del dio del mare Poseidon (Nettuno). È descritto con il corpo di cavallo, ma con una pinna di pesce al posto della coda e, in alcune raffigurazioni, zampe palmate e alghe al posto della criniera.

- I centauri, dal torso umano e corpo di cavallo, diffidenti e non sempre in buoni rapporti con gli uomini. Tra quelli buoni c’era Chirone, cui Hermes insegnò le ati della saggezza e della medicina, maestro di Achille e di Ulisse, poi trasformato in costellazione (Sagittario).

 

 


[1] http://www.corriere.it/esteri/12_dicembre_03/corea-unicorno_f1732622-3d40-11e2-80a1-638b05adae06.shtml

 


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