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Maghi stregoni e incantatrici, dal mito alla narrazione

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Nella più remota antichità, quando ancora le popolazioni umane erano comunità nomadi e nessuna città era ancora stata fondata, il centro unificante della comunità era lo sciamano che assumeva il ruolo di sommo sacerdote di riti primordiali, massimo sapiente e mago. La magia consentiva loro, attraverso pratiche, riti e formule, di influenzare la realtà, alterare gli eventi naturali e comunicare con gli spiriti e magari anche con gli dei, capacità queste che conferivano loro un potere spesso assoluto. A quel tempo, non c’era distinzione tra mago e sacerdote, essendo aspetti della medesima funzione; d’altronde il termine stesso “mago” discende dal vocabolo con cui i greci appellavano i sacerdoti persiani del culto di Zoroastro.

 

Esistono anche maghe e sciamane in molte culture, che trasmettono la loro sapienza magica per discendenza femminile. In un passato remoto, molti popoli neolitici avevano una cultura di tipo matriarcale, con ampia diffusione del culto della Dea Madre, testimoniato anche in Italia ad esempio dalla cultura nuragica sarda. Con l’invasione in tutta Europa del popolo indoeuropeo, nomadi guerrieri e patriarcali, stimata tra il 4000 e il 2000 a.C., le vecchie culture matriarcali furono sottomesse o comunque gradualmente soppiantate; tuttavia ampi lasciti di quei culti “al femminile” sopravvissero, trasfigurati in miti, come quello di Eva, o in divinità. Molte donne continuarono dunque a esercitare ruoli di maghe e di sciamane.

Con l’avvento delle prime civiltà stanziali, come quella Sumera (intorno al 4000 a.C.) ed Egizia, la figura del mago-sciamano si istituzionalizza, continuando ad esercitare anche la funzione religiosa.

In Europa, maghi-sacerdoti erano i druidi, presso le popolazioni celtiche e galliche, descritti, tra gli altri, da Giulio Cesare come personaggi oscuri e chiusi nel conservare i loro segreti.

Da questi personaggi dominatori delle culture primitive, sono scaturiti i protagonisti di un numero infinito di leggende e fiabe popolari.

Oltre all'eventuale ruolo da protagonista, come accade ad esempio nel contemporaneo Harry Potter, la figura del mago più spesso esercita funzioni narrative di supporto all'Eroe, aiutandolo attraverso mezzi soprannaturali a combattere i suoi antagonisti. Compito del mago in molte fiabe è di fornire al protagonista il mezzo magico che annienterà i nemici: una spada, una bacchetta, una pozione ecc.

In molte tradizioni, maghi, sciamani e stregoni non operavano da soli (e ciò si ritrova nelle leggende e fiabe), ma aiutati da una comunità di adepti contraddistinti da un marchio magico. Molti miti e fiabe di contenuto magico, prevedono che i “prescelti”, gli “eletti” di una certa élite (di maghi o cavalieri magici) oppure i crudeli membri di sette diaboliche o di stregoneria, fossero riconosciuti da un contrassegno, da un marchio comune, sulla pelle o sul corpo. In certi casi ciò poteva essere realmente praticato presso culture tribali, dove lo stregone o lo sciamano, e eventualmente i loro adepti, si distinguevano per particolari simboli, colori, pitture del volto, abiti rituali.

La lista dei maghi e delle maghe forgiate dal mito e dalla letteratura nei secoli è infinita; qui ricordiamo per primo Merlino, mentore di re Artù, uno dei maghi più celebri della storia. In anni ben più recenti la fantasia letteraria ha creato personaggi come il mago Gandalf del Signore degli Anelli e Harry Potter. Nella stessa saga di Artù – ma citata in vari episodi mitici - c’è anche Morgana, sorellastra di Artù, maga e regina di Avalon, luogo fatato dove gli eroi morenti venivano ricompensati. Si dice che fosse (talvolta) cattivella, come quando cercò di rubare Excalibur, la spada magica di Artù. L’appellativo di “fata” non le si addice sempre, ma testimonia la sua essenza sovrannaturale.

Nel mito greco, lo stesso dio Ermes (Mercurio per i Romani) era un mago in grado di operare incantesimi; la maga più celebre è Medea, incantatrice, che aiutò Giasone a conquistare il vello d’oro, e con una magica pozione preparò un potente elisir di giovinezza. È interessante che il paiolo della maga è riscaldato da un fuoco attizzato dal soffio delle Muse, le dee delle Arti. L’arte, dunque, alimenta la magia.

 

L’AMMALIATRICE

In una mitologia essenzialmente maschilista, figlia delle società patriarcali che l’hanno generata, alla donna non poteva che spettare lo stereotipo della tentatrice, della pericolosa ammaliatrice, che con l’incanto – spesso della sua stessa bellezza – può condurre l’uomo alla perdizione e alla morte.

Le Sirene, un po’ donne, dai verdi capelli, un po’ pesci, o foche, ammaliatrici, tentatrici attraggono i marinai a schiantarsi sugli scogli attratti dal loro canto irresistibile.

Medusa, la regina delle Gorgoni, un tempo era una graziosa fanciulla, poi sedotta – o violentata – da Poseidon nel tempio di Atena. La dea, irritata per l’affronto trasformò Medusa in un mostro orribile, denti a zanne, pelle a squame e con la chioma di serpenti; chiunque la guardasse veniva trasformato in pietra. Fu sconfitta e uccisa (non era immortale) da Perseo, che non la guardò direttamente, ma attraverso l’immagine riflessa dal suo scudo lucido come uno specchio, donatogli proprio da Atena.

Altra celebre ammaliatrice della mitologia greca, e zia di Medea, è Circe, dea dai bei capelli e voce soave, che nell’Odissea trasforma parte degli uomini dell’equipaggio di Ulisse in maiali e altre bestie usando l’inganno e l’incantesimo. Con Ulisse, ben consigliato da Ermes, non vi riuscirà, ammetterà la sua sconfitta tanto che riporterà in forme umane gli uomini trasformati in bestie; Ulisse resterà nella sua isola a lungo e avrà da lei anche uno o due figli, prima di ripartire alla volta di Itaca.

Le Ninfe, invece, sono giovani divinità femminili, legate alla natura, ancora pure e infantili ma in procinto di diventare donne, per cui dotate del fascino speciale dell’incompiutezza, del germoglio che sta per sbocciare. Da sempre espressione anche del richiamo erotico della vergine fanciulla, in grado di far perdere la testa agli uomini maturi (e anche a parecchi déi) il loro mito ha ispirato un’ampia letteratura, sino ai tempi moderni, e non si può non ricordare Lolita, il romanzo di Nabokov riportato al cinema dal grande Stanley Kubrick nel 1962. Tuttavia, la mitologia delle ninfe esprime simboli molto antichi di divinità legate alla Natura, all’acqua e alle fonti, nelle cui prossimità si svolgevano culti e riti di ringraziamento alle ninfe che di quell’acqua erano custodi.

Nella più remota antichità, quando ancora le popolazioni umane erano comunità nomadi e nessuna città era ancora stata fondata, il centro unificante della comunità era lo sciamano che assumeva il ruolo di sommo sacerdote di riti primordiali, massimo sapiente e mago. La magia consentiva loro, attraverso pratiche, riti e formule, di influenzare la realtà, alterare gli eventi naturali e comunicare con gli spiriti e magari anche con gli dei, capacità queste che conferivano loro un potere spesso assoluto. A quel tempo, non c’era distinzione tra mago e sacerdote, essendo aspetti della medesima funzione; d’altronde il termine stesso “mago” discende dal vocabolo con cui i greci appellavano i sacerdoti persiani del culto di Zoroastro.

Esistono anche maghe e sciamane in molte culture, che trasmettono la loro sapienza magica per discendenza femminile. In un passato remoto, molti popoli neolitici avevano una cultura di tipo matriarcale, con ampia diffusione del culto della Dea Madre, testimoniato anche in Italia ad esempio dalla cultura nuragica sarda. Con l’invasione in tutta Europa del popolo indoeuropeo, nomadi guerrieri e patriarcali, stimata tra il 4000 e il 2000 a.C., le vecchie culture matriarcali furono sottomesse o comunque gradualmente soppiantate; tuttavia ampi lasciti di quei culti “al femminile” sopravvissero, trasfigurati in miti, come quello di Eva, o in divinità. Molte donne continuarono dunque a esercitare ruoli di maghe e di sciamane.

Con l’avvento delle prime civiltà stanziali, come quella Sumera (intorno al 4000 a.C.) ed Egizia, la figura del mago-sciamano si istituzionalizza, continuando ad esercitare anche la funzione religiosa.

In Europa, maghi-sacerdoti erano i druidi, presso le popolazioni celtiche e galliche, descritti, tra gli altri, da Giulio Cesare come personaggi oscuri e chiusi nel conservare i loro segreti.

Da questi personaggi dominatori delle culture primitive, sono scaturiti i protagonisti di un numero infinito di leggende e fiabe popolari. In molte tradizioni, maghi, sciamani e stregoni non operavano da soli, ma aiutati da una comunità di adepti contraddistinti da un marchio magico. Molti miti e fiabe di contenuto magico, prevedono che i “prescelti”, gli “eletti” di una certa élite (di maghi o cavalieri magici) oppure i crudeli membri di sette diaboliche o di stregoneria, fossero riconosciuti da un contrassegno, da un marchio comune, sulla pelle o sul corpo. In certi casi ciò poteva essere realmente praticato presso culture tribali, dove lo stregone o lo sciamano, e eventualmente i loro adepti, si distinguevano per particolari simboli, colori, pitture del volto, abiti rituali.

La lista dei maghi e delle maghe forgiate dal mito e dalla letteratura nei secoli è infinita; qui ricordiamo per primo Merlino, mentore di re Artù, uno dei maghi più celebri della storia. In anni ben più recenti la fantasia letteraria ha creato personaggi come il mago Gandalf del Signore degli Anelli e Harry Potter. Nella stessa saga di Artù – ma citata in vari episodi mitici - c’è anche Morgana, sorellastra di Artù, maga e regina di Avalon, luogo fatato dove gli eroi morenti venivano ricompensati. Si dice che fosse (talvolta) cattivella, come quando cercò di rubare Excalibur, la spada magica di Artù. L’appellativo di “fata” non le si addice sempre, ma testimonia la sua essenza sovrannaturale.

Nel mito greco, lo stesso dio Ermes (Mercurio per i Romani) era un mago in grado di operare incantesimi; la maga più celebre è Medea, incantatrice, che aiutò Giasone a conquistare il vello d’oro, e con una magica pozione preparò un potente elisir di giovinezza. È interessante che il paiolo della maga è riscaldato da un fuoco attizzato dal soffio delle Muse, le dee delle Arti. L’arte, dunque, alimenta la magia.

 

L’AMMALIATRICE: Sirene, incantatrici e ninfe seducenti

In una mitologia essenzialmente maschilista, figlia delle società patriarcali che l’hanno generata, alla donna non poteva che spettare lo stereotipo della tentatrice, della pericolosa ammaliatrice, che con l’incanto – spesso della sua stessa bellezza – può condurre l’uomo alla perdizione e alla morte.

Le Sirene, un po’ donne, dai verdi capelli, un po’ pesci, o foche, ammaliatrici, tentatrici attraggono i marinai a schiantarsi sugli scogli attratti dal loro canto irresistibile.

Medusa, la regina delle Gorgoni, un tempo era una graziosa fanciulla, poi sedotta – o violentata – da Poseidon nel tempio di Atena. La dea, irritata per l’affronto trasformò Medusa in un mostro orribile, denti a zanne, pelle a squame e con la chioma di serpenti; chiunque la guardasse veniva trasformato in pietra. Fu sconfitta e uccisa (non era immortale) da Perseo, che non la guardò direttamente, ma attraverso l’immagine riflessa dal suo scudo lucido come uno specchio, donatogli proprio da Atena.

Altra celebre ammaliatrice della mitologia greca, e zia di Medea, è Circe, dea dai bei capelli e voce soave, che nell’Odissea trasforma parte degli uomini dell’equipaggio di Ulisse in maiali e altre bestie usando l’inganno e l’incantesimo. Con Ulisse, ben consigliato da Ermes, non vi riuscirà, ammetterà la sua sconfitta tanto che riporterà in forme umane gli uomini trasformati in bestie; Ulisse resterà nella sua isola a lungo e avrà da lei anche uno o due figli, prima di ripartire alla volta di Itaca.

Le Ninfe, invece, sono giovani divinità femminili, legate alla natura, ancora pure e infantili ma in procinto di diventare donne, per cui dotate del fascino speciale dell’incompiutezza, del germoglio che sta per sbocciare. Da sempre espressione anche del richiamo erotico della vergine fanciulla, in grado di far perdere la testa agli uomini maturi (e anche a parecchi déi) il loro mito ha ispirato un’ampia letteratura, sino ai tempi moderni, e non si può non ricordare Lolita, il romanzo di Nabokov riportato al cinema dal grande Stanley Kubrick nel 1962. Tuttavia, la mitologia delle ninfe esprime simboli molto antichi di divinità legate alla Natura, all’acqua e alle fonti, nelle cui prossimità si svolgevano culti e riti di ringraziamento alle ninfe che di quell’acqua erano custodi.

 


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