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Un luogo incantato: Su Romanzesu, pozzo sacro e complesso nuragico

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Sabato 30 giugno mentre tutti ribollivano a 40° all'ombra, io mi sono ritrovato in un luogo incantato, luogo sacro di antichi culti dell'acqua: Su Romanzesu, complesso nuragico tra Buddusò e Bitti, al confine tra l'estremo lembo della provincia di Sassari e quella di Nuoro. Ora sono di nuovo a Roma, ma già rimpiango la frescura, la smagliante bellezza di quel luogo, spettacolo superbo, quel tempio intorno a un pozzo sacro, che ancora riversa la sua acqua benedetta, dove nell'età del bronzo (1400 a.C. circa) si svolgevano riti collettivi.

Immerso in una fitta sughereta - più giù il grande bosco di Buddusò contiene anche dei lecci (su Elighe o Ilighe, in Sardo, dal latino ilex) - in un altipiano ventilato che ci preservava dal gran caldo ci siamo trovati all'improvviso catapultati in un'era remota e magica. Ancora ben conservato, il luogo sacro contiene il pozzo intagliato nella roccia e resti di un antico labirinto di accesso. A quel tempo, era frequente tra le popolazioni il culto dell'acqua, e molti antropologi vi riscontrano legami con i culti della dea Madre. Lo stesso Labirinto, è un simbolo della Grande Madre molto diffuso tra le culture remote. Alcuni studiosi hanno identificato nell'architettura dei pozzi sacri sardi forme che riconducono all'organo sessuale femminile. Comunque sia, il posto è davvero magico e merita ben altra conoscenza e diffusione: a poche decine di chilometri, i turisti s'affollavano sulle spiagge bollenti intorno a Olbia, ignari di trovarsi a due passi da un capolavoro della storia dell'uomo e della natura sarda.

 

Trovate QUI alcune foto e descrizioni più dettagliate del sito Romanzesu.

Per ristorarci, abbiamo mangiato nell'agriturismo del signor Pigozzi, verso Bitti, il località Mamone. Anche questo toponomastico non è casuale: si riferisce a Maimone, antica divinità sarda e mediterranea centrata proprio sul cultu dell'acqua. Per ristorare il frumento disseccato dalla siccità, invocando la pioggia, sino a non molti anni fa i contadini sardi usavano declamare una filastrocca dedicata proprio a Santu Maimone: "Maimone Maimone /
Abba cheret su laore / Abba cheret su siccau / Maimone laudau" che chiedeva al "santo" di intervenire perché il grano e la terra chiedono acqua.

L'agriturismo del signor Pigozzi merita una visita, sia per un pasto tipico sardo, di qualità eccellente, sia eventualmente per dormire in una delle sei camere e poter conoscere meglio quel territorio di una bellezza che persino stordisce, ricco d'acqua, di boschi, di fiumi, laghetti e di cascate. Per godere appieno dell'acqua che vi scorre, il periodo migliore è la fine della primavera (aprile-maggio).

 

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