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Il quesito referendum nucleare

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SCHEDA SUL REFERENDUM SUL NUCLEARE

di Pierluigi Adami, com. scientifico “Vota Sì per fermare il nucleare”

1. Il quesito referendario

Il quesito sul nucleare che sarà proposto ai cittadini con il referendum, è molto articolato e complesso, e riguarda la richiesta di abrogazione di una serie molteplice di norme, introdotte dal Governo per consentire e promuovere il ritorno dell'energia atomica in Italia, con particolare riferimento al Dl 112/2008, alla legge 99/2009, e ai decreti legislativi 104/2010 e 31/2010 in tema di nucleare.

Nel quesito, nella parte inerente il decreto-legge 112/2008, del 25 giugno 2008, recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico (...)” si chiede ai cittadini: "Volete voi che sia abrogato (...), limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare".

Proprio l'art. 7 ha reintrodotto per la prima volta dopo il 1987 gli impianti nucleari nella legislazione italiana.
La legge più interessata dal referendum è la 99/2009, in particolare l'art. 25 che recita proprio “Delega al governo in materia di nucleare”. Questo articolo già al comma 1 impegna il governo a promulgare decreti e criteri sul nucleare. Il referendum lascia le parti relative alla gestione delle scorie radioattive e chiede l'abrogazione delle pari inerenti la “localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare”.

Analogamente, si chiede l’abrogazione, al comma 2, in varie lettere, di ogni riferimento a impianti di produzione elettrica da energia nucleare; e poi l’eliminazione dell'intera, inquietante, lettera (i) che estende al territorio italiano la “validità di autorizzazioni relative ai requisiti e alle specifiche tecniche degli impianti nucleari, rilasciate da Paesi esteri”, con la sola condizione che esistano accordi bilaterali o di collaborazione tecnologica e industriale.

Alla lettera q, viene richiesta l'abrogazione della ”opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità”.

Viene poi richiesta l'abrogazione del comma 3, sempre dell'art. 25, e dell'intero articolo 26 (“Energia nucleare”), e parti dell'articolo 29, che istituisce l'”Agenzia per la sicurezza nucleare”: a tale Agenzia viene lasciata la gestione e la sistemazione dei rifiuti radioattivi e dei materiali nucleari provenienti da attività mediche ed industriali, mentre viene richiesta l'abrogazione di quella da impianti nucleari di produzione di elettricità, come si evince anche dalle richieste di abrogazione di parti del comma 5) che specifica le responsabilità dell'Agenzia.

Analogamente è significativo l'intervento sul decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, relativo alla localizzazione dei siti, nel cui testo viene chiesta l'abrogazione dei riferimenti a “impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare” mentre restano i riferimenti ai siti di stoccaggio delle scorie.

Infine, viene richiesta l'abrogazione del riferimento a “energia da fonte di produzione nucleare” dal Dlgs 2 luglio 2010, n. 104.

2. I Comitati per il Sì

Il referendum sul nucleare è stato promosso dall’Italia dei Valori, pertanto il Comitato Promotore del referendum, che gestirà anche la fase di campagna elettorale, e riceverà gli eventuali rimborsi elettorali, sarà gestito “in esclusiva” dall’IdV.

A febbraio, il resto del mondo associativo nazionale e delle forze sociali contrarie al nucleare, in accordo con l’IdV, ha costituito un secondo comitato, chiamato “Vota Sì per fermare il nucleare”, che affianca e coadiuva il comitato promotore nella difficile fase della campagna per raggiungere il quorum e far prevalere il Sì.

Inutile, rischioso e controproducente”: sono questi i principi alla base del Comitato “Vota si per fermare il nucleare” che opera per promuovere capillarmente sul territorio il diritto di partecipazione democratica a questa scelta del Paese.

Tra i firmatari, che hanno da subito aderito alla fondazione del Comitato, oltre 100 soggetti del mondo dell’associazionismo, tra cui: ACLI - dipartimento Pace e Stili di vita, AIAB, Alternativa, Amici della Terra, ARCI, Arci  Servizio Civile, A Sud, AUSER, Comitato Si alle rinnovabili no al Nucleare, Costituente Ecologista, Ecologisti democratici, Eurosolar Italia, Fare Verde, Focsiv-Volontari nel mondo, Forum Ambientalista, FIOM, Greenpeace, L’altro Quotidiano, Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino, Pro Natura, Rete della Conoscenza (Uds-Link), Rigas, Rivista Confronti, Slow Food, Terra! Onlus, VAS, WWF.

È in corso la formazione di Comitati a livello regionale, che hanno il compito di sostenere a livello territoriale, capillarmente, con il diretto contatto con i cittadini, la campagna per il Sì al referendum.

 

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