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La truffa del decreto salva-lista

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Vi hanno truffato con un assegno con firma falsa? Peggio per voi, da oggi in Italia la firma non è poi così importante. Avete partecipato a un concorso e avete perso il posto per colpa di un raccomandato che non aveva neanche i documenti richiesti? Pazienza, da oggi la consegna dei documenti non è una questione rilevante. In banca c'è stata una rapina? Non è più un reato se i rapinatori dimostreranno di essere entrati nei locali della banca prima dell'orario di chiusura.

Paradosso di fantapolitica? No, è la traduzione di ciò che accadrebbe se ciò che è stato consentito dal decreto legge del Governo per salvare IL partito di Berlusconi fosse consentito a tutti i cittadini.

Ormai nell'Italia di Berlusconi siamo abituati a tutto, ma che si giungesse al punto di alterare regole – discutibili ma chiare – attraverso interpretazioni di favore per coprire una parte politica inadempiente, è un atto gravissimo.

Gravissimo, perché rende esplicito un principio pericoloso di relatività della legge. Ai partiti viene, di fatto, concesso l'abuso. Si scrive, nero su bianco, che, insomma, anche le poche cose chiare e certe delle leggi, come la consegna entro una certa ora dei documenti, o la convalida delle firme, non vanno prese alla lettera, ma aggiustate a seconda della convenienza. Se a tutti i cittadini fosse concesso un simile abominio legislativo, finiremmo come ho descritto all'inizio.

Decreto nefasto perché fatto “ad hoc”, apposta per risolvere il pasticcio nel quale si è infilato da solo il partito del Popolo della Libertà di Berlusconi, e nel quale ha fatto precipitare l'intera democrazia italiana. Tutte le leggi fatte per salvare uno, o un gruppo, sono pericolose, perché mettono a repentaglio il principio basilare dell'uguaglianza di tutti i cittadini innanzi alla legge. Purtroppo il governo Berlusconi da tempo ci ha abituato a leggi fatte soprattutto per tutelare se stesso, ora siamo arrivati alla legge per tutelare il suo partito. Il precedente è pesante, anche perché, oltre a coprire la sciatteria dei responsabili locali del PdL, copre soprattutto i suoi evidenti problemi politici, le profonde e laceranti divisioni al suo interno, vere responsabili del disastro compiuto alla presentazione delle liste.

L'unica strada era quella di attendere il giudizio della Magistratura. Che già aveva riammesso la candidatura della Polverini nel Lazio, garantendo dunque agli elettori la scelta democratica.

Non sono un giurista, ma mi sembra che il rimedio individuato aggiunge pasticcio a pasticcio, e destabilizzando in modo palese le regole, introduce un caos dagli effetti tutt'altro che scontati. Anche ammesso che i giudici del TAR interpretino le regole come auspica il nuovo decreto, riammettendo il Partito di Berlusconi a Roma e la candidatura di Formigoni in Lombardia, le elezioni regionali che ci apprestiamo a celebrare, saranno comunque a rischio. Il decreto legge andrà convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni, e, con l'aria che tura nel centro-destra, non sono per nulla sicuro della sua conversione. Secondo diversi commentatori, è anche dubbia la costituzionalità del decreto, per cui vi sarà l'inevitabile giudizio della Corte Costituzionale, che giungerà dopo qualche mese, e anche qui c'è la possibilità che questo decreto-pasticcio, che istiga al non rispetto della legge, salti per aria. E a quel punto, disastro nel disastro, le elezioni regionali nel Lazio e in Lombardia, qualsiasi sia il loro esito, sarebbero da rifare.

Mi domando come il partito responsabile di tutto ciò si possa candidare per governare. Se non sono in grado neanche di presentare una lista, come possono proporre agli italiani le centrali nucleari?

Comunque vada, spero nel senso di responsabilità dei cittadini italiani, che con il voto possono punire severamente il partito reponsabile di questo ignobile disastro nel quale è stata trascinata l'intera democrazia italiana.

 

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