Libera Scrittura

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home EcoBlog Passione Civile Nucleare Lo strano caso dei saldi radioattivi di Enel

Lo strano caso dei saldi radioattivi di Enel

E-mail Stampa PDF

Giorni fa l'AD Enel Conti ha organizzato una conferenza stampa dal sito di Flamanville, e ha accennato alle ipotesi sui siti nucleari nazionali. In pole position, Montalto di Castro, con ben due reattori Epr per un totale da 3,2 GW (la più grande centrale bireattore del pianeta).
La questione dei costi merita tuttavia alcune riflessioni.
Enel ha parlato di 4 reattori Epr dal prezzo di 4-5 miliardi di euro ciascuno.
I conti però non tornano.

Areva, la società francese che produce i reattori Epr, ha proposto a Luglio ai canadesi dello stato di Ontario la tecnologia Epr da 1,6 GW per il rinnovo di due reattori alla cifra di 23 miliardi di dollari, 18 miliardi di euro, 9 miliardi a reattore.
Questo è un dato pubblico e ufficiale. A Enel invece Areva venderebbe il nucleare a metà prezzo: saldi di fine stagione nucleare?
I canadesi avevano previsto di spendere 7 miliardi in tutto.
"Qui sta la buona notizia" ha dichiarato il premier dell'Ontario McGuinty. "Non eravamo stati in grado di capire quanto alto fosse il prezzo finché non siamo arrivati a metà o tre quarti del lavoro di cinque anni che doveva portare a quella maledetta roba! Ora diciamo: guarda, mettendoci proprio tutto, questa roba quanto ci costerà se ci mettiamo in conto anche i rischi?" 
I canadesi hanno preparato un capitolato di mille pagine, e l'hanno chiesto ad Areve. E allora è arrivata la cattiva notizia: 23,4 miliardi di dollari.
E Areva ha anche negato l'assunzione del rischio extra-costi, richiesto dai canadesi. Ciò ha anche comportato, al di là dei costi, la sua esclusione dalla gara in quanto Areva non è rispondente ai requisiti obbligatori richiesti dal governo. Areva è la società francese che dovrebbe realizzare il nucleare in Italia.
Anche la proposta dell'americana Westinghaus è stata scartata per inadempienza ai requisiti tecnici.
L'altra offerta, a tecnologia Candu canadese, è risultata persino superiore (26 miliardi di dollari).
Ovviamente il governo dell'Ontario ha bloccato tutto, giudicando troppo onerose le offerte, e per ora non se ne fa nulla.
Figuriamoci in Italia, dove partiamo da zero.
È lecito allora domandarsi che cosa si cela dietro il "rinascimento atomico" italiano.

Il costo reale:

L'assunzione di costo più probabile per 4 reattori, è dunque 30-40 miliardi di euro.
A questi livelli, si può stimare, tramite modello di calcolo, il costo complessivo del MWh nucleare (inclusi interessi e costi operativi) tra 64 e 72 €, sul quale l'azienda elettrica deve poi applicare il margine per il prezzo sul mercato; si può valutare la vendita intorno a 80 €/MWh.
Il prezzo medio odierno al mercato dell'energia è di 60 €/MWh e dimostra che il nucleare è fuori mercato. Chi comprerà l'energia nucleare, quando i prezzi si abbassano, al prezzo dell'ora di punta dei giorni di massimo consumo?

Il costo del kWh:

Abbiamo letto che Enel intende pattuire a priori un prezzo fisso del kWh nucleare in grado di garantire le banche investitrici.
Anche qui il discorso non quadra.
Proprio sul piano del mercato dell'energia, quanto dichiarato da Enel è poco plausibile. Come si può fissare a priori un prezzo del kwh oggi per un qualcosa che - ammesso che vada avanti - produrrà energia nel 2025? Il prezzo al kWh dipende dal costo complessivo dell'impianro, che, come è noto nel nucleare è imprevedibile a priori e soggetto a raddoppi in corso d'opera.
La rete elettrica sta rapidamente evolvendo con interconnessioni internazionali, anche sottomarine. Nuovi produttori, da Tunisia, Algeria, Egitto, Albania, est-Europa, potranno offrire energie da varie fonti, anche rinnovabili, a prezzi competitivi. Allora chi comprerà l'energia nucleare a prezzo fisso fuori dal mercato? Nessuno potrà obbligare l'acquisto fuori mercato. Non è plausibile.

L'aspetto finanziario:

Sul piano finanziario la partita è addirittura paradossale: Enel infatti è una società altamente indebitata (ben 50 miliardi di euro a marzo 2009) che ha proceduto a maggio 2009 a una ricapitalizzazione pari a 8 miliardi di euro. Il suo rating esprime il livello del debito: A-/A-2 quello di S&P’s con credit watch negativo, P1 con oultook negativo quello di Moody’s e A-/F2 quello di Fitch. A questi livelli di rating le banche finanziatrici non porranno certo tassi favorevoli, considerato anche l'elevatissimo richio connesso all'impresa nucleare, con conseguente costo medio pesato del capitale molto alto. Tra l'altro, Enel si è già esposta nel 2007 impegnando il 12,5% dell'impresa nucleare (già in crisi) di Flamanville, per cui i suoi investitori privati non consentiranno ulteriori esposizioni finanziarie.
Da questi dati, appare evidente che il nucleare italiano è una bufala.
Fonti interne di Sogin affermano che, inoltre, sono tutti consapevoli che non esiste alcuna necessità di avere centrali nucleari sul suolo italiano, e che si tratta solo di un gioco politico-mediatico del governo, che serve anche a Enel.

Allora che cosa si nasconde dietro il nucleare?

Visto che è palese che si tratta di una bufala, bisogna capire che cosa si cela dietro il "rinascimento atomico" italiano, per denunciare all'opinione pubblica il gioco che si sta preparando ai suoi danni.

Una prima ipotesi:

può essere che, pur consapevole che non ci sono né risorse né convenienza, né le condizioni politiche e il sostegno delle amministrazioni locali, il governo proceda finanziando le attività preliminari e di individuazione dei siti - un buon modo per pagare studi e ricerche ad Enel, e per promuovere l'immagine mediatica di un “governo che decide”. Nel frattempo si creano nuovi enti, posizionando dirigenti e poltrone, tutti di centrodestra. Pura propaganda, con qualche milione di euro buttati e qualche posto di potere guadagnato, sapendo che tanto non se ne farà nulla.

Una seconda ipotesi:

questa, molto più preoccupante, è che, nonostante tutto, si proceda verso una reale gara d'appalto. In questo caso, non ci attendiamo la serietà del governo dell'Ontario, che ha previsto un capitolato forte e vincolante sui costi e sui rischi. Le condizioni poste saranno meno stringenti, e Enel con Areva potrà permettersi di offrire a 4 miliardi di euro ciò che in Canada è stato offerto a 9 miliardi.
Questa sarebbe un'evenienza sciagurata, perché potrebbe persino condurre alla “posa di una prima pietra” in qualche sito deciso d'autorità e imposto con la forza militare.
Potrebbe essere proprio Montalto di Castro.
I lavori inizierebbero per poi, inevitabilmente interrompersi ben presto (in Finlandia la centrale di Areva, a metà della costruzione, è già giunta a 5,5 miliardi di euro). Sarebbe l'ennesima centrale nucleare iniziata e mai ultimata. Di fronte ai ritardi e al buco finanziario, dovrà intervenire il governo, magari per finanziare, ancora una volta, l'Enel, per riconvertire (ancora una volta!) la centrale.
La terza ipotesi, ossia che il nucleare si faccia per davvero, semplicemente non esiste.
E la presa in giro degli italiani sarà compiuta.

 

Promuovi questo sito su GOOGLE



Banner