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Ecologia e rinnovamento nella politica del Lazio

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Dal discorso di Marco Ciarafoni, capolista primarie PD lista "Democratici con Franceschini" (tuscolano), pronunciato al convegno "E' l'ora della green economy", Roma 20/10/2009

Questo incontro ci dà l’opportunità di parlare della nostra regione, con particolare riferimento alle politiche ambientali che come Partito democratico intendiamo portare avanti nel Lazio.

La riconferma della giunta di centrosinistra non è scontata, e dobbiamo tutti darci da fare per contrastare una destra che minaccia di compromettere il buon lavoro svolto dalla Giunta Marrazzo, soprattutto in considerazione della situazione gravissima dei conti ereditata dalla precedente amministrazione.

Un ritorno indietro ancor più pericoloso in quanto la Destra che vuole riprendere il potere in Regione non è una destra moderna, con la quale ci si può anche confrontare, nel reciproco rispetto delle diverse posizioni.

Quella italiana non è la destra “alla Merkel” per intenderci, ma è la destra più bieca, arrogante e retriva che mai la storia della nostra Repubblica aveva conosciuto.

E così mentre nel mondo il tema ambientale è centrale nell’agenda di tutti i governi, anche quelli di destra, mentre Obama diventa presidente e vince il Nobel anche per la sua battaglia contro il riscaldamento globale, la Destra italiana lo scorso aprile ha fatto approvare una mozione in Senato che afferma che i cambiamenti climatici non esistono.

È questa la destra che purtroppo dobbiamo fronteggiare, la destra che con Gasparri blocca lo sviluppo del solare termodinamico, la destra delle centrali nucleari.

 

LA QUESTIONE ENERGETICA

Proprio l’ipotesi di un rilancio del nucleare ha un impatto diretto nella nostra regione, in quanto da pochi giorni l’Enel ha rivelato i suoi piani affinché proprio Montalto di Castro sia la sede della prima delle nuove centrali atomiche italiane, e che dovrebbe ospitare ben due reattori da 1,6 GW, realizzando così la centrale nucleare bireattore più grande del mondo.

Tutto ciò mentre tutti gli italiani stanno ancora pagando all’Enel il salato prezzo della riconversione da nucleare a termoelettrica dopo la scelta referendaria di uscire dal nucleare nel 1987.

Ma la scelta nucleare è costosissima, e graverà comunque sulle tasche dei contribuenti italiani.

Ciò significa che, se malauguratamente la scelta nucleare andrà avanti, gli italiani avranno finanziato a caro prezzo l’Enel per due volte, prima per riconvertire Montalto di Castro da nucleare a termica, poi, in un indegno balletto, per riportarla da termica a nucleare.

Questo significa prendere in giro gli italiani e i cittadini del Lazio.

Allora noi dichiamo a chiare lettere NO al nucleare, né nel Lazio né in tutta Italia, perché è una energia costosa, pericolosa, che lascia un’eredità di scorie radioattive per migliaia di anni, ma che soprattutto NON SERVE all’Italia e agli italiani.

Le soluzioni alla questione energetica sono altre e si chiamano energie rinnovabili ed efficienza energetica. Eolico e solare, ma anche geotermico, idroelettrico e biomasse, sono le fonti inesauribili e pulite che la natura ci fornisce e che noi dobbiamo solo utilizzare.

Solo nel 2008 sono stati aggiunti nella rete elettrica nazionale 10 nuovi terawattora prodotti con le fonti rinnovabili. È la quantità di energia che in anno produce una grande centrale nucleare. E l’abbiamo ottenuto in un anno grazie alla forza del sole e del vento. Un risultato straordinario.

Le fonti rinnovabili, oltre a garantire energia senza emettere gas tossici e alteranti del clima o scorie radioattive, rappresentano anche una grande opportunità di lavoro e di sviluppo in armonia con l’ambiente.

Pensiamo all'eolico: secondo i dati di uno studio ANEV/UIL la produzione di energia eolica garantirà 66000 posti di lavoro in Italia, dei quali poco meno di 4000 nel Lazio.

Pensiamo al fotovoltaico: proprio Roberto Morassut ha lanciato la proposta di investire per coprire i tetti degli edifici pubblici del Lazio di pannelli solari. Significa rendere energeticamente autonomi uffici e scuole, producendo energia a emissioni zero; significa dare lavoro alle imprese che operano nel settore delle rinnovabili. Tuttavia, ancora oggi, i materiali per il solare, componenti degli impianti eolici, vengono troppo spesso dall’estero.

Con una politica di incentivazione, nel territorio del Lazio potranno sorgere nuove imprese che producono pannelli e pale eoliche, e ciò può far rinascere aree industriali che ora subiscono gli effetti della crisi, come l’area pontina.

Questa è la green-economy, l’economia verde che il PD pone al centro del rilancio del nostro Paese e che può essere un grande volano di ripresa anche per il Lazio.

LA QUESTIONE DEI RIFIUTI

Su questo fronte abbiamo assistito ad uno straordinario e meritorio investimento deliberato dalla Giunta regionale in favore della raccolta differenziata porta a porta.

Ciò consentirà alla Regione Lazio di compiere un deciso balzo in avanti, riducendo drasticamente la quantità di rifiuti da conferire in discarica o da riversare nelle linee di termovalorizzazione, incrementando nel contempo la quantità riciclabile.

Anche in questo caso, il vantaggio è duplice: oltre a favorire una gestione “pulita” del rifiuto, grazie all’attivazione della filiera di processamento della differenziata e del riciclo, si favorisce un meccanismo positivo di creazione di posti di lavoro in armonia con l’ambiente.

LA QUESTIONE DELLA MOBILITA'

 

Altro tema centrale che dovremo porre tra le priorità dell'agenda politica, sia a livello nazionale sia a livello locale, è la questione della mobilità. Questione critica, sia per gli effetti ambientali – basti pensare al livello di inquinamento e di emissioni di CO2 causati dal traffico veicolare, sia per i disagi che la “cattiva mobilità” impone a milioni di cittadini, imbottigliati nelle code stradali o affollati in treni per pendolari lenti e sporchi.

In un sistema dei trasporti che avrebbe bisogno di investimenti seri, pensando al reale interesse dei cittadini, l'unica infrastruttura che il governo intende promuovere è il Ponte aullo Stretto. Non dico altro.

Ma anche a livello regionale dobbiamo ridare slancio alla questione della mobilità. In effetti, da dieci anni a questa parte, dal tempo della “cura del ferro” e dei biglietti integrati bus, treno e metrò, la questione della mobilità nel Lazio appare “ferma”.

Nella nostra regione, ancora oggi ci vogliono due ore per percorrere la tratta Viterbo – Roma, 80 chilometri, quaranta chilometri all'ora per congiungere un capoluogo con la capitale.

Roma, con i suoi 78 veicoli ogni 100 abitanti, detiene il record europeo del possesso di autovetture, mentre è ancora basso, sia pur in crescita, il numero di utenti dei mezzi pubblici.

Dobbiamo tener conto anche dell'espansione della città a macchia d'olio che ha creato periferie sempre più lontane e congestionate.

Affidare per lo più al trasporto privato le esigenze di migliaia di cittadini significa rendere insostenibile lo sviluppo urbano e rendere impossibile la vita dei cittadini.

Serve dunque un rilancio di nuove politiche per la mobilità a livello regionale e cittadino, favorendo il trasporto pubblico e disincentivando quello privato, promuovendo mezzi di trasporto alternativi, dalla bicicletta all'”auto condivisa” - il car sharing – e chiudendo al traffico aree sempre più ampie dei centri storici.

Nell’ambito della mobilità regionale rientra anche la questione dell’aeroporto di Ciampino, il cui livello di inquinamento acustico è stato certificato dall’ARPA, e oggi abbiamo qui sia il sindaco di Ciampino Perandini sia il commissario dell’ARPA Carrubba. È un caso evidente di sviluppo non sostenibile, in un aeroporto sito in mezzo alle case della zona più popolata di Roma e della provincia, ed è dunque ormai urgente trovare soluzioni adeguate per la delocalizzazione dei voli.

 

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