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Neve, cambiamenti climatici e parole al vento

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Durante l'emergenza neve a Roma, il sindaco Alemanno, tra le molte cose che ha detto in una giornata ubiquitariamente trascorsa tra radio e televisioni, ha sostenuto che l'evento meteorologico eccezionale andava imputato ai cambiamenti climatici. Al contrario, il giornale “Il Tempo” notando l'abbassamento delle temperature, ha affermato  che “il riscaldamento globale è una bufala”.

 

Forse sarebbe opportuno, nell'area del centrodestra, che la cruciale questione del clima venga affrontata in modo meno improvvisato. È del tutto evidente che non basta mettere il naso fuori dalla finestra per trarre conclusioni su un fenomeno planetario. Nel gennaio 2009, bastò qualche linea di freddo per far uscire “Il Giornale”(1) con l'annuncio tranquillizzante sulle sorti del pianeta, corroborato poi, nell'aprile seguente, persino da una incredibile risoluzione parlamentare della vecchia maggioranza berlusconiana che confermò: “i cambiamenti climatici non esistono o, se esistono, fanno bene.” Posizione questa che già all'epoca lasciò attonito l'intero mondo civile. Sostenerla oggi, è davvero poco responsabile. Basta leggere quel che è accaduto agli abitanti delle Filippine - oltre mille morti a dicembre - per capire gli effetti del cambiamento del clima.

 

Purtroppo, i dati in possesso della comunità scientifica mondiale sono tutt'altro che rassicuranti. Il progredire del riscaldamento globale è più veloce delle peggiori previsioni, e pertanto bisogna attendersi effetti sempre più evidenti su scala planetaria. L’Italia non è immune da questo processo, e infatti già paga lo scotto di eventi meteorologici anomali. Lo stesso Ministro dell’ambiente, Corrado Clini, che se ne intende, ha sostenuto nella puntata del 7 febbraio di Ballarò che il clima italiano sta diventando più cruento. Dobbiamo dunque attrezzarci per convivere con un cielo meno benigno di prima, portatore di grandi caldi e siccità, o di fenomeni talvolta violenti.

Se non altro, le abbondanti nevicate, e la grande riserva d'acqua che si è così costiuita, servirà a ricostruire le nostre disponibilità idriche, messe a repentaglio, nei mesi scorsi, da precipitazioni insufficienti, o, al contrario, troppo torrenziali. Molte regioni italiane si stavano attrezzando per fronteggiare la siccità e la carenza d'acqua nella prossima estate, eventi che speriamo ora scongiurati grazie all'immenso mantello bianco che ricopre l'Italia.

Tuttavia, attribuire oggi ai cambiamenti climatici la responsabilità dei fenomeni nevosi in corso può essere, per ora, scientificamente debole, se ci si riferisce solo al caso della neve romana. La neve a Roma è certamente un evento raro, ma non impossibile, tanto che gli adulti della Capitale ricordano almeno un paio di eventi di portata analoga a quella occorsa venerdì (1965 e 1985, più una ulteriore, di minore intensità, nel 1986). Semmai colpisce la persistenza dell’aria polare nel Mediterraneo, non contrastata da altri sistemi meteorologici mitiganti. In effetti, da qualche tempo, il caro anticiclone delle Azzorre, che prima frequentava spesso le nostre parti, portando inverni gentili ed estati non torride, sta disertando il nostro Paese. Così la Penisola rimane preda o di bollenti anticicloni libici o di gelati venti siberiani; lo scontro di queste masse d’aria poco gentili produce gli effetti estremi che ormai conosciamo. D’altra parte, lo scioglimento, ormai veloce, dei ghiacci del Polo e della Groenlandia può alterare la circolazione oceanica. Forse le conseguenze non saranno – lo auspichiamo – come quelle previste da certi film catastrofici, tuttavia è evidente che l’immissione nella circolazione atlantica di masse d’acqua così gigantesche non può non avere cffetti anche a breve termine. Dobbiamo dunque attrezzarci, anche a Roma, per fronteggiare in modo meno caotico la neve, nel caso si ripeta? Certamente sì, al di là del fatto se l’evento eccezionale di questi giorni sia responsabilità dei cambiamenti climatici (e dunque ripetibile ora con più frequenza), o sia solo un ripertersi, statisticamente probabile, di una serie di possibili condizioni meteorologiche. Tuttavia, sono ormai così tanti i segnali che il nostro pianeta ci sta inviando che sarebbe davvero necessario mettere in cantiere la vera “grande opera” nazionale, che è la messa in sicurezza di un territorio fragile, già devastato dall’abusivismo e dalla cementificazione selvaggia. Ma, anche di fronte all’ira evidente di un pianeta non più accondiscendente verso la nostra civiltà inquinatrice, questi avvisi rischiano di restare parole al vento, al freddo vento siberiano.


[1] http://sostenibile.blogosfere.it/2009/01/i-cambiamenti-climatici-non-esistono-ecco-le-prove-de-il-giornale.html

 

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