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Home EcoBlog Passione Civile Nucleare Green economy: l'Italia del futuro che è già nel presente

Green economy: l'Italia del futuro che è già nel presente

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Green Economy, un'idea di futuro. Ma nel futuro, la green economy – sia consentito questo paradosso - non ci sarà più. E non perché non sia un’idea giusta. Anzi, al contrario, proprio grazie alla sua ineluttabile necessità, nel futuro non ci sarà altra economia che non sia green. Si chiamerà semplicemente “economia” e sarà tutta, o quasi, “verde”.

 

Nel prossimo futuro, ci sarà sempre meno spazio per tecnologie e produzioni inquinanti, perché il nostro pianeta non le potrà più sostenere. Chi nasce oggi, vedrà, domani, un mondo diverso da quello attuale, certamente più sano. Il tempo dello spreco è già finito e non è la crisi finanziaria ad averlo evidenziato, bensì quella climatica.

 

Il processo è già in atto e procede velocemente. Se pensiamo a com'era il nostro paese poco prima della crisi, nel 2007, ci rendiamo conto dell'incredibile mutazione avvenuta in pochi anni.

A quel tempo, ad esempio, il contributo delle fonti rinnovabili - non idroelettriche - alla produzione di elettricità era pressoché irrilevante; ancora nel 2008 la maggioranza di centrodestra nel Parlamento italiano approvava una mozione che sosteneva che “i cambiamenti climatici non esistono o, se esistono, fanno bene”. E si preparava a reintrodurre il nucleare in Italia.

Sembrano passati mille anni da allora.

Oggi ben pochi negano la gravità della situazione climatica: una presa di posizione come quella del Parlamento nel 2008 sarebbe universalmente bollata come irresponsabile.

In poco tempo, l'Italia è diventata uno dei maggiori produttori mondiali di energie rinnovabili: nel 2011 la quota di elettricità prodotta con l'energia del sole e del vento, ha superato quella ottenuta con i derivati del petrolio. Una cosa che, al tempo del vertice di Rio del 1992, quando il grosso dell’elettricità veniva prodotta dall’olio combustibile, da molti sarebbe stata ritenuta come una pura fantasia.

La cosa più interessante è che ormai la consapevolezza ecologica sta diventando patrimonio collettivo e popolare. In quasi tutte le case degli italiani ci sono elettrodomestici e lampade a basso consumo, schermi a LED e prodotti di colture biologiche; abbiamo abbandonato – in ritardo – le inquinanti buste di plastica, e abbiamo scoperto che si può fare una nuova plastica dal tessuto vegetale. Siamo più attenti al valore dell’acqua, e la consumiamo in modo più accorto. Abbiamo aumentato quasi ovunque la quota di rifiuti differenziati, incrementando il riciclo e il riuso.

Tutti i sondaggi indicano la questione ambientale tra le priorità espresse dai cittadini, e anche la pubblicità si adegua, ponendo il risparmio energetico, il basso inquinamento, tra le idee guida di molti spot.

Già oggi, e anche questa è “green technology” riusciamo a fare diagnosi e terapie mediche con sistemi meno invasivi, meno inquinanti, che producono meno scorie radioattive. Nel prossimo futuro, anziché bombardare i tumori con le radiazioni ionizzanti, lo faremo, senza produrre scorie, con i fasci di positroni, che è nientemeno che l’antimateria, una roba che sino a pochi anni fa si pensava esistesse solo nei libri di fisica. Su queste tematiche stanno lavorando tanti scienziati italiani, al Gran Sasso e al Cern di Ginevra, a testimoniare quanto l'eccellenza italiana possa contribuire al progresso dell'umanità.

Tutto questo sta avvenendo oggi, non è un'idea di futuro, è un'evoluzione concreta che cresce anche nel pieno della crisi, tenendo in piedi l'economia.

Il futuro è già qui, nel presente, ma la politica italiana non sembra essersene accorta.

Se n’è accorta la gente, invece, oggi più consapevole e responsabile sulle tematiche ambientali, preoccupata del riscaldamento globale. L’intera opinione pubblica ora sa che bisogna intervenire, e subito, per garantire un futuro ai nostri figli e alle future generazioni.

Possiamo allora parlare di “Green Society”, che presto rappresenterà l’intera società, proiettata verso stili di vita più compatibili con le risorse, sempre più limitate, del pianeta.

Domani, un domani non lontano, tutto sarà ancora più green: le auto a benzina e a gasolio scompariranno dalla circolazione, perché il petrolio avrà esaurito il suo ciclo; ci saranno auto elettriche, ibride a gas e a idrogeno, ma, speriamo, ci saranno anche più servizi pubblici.

L'energia dal sole ci verrà fornita da milioni di piccoli impianti, e da centrali termodinamiche, installate anche nel deserto, connesse in una grande rete intelligente intercontinentale.

Gli immobili dovranno diventare a impatto zero, dotati di pareti che tratterranno il calore e, forse, produrranno energia, grazie alle nanotecnologie. Cementificatori e palazzinari non saranno più gli acerrimi nemici degli ecologisti, ma i principali interpreti della più grande rivoluzione che entro qualche decennio cambierà il volto delle nostre città: la ricostruzione ecologica del nostro Paese.

Ricostruiremo sia in termini energetici, sia di adeguamento sismico. E poi servirà la sistemazione idro-geologica del territorio a rischio, per rispondere all’impatto dei cambiamenti climatici.

Questo dovrà essere il più importante sforzo nazionale dei prossimi anni. Il futuro sarà di grandi ristrutturazioni, ma anche di abbattimenti e di ricostruzioni con nuove tecnologie.

Un investimento enorme, ma salutare per prevenire i disastri e i costi, anche umani, ad essi collegati. Sarà anche una grande occasione per rilanciare l’economia, questa sì una grande opera davvero necessaria per l’Italia.

Tutto ciò richiede volontà politica e lungimiranza, qualità non sempre evidente nella classe dirigente italiana. Priorità all’economia verde e sostenibilità sono termini ancora assenti dal linguaggio sia del governo sia dei partiti, di maggioranza e di opposizione.

Eppure, la presidente danese dell’UE, appena insediata, ha indicato, tra le quattro priorità per l’Europa, l’”Europa Verde”, che punta alla green economy e al risparmio energetico per ripartire. E allora, anche da noi, insieme alle solite priorità, lavoro, sviluppo, sicurezza, se ne aggiunga una quarta, per un’Italia Verde, che davvero proietterebbe il nostro paese nella giusta rotta per il futuro.

1Scrittore, ingegnere, ecologista democratico

 

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