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Il viaggio dell'Eroe

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Si è più volte affermato che ogni racconto implica un percorso narrativo, seguito dal protagonista che deve affrontare varie prove, interiori o esteriori, scaturite dal conflitto iniziale che muove tutta la storia. Questa visione del racconto come viaggio – viaggio reale, come quello di Dean Moriarty (Neal Cassady) del romanzo "On the Road" di Jack Kerouac, o percorso dell’anima – conduce il lettore/spettatore a lasciarsi trasportare lungo l’itinerario del protagonista, sapendo che non sarà una crociera ma un susseguirsi di ostacoli. Il viaggio può essere inteso come luogo dello spirito, simbolo del cambiamento, del mutamento di stato, perché, quando inizia, il protagonista sa che, se arriverà a destinazione, sarà comunque un altro uomo.

Ogni storia che raccontiamo è un viaggio, è il viaggio del protagonista per raggiungere il suo obiettivo, la sua meta, riprendere il “bene prezioso” che gli è stato sottratto.

Un viaggio implica un punto di partenza e uno di arrivo, l’obiettivo da raggiungere. Immaginiamo di porre il protagonista al cospetto del suo percorso: difficilmente riuscirà a vedere la meta. Il suo cammino non è affatto facile, è costellato di pericoli, salite faticose e pericolosi strapiombi, soggetto ad agguati che lo condurranno a un passo dal baratro. Proprio quando sembra che tutto sia perduto, ecco che l’Eroe, sia pur stremato, riesce a superare l’ultimo valico e a vedere la meta all’orizzonte. Deve lottare ancora, forse è inseguito dai suoi nemici, ma la vista del suo obiettivo lo rafforza e gli fornisce la spinta per superare tutti gli ostacoli.

Nella commedia, riuscirà a giungere alla fine del percorso e a conquistare ciò che aveva causato il suo mettersi in gioco. Nella tragedia, invece, non ce la farà: le sue stesse debolezze, la sua incapacità ad affrontare le situazioni, oppure l’ineluttabilità del Fato lo spingeranno sempre di più in un baratro dal quale non potrà più uscire.

Ecco: questo è un racconto. Non il racconto di un viaggio, ma un racconto qualsiasi.

Ogni storia può essere raccontata come un viaggio

E’ un “viaggio-metafora" di un complesso percorso interiore, dove salite e discese e valichi e burroni non sono altro che stati d’animo e tormenti profondi.

Siamo noi scrittori a dare una meta al nostro Eroe, e poi a costellare il suo cammino di ogni sorta di pericolo e di ostacolo. Noi lo poniamo al cospetto del suo obiettivo, lo motiviamo, forniamo uno scopo, una ragione al suo viaggio, ma nello stesso tempo glielo rendiamo difficile, lanciandogli contro un feroce antagonista o le sue stesse debolezze. Tanto più dura sarà la strada, tanto più chi legge o guarda il film resterà intrigato nel seguire il protagonista sino alla fine. (Pierluigi Adami)

 


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